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09.11.21 - 17:57
Aggiornamento: 19:05

‘Appalti pubblici, dagli impresari presa di posizione avventata’

Il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi Felice Dafond replica alla Ssic. Bagnovini: ‘Ma non aumentano nemmeno i mandati diretti’

di Generoso Chiaradonna e Andrea Manna
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Ti-Press
Felice Dafond

Pochi i concorsi pubblici nell’ambito dell’edilizia pubblica. Lo sostiene la Società impresari costruttori, che addebita la diminuzione del numero dei bandi pubblicati sul ‘Foglio ufficiale’ principalmente ai Comuni. «Mi sembra una presa di posizione un po’ avventata», afferma il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act) Felice Dafond. «Non basta basarsi sul ‘Foglio ufficiale’ per giungere a delle conclusioni: per sapere come stanno effettivamente le cose – aggiunge il sindaco di Minusio, interpellato dalla ‘Regione’ – la Società impresari costruttori avrebbe dovuto, ritengo, fare un sondaggio presso gli enti locali e raccogliere così ulteriori dati. A ogni modo come Act non abbiamo ricevuto dai Comuni associati informazioni o segnali di una possibile contrazione degli investimenti pubblici nel settore della costruzione». Senza comunque dimenticare, osserva Dafond, che «ogni Comune è una realtà a sé, con anche proprie dinamiche politiche che possono accelerare o rallentare la realizzazione di un’opera. E questo a prescindere dai tempi, in ogni caso non brevi, che l’allestimento, da parte dei Municipi, dei messaggi per lo stanziamento dei crediti di progettazione, nonché di quelli di esecuzione, e la loro approvazione, da parte degli organi legislativi, richiedono». Continua il presidente dell’Associazione dei Comuni: «Siamo in un sistema garantista e un ente pubblico deve operare rispettando tutta una serie di leggi e di vincoli, imposti da Cantone e Confederazione, che oggettivamente dilatano i tempi di realizzazione di un investimento. E a questa dilatazione contribuiscono anche gli eventuali ricorsi». La pandemia potrebbe aver frenato le opere pubbliche? «Il quesito è inevitabile, ma gli aiuti federali e cantonali alle imprese non sono certo mancati. E nella maggior parte dei Comuni – sostiene Dafond – questi aiuti pubblici dovrebbero aver limitato in maniera significativa la contrazione del gettito».

Un sostegno anticiclico anche dagli enti locali

«Speriamo che questo calo registrato sul Foglio ufficiale (Fu) sia temporaneo e non qualcosa di più strutturale, ma la situazione soprattutto per le piccole e medie imprese rischia di diventare seria nei prossimi mesi se nelle prossime settimane questa tendenza non si invertirà». Così invece Nicola Bagnovini, direttore della sezione ticinese della Società svizzera degli impresari costruttori che sottolinea come i bandi di concorso pubblicati sul Fu si situano sotto una determinata soglia (8,7 milioni) e sono molto interessanti proprio per le piccole imprese che non hanno la forza e la struttura per partecipare a concorsi più grandi che seguono altre vie. «E sono proprio i Comuni i committenti principali di questi appalti il cui impatto è più importante se suddivisi su più concorsi. Per dire, sono meglio 20 concorsi da un milione l’uno che uno solo da 20 che magari va a un’unica impresa», precisa Bagnovini.

È vero che sfuggono gli incarichi diretti e le procedure a invito o libere come vengono chiamate. «Ma anche in questo caso non abbiamo segnali dai nostri associati di un aumento dei mandati diretti. Siamo quasi alla fine dell’anno e ciò preoccupa perché in questo periodo si pianificano i prossimi mesi, quelli più difficili perché si va verso l’inverno quando la congiuntura dell’edilizia cala naturalmente», aggiunge il direttore della Ssic-Ticino.

Sullo sfondo c’è un altro problema ‘post Covid’ che è la carenza e il contestuale aumento dei prezzi delle materie prime, situazione vissuta anche dall’edilizia. «È una possibile chiave di lettura. Con l’aumento dei prezzi delle materie prime si cerca di capire quanto inciderà sui costi totali e allora alcuni committenti sono più prudenti. Per quanto riguarda l’acciaio, per esempio, il suo costo è aumentato del 60% rispetto al periodo pre Covid, ma anche altri materiali isolanti come il polistirolo e il Pvc senza dimenticare i costi energetici (benzina e diesel, ndr). Inoltre non sono più garantit i tempi di consegna», aggiunge Bagnovini. «Guardando alle realtà locali, sta certamente incidendo il fatto che molti Comuni presentano conti in rosso e non vorremmo che fosse questo a frenare gli investimenti che secondo noi non dovrebbero essere procrastinati perché si rischia di pagare di più tra qualche anno».

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