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20.10.21 - 20:40

Asili nido e servizi extrascolastici, sì al potenziamento

Il Gran Consiglio aderisce al contropogetto. Linda Cortesi: ‘Accolte le nostre principali richieste, si va verso il ritiro dell’iniziativa’

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In una nota degli scorsi giorni il Comitato d’iniziativa, appreso dell’esito del lavoro della commissione parlamentare ‘Formazione e cultura’, aveva definito il controprogetto “un compromesso soddisfacente”. E che se fosse stato adottato “senza modifiche” dal Gran Consiglio, avrebbe ritirato l’iniziativa popolare. Ebbene oggi il parlamento ha pronunciato un verdetto netto, senza appello: con 67 sì, un contrario (il democentrista Paolo Pamini) e due astensioni, ha dato luce verde al compromesso all’iniziativa popolare lanciata nel marzo 2013 - ampiamente riuscita avendo raccolto 9’242 firme, oltre 2’200 di quelle necessarie - denominata ‘Asili nido di qualità per le famiglie’. «Ce l’abbiamo fatta!», esclama la correlatrice del rapporto commissionale Maristella Polli (Plr). Un entusiasmo ampiamente motivato, dice, «perché finalmente siamo arrivati in parlamento con questo importante dossier che aiuterà molto la conciliabilità tra lavoro e famiglia, che spesso porta a fare autentici salti mortali genitori, i quali sempre più spesso fanno capo ad asili nido, servizi extrascolastici o famiglie diurne». Il controprogetto commissionale, spiega Polli, «porterà a sensibili miglioramenti come il rilevamento di copertura e bisogni delle famiglie, il miglioramento dei controlli a tutela del bambino, così come dei criteri di qualità delle strutture sussidiate, miglior riconoscimento del personale, preferenza indigena e rispetto del Contratto collettivo di lavoro». Ed è proprio su questo tema che la deputata liberale radicale annota come «con l’obbligo per le strutture ad osservarlo a partire dal 1° gennaio 2023 che sarà uno dei criteri principali per poter beneficiare dei sussidi, giustamente i salari saranno equilibrati e permetteranno ai nostri giovani di interessarsi a questa professione». Il maggior impatto finanziario per il Cantone si misura in 35mila franchi a struttura circa, che essendo un centinaio porta il totale a 3,5 milioni annui. Che, fino al 2025, l’operazione sarà a costo zero «in quanto coperta dagli attuali finanziamenti». Il sì a questo controprogetto per l’altro relatore Raoul Ghisletta (Ps) è «un passo importante che consolida i nidi e i servizi extrascolastici, rendendo attrattiva la professione e indubbiamente favorisce la conciliabilità lavoro famiglia: in Ticino per quanto riguarda le madri in coppia con figli con meno di 3 anni abbiamo la peggior percentuale di occupazione, oltre il 10% meno della media nazionale».

Speziali: fiscalità alleggerita, socialità rafforzata

Sul fatto che la riforma fisco-sociale abbia contribuito a sbloccare l’annoso dossier, Alessandro Speziali non ha dubbi. «Fiscalità alleggerita, socialità rafforzata» è lo slogan coniato dal deputato e presidente del Plr. Secondo il quale, quanto varato dal Gran Consiglio favorisce «l’occupazione di entrambi i genitori, e in particolare il lavoro della donna, migliorandone anche il potere d’acquisto». Per Lelia Guscio «si giunge finalmente dopo otto anni al voto parlamentare» sull’importante dossier. Otto anni dal lancio dell’iniziativa popolare appoggiata dal sindacato Vpod. «È cambiato l’intero concetto di famiglia: a quella tradizionale - ricorda la parlamentare leghista - si è affiancata quella monoparentale e quella estesa»: il controprogetto risponde alle esigenze di queste realtà. Guscio confida anche in «un maggior coinvolgimento delle aziende» per agevolare la conciliabilità lavoro-famiglia, realizzando al loro interno nidi per l’infanzia.

Il popolare democratico e sindacalista Ocst Giorgio Fonio porta l’adesione «convinta» del proprio gruppo al rapporto Polli/Ghisletta: «Si regolamenta un settore importante come quello degli asili nido e dei servizi extrascolastici, un settore che da tempo chiede un riconoscimento e un sostegno». Grazie alla riforma fiscale e sociale, continua Fonio, «si è riusciti a trovare i fondi per concretizzare il controprogetto, che dà una risposta necessaria e adeguata ai bisogni delle famiglie e che valorizza il personale attivo nelle varie strutture». Secondo Daniela Pugno Ghirlanda (Ps), le misure previste contribuiranno anche a «contrastare la denatalità». Con il sì al controprogetto «si sostiene la famiglia e la società nel suo insieme». Perché «la mancanza di servizi di accudimento accessibili incide su diversi ambiti della società, fra cui quello economico». Accettando il testo commissionale «diamo un primo fondamentale sostegno alle famiglie», sottolinea la parlamentare socialista, che spera nel «ruolo trainante» dei Comuni nella creazione di strutture d’accoglienza. Osserva Alessio Ghisla (Ppd) a proposito della denatalità: «Non basterà a invertire la rotta, ma questo controprogetto rappresenta un buon punto di partenza». Di sicuro, rilancia Cristina Gardenghi dei Verdi, «è un passo avanti verso la conciliabilità famiglia-lavoro e la valorizzazione di coloro che operano professionalmente nelle strutture d’accoglienza». Un controprogetto che avrà «un impatto positivo» anche sulle famiglie, assicura Maura Mossi Nembrini di Più Donne.

Pellegrini: si vada finalmente incontro a chi non affida i figli a terzi

Voce fuori del coro quella del democentrista Edo Pellegrini: «Auspico che si vada finalmente incontro anche alle famiglie che decidono di rinunciare a un doppio reddito e si occupano quindi direttamente dell’educazione dei figli, senza affidarli a terzi. Sul tema è pendente da tempo un nostro atto parlamentare».

De Rosa: la pandemia ha messo ancora più in luce la loro importanza

«In Ticino si constata un cambiamento culturale, sociale e politico che si traduce in un maggior interesse sulle istanze politiche che tendono a una maggior conciliabilità lavoro-famiglia: questa evoluzione ha trovato nella recente riforma fiscale e sociale un volano determinante», sottolinea il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, per il quale «la pandemia ha messo in luce ancor di più il ruolo fondamentale di nidi e strutture d’accoglienza, come anche il bisogno di avere sul territorio persone impegnate, dimostrando di essere un servizio di prima e assoluta necessità». Quindi, ben venga il potenziamento di nidi e micronidi «che vengono visti come luoghi di apprendimento precoce complementari a famiglia e genitori, che se ben gestito e sviluppato ha riflessi positivi sullo sviluppo dei bambini».

Cortesi: i Comuni aiutino chi non ce la fa

Dopo il netto sì del Gran Consiglio al testo messo a punto dalla commissione, si attende ora il ritiro formale dell‘iniziativa, ritiro che eviterebbe il ricorso alle urne. «Sentirò comunque per correttezza i membri del Comitato d’iniziativa, ma è chiaro che si va verso il ritiro», afferma, interpellata dalla ’Regione’, Linda Cortesi, ex sindacalista della Vpod e prima firmataria dell’iniziativa popolare legislativa lanciata nel 2013. «Il grosso dei punti principali dell’iniziativa è stato recepito dal controprogetto e dopo questo lungo tempo non intendiamo certo frenare un passo che va nella giusta direzione. Ed è anche doveroso far entrare in vigore il contratto collettivo di lavoro che il personale degli asili nido attende da almeno otto anni». Aggiunge Cortesi: «Mi auguro che i Comuni accolgano l’auspicio espresso nel rapporto commissionale di usufruire dei contratti tipo del Cantone per aiutare le strutture che hanno difficoltà nel pagamento degli affitti e/o le famiglie che hanno difficoltà nel pagamento delle rette».

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