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Sabrina Aldi (Lega)
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14.10.21 - 18:12
Aggiornamento: 26.03.22 - 15:43

‘Aumentare le imposte non è un’opzione’

Sul pareggio di bilancio entro fine 2025 proposto dall’Udc, Aldi (Lega): ‘Urgente agire. Ogni misura dovrà comunque essere approvata dal parlamento’

«Un obiettivo che definisce l’importanza di agire in fretta». Si esprime così la leghista Sabrina Aldi, vice capogruppo in Gran Consiglio, sull’iniziativa Udc di Sergio Morisoli che intende pareggiare il bilancio del Cantone entro fine 2025. Il gruppo ha deciso di sostenere la proposta (il tema sarà in parlamento settimana prossima), questo nonostante lo scetticismo del consigliere di Stato Claudio Zali emerso martedì in Commissione della gestione. Per il leghista agire sulla spesa coinvolgerebbe necessariamente la sanità, la socialità e il personale. Un intervento sarebbe possibile solo tramite la non sostituzione dei partenti. Ma ha ricordato comunque che il Cantone stipendia 10mila persone, un importante contributo al Pil. Aldi rammenta tuttavia che, se l’iniziativa venisse avallata, il parlamento dovrà comunque approvare ogni misura.

Sabrina Aldi, come si pone il gruppo Lega di fronte all’iniziativa dell’Udc?

Siamo consapevoli che c’è un problema a livello di finanze cantonali. Il preventivo non lascia ben sperare. Le soluzioni sono due: o si aumentano le entrate o si riducono le spese. Siamo dell’idea che non è possibile colpire il cittadino in un momento del genere, quindi qualsiasi tipo di aumento delle imposte per noi non è accettabile. La conseguenza logica di questo ragionamento è la diminuzione delle uscite. Sui tipi di interventi da effettuare è necessario discuterne e prendere decisioni puntuali. Ricordo che non si tratta di cambiali in bianco e le misure non dovranno necessariamente tagliare sul sociale.

Non è rischioso accettare un limite temporale? Magari avvicinandosi a quella data ci si rende conto che è necessario un periodo più lungo.

Se verrà accettata l’iniziativa Udc, il Gran Consiglio dovrà comunque accettare le singole misure per rispettare l’obiettivo di fine 2025. Il parlamento è libero di porre una proroga o approvare un altro decreto diverso. Questo termine permette di dire ‘la situazione è urgente, bisogna rientrare in fretta’. Denota infatti l’urgenza nella quale ci si trova alla luce della presentazione dei preventivi.

Arriviamo però da un anno e mezzo particolare.

Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo se quelli a venire saranno migliori o peggiori. Quindi bisogna correre ai ripari. Non è mai bello dover ridurre la spesa e nessuno crede che i dipendenti statali non lavorino. È una questione di sforzi e sacrifici che devono essere chiesti un po’ a tutti. In questo momento, secondo noi, non possono essere pretesi da tutti i cittadini con aggravi fiscali. Quindi magari si rinuncia a qualche risorsa, senza lasciare a casa nessuno evidentemente. È vero che ci può essere un maggior impatto su chi rimane, però è ancora il minore dei mali.

Zali ha espresso scetticismo riguardo a un contenimento che toccherebbe necessariamente la sanità e la socialità.

All’interno del gruppo non abbiamo discusso delle esternazioni del consigliere di Stato. C’è una ripartizione di ruoli e ognuno deve fare il suo. Zali ha preso la sua posizione personale e non sta a noi metterla in discussione. Abbiamo parlato delle posizioni che sono presenti ora nel panorama politico: sembra che ci sia una divisione tra chi vuole risparmiare e chi preferisce aumentare la pressione fiscale. Storicamente la Lega è contraria all’aumento delle imposte e lo siamo anche in questo caso. Anzi, in generale favoriamo gli sgravi.

Secondo lei vi sono incompatibilità fra la proposta dell’Udc e la legge sul freno ai disavanzi?

Non vedo problemi. Anche lo stesso freno, come l’iniziativa che voteremo, non permette automatismi. L’ultima parola, sulle singole misure, spetta sempre al Gran Consiglio. Ricordo che il freno ai disavanzi c’è e rimane. Ora andiamo a votare un decreto che è più stringente per un determinato tempo. Al termine di questo periodo torna a essere applicato l’altro.

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