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05.10.21 - 21:29
Aggiornamento : 06.10.21 - 13:21

Un’iniziativa Udc che spacca... il parlamento

Pareggio di bilancio entro fine 2025 contenendo unicamente la spesa, la proposta di Morisoli e Pamini non fa l’unanimità neppure al centro

L’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 31 dicembre 2025 spacca a metà la commissione parlamentare della Gestione. Continua infatti a dividere il mondo politico - e in particolare i partiti di centro - la proposta dei deputati Udc Sergio Morisoli e Paolo Pamini di inserire nella Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato l’obbligatorietà di avere i conti in ordine entro la fine del 2025 “con delle misure esclusivamente di contenimento della spesa segnatamente, e senza riversamento di oneri sui Comuni, del personale, dei beni e servizi, di trasferimento. Tradotto, anche attraverso risparmi sui sussidi. Motivo per il quale la sinistra è sulle barricate.

Era il pomeriggio del 21 settembre quando il Gran Consiglio, discutendo il Consuntivo 2020 e affrontando gli emendamenti democentristi poi sfociati per questioni procedurali (e di opportunità) in questa iniziativa parlamentare, ha assicurato la parola sull’arrivo dell’iniziativa stessa in aula nella seduta che si inaugurerà lunedì 18. Detto, fatto. Ma se verranno confermati gli orientamenti emersi oggi in Gestione la discussione sia all’interno di Plr e Ppd, sia nel dibattito parlamentare, sarà accesa.

Perché certo, per quanto riguarda lavorare la spesa e quindi senza aumentare il prelievo fiscale, Paolo Pamini alla ‘Regione’ spiega che «non significa necessariamente tagli, basterebbe per esempio far crescere più lentamente la spesa in modo che la crescita organica delle entrate colmi il gap». E il fatto di evitare, a cascata, conseguenze come riversamenti di oneri finanziari netti sui comuni il deputato Udc sottolinea che «non significa che tra Cantone e Comuni non si possono riorganizzare i compiti, ma solo che il Cantone non può semplicemente scaricare costi sui Comuni. Gli accordi già presi, ad esempio il progetto di riforma Ticino 2020, non sono toccati». Un’altra assicurazione arriva, indirettamente ma fino a un certo punto, dal Consiglio di Stato. Nel senso che, si legge nel rapporto commissionale di Pamini, è lo stesso Esecutivo a ricordare di aver già previsto di condividere un programma che permette un riequilibrio delle finanze entro il periodo 2024-2025. Rassicurazioni, quelle del deputato Udc e del Consiglio di Stato, che però fanno tutto fuorché l’unanimità della Gestione. Perché il rapporto di Pamini se sarà di maggioranza, lo sarà per il rotto della cuffia.

Il Ps: ‘Non si confrontano con le sfide’

Il primo a non essere convinto della proposta democentrista è il capogruppo del Ps Ivo Durisch, relatore, per il momento, di minoranza. Secondo il quale, “la favola raccontata dall’iniziativa distorce la realtà dimenticando alcuni pezzi di storia“, poiché Consiglio di Stato e Amministrazione cantonale, quanto a uso “appropriato” delle risorse, “non sono rimasti con le mani in mano”, essendo “numerosi i progetti, di vasta dimensione, promossi e implementati per mirare l’utilizzo delle risorse ai bisogni". Per i socialisti il problema sarebbe un altro: "Il problema non è stato tanto l’assenza di misure di risanamento, ma la vanificazione del loro effetto a seguito di sgravi fiscali”. Di più: "A peggiorare la situazione delle finanze cantonali rispetto ai preventivi del Consiglio di Stato sono stati ancora una volta gli stessi firmatari dell’iniziativa. Basti pensare al congelamento della tassa di collegamento, al dimezzamento del contributo di solidarietà dei Comuni, alla riduzione dal 98% al 97% del coefficiente cantonale e all’aumento della quota parte per i Comuni di imposta federale diretta derivante dalla Riforma fiscale federale delle imprese”. Il tutto "per un aggravio sulle finanze cantonali di 49.5 milioni di franchi”. Rincara il rapporto di minoranza: "I firmatari dell’iniziativa non vogliono nemmeno provare a confrontarsi con le sfide che ci attendono. Bloccano tutto per cinque anni rifiutandosi di guardare ai cambiamenti epocali in corso: invecchiamento della popolazione, decrescita demografica, mutamenti climatici, aumento delle disuguaglianze, digitalizzazione, bisogni accresciuti di formazione oltre alle possibili incognite legate ancora alle pandemia. Perché bloccare le spese vuol dire tagliare ma anche e soprattutto non affrontare più nessun nuovo compito. Cosa che si traduce nel far pagare il conto esclusivamente alle generazioni future in nome del pareggio di bilancio. I cittadini hanno bisogno di risposte ora e, soprattutto dopo la pandemia, di prospettive di sviluppo”.

Il 21 settembre in Gran Consiglio il Plr ha sottoscritto l’iniziativa parlamentare con due pesi massimi: il presidente Alessandro Speziali e la capogruppo Alessandra Gianella. Dalle discussioni odierne in Gestione, però, emerge che la stessa Gianella e Bixio Caprara hanno firmato con riserva il rapporto di Pamini. A mancare presso i liberali radicali sono le firme di Matteo Quadranti e di Natalia Ferrara. La quale ha invece sottoscritto il rapporto di minoranza. Discorso aperto anche nel Ppd che, per ora, non ha firmato alcun rapporto. Deciderà il gruppo parlamentare. Ma quel famoso pomeriggio dove tutto iniziò, in calce al testo Udc campeggiavano le firme dei popolari democratici Sabrina Gendotti, Fabio Battaglioni e Paolo Caroni.

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