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24.06.21 - 05:30
Aggiornamento: 11:47

Birra e vino, si ritorna ufficialmente agli acquisti serali

Né referendum, né ricorso: da qualche giorno il divieto è caduto a tutti gli effetti. Censi (Lega): ‘Vittoria parziale, ma la direzione è giusta’

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Non è stato lanciato il referendum e non sono stati inoltrati ricorsi. Da qualche giorno si può tornare ad acquistare birra e vino la sera. Le modifiche legislative, decise dal Gran Consiglio lo scorso aprile, che hanno rimosso dalla Legge cantonale sull’apertura dei negozi le limitazioni orarie della vendita dei fermentati sono infatti cresciute in giudicato e pubblicate quindi sul ‘Bollettino ufficiale delle leggi’ del 18 giugno. Sono state invece mantenute le restrizioni per lo smercio serale dei distillati, come stabilito sempre dal Gran Consiglio.

Facciamo un passo indietro. Tutto parte da un’iniziativa parlamentare depositata nel gennaio dello scorso anno con cui il leghista Andrea Censi e il liberale radicale Fabio Käppeli chiedono di abrogare il divieto di vendita serale di fermentati e superalcolici (dopo le 19 il lunedì, il martedì, il mercoledì e il venerdì; le 21 il giovedì; le 18.30 il sabato e dopo le 18 la domenica) nei negozi, compresi quelli annessi ai distributori di benzina. Divieto che la maggioranza del Gran Consiglio sopprime in parte: lo cancella per i fermentati, mentre lo lascia per i distillati. Passa così il compromesso proposto da Alessandro Speziali (Plr), relatore di maggioranza sulla richiesta di Censi e Käppeli. «Anche se per noi iniziativisti è stata una vittoria parziale, quello compiuto dal Gran Consiglio è stato ed è un passo nella giusta direzione – evidenzia Andrea Censi –. È stato abolito un divieto, almeno per i fermentati, che dal nostro punto di vista non si giustificava. Limitava la libertà dei consumatori e penalizzava i commerci assoggettati alla legge cantonale rispetto a quelli sottoposti alla legge federale, come chioschi e negozi nelle stazioni Ffs o sulle autostrade, potendo questi ultimi vendere alcol senza restrizioni orarie serali». La domanda è inevitabile: tornerete alla carica sollecitando l’abolizione anche del divieto di smercio serale dei superalcolici? «Per il momento accogliamo favorevolmente la modifica che ha liberalizzato la vendita in Ticino dei fermentati, riservandoci però la facoltà di proporre con atti parlamentari la cancellazione anche del divieto concernente i distillati, convinti che la prevenzione contro l’abuso del consumo di alcol non passa dal proibizionismo, bensì dalle campagne di sensibilizzazione in corso ed eventualmente da potenziare», risponde Censi.

«Se qualcuno dovesse chiedere, visto come è andata con i fermentati, l’abolizione anche del divieto di vendita serale dei superalcolici, noi ribadiremo la nostra contrarietà», afferma perentorio il popolare democratico Fiorenzo Dadò, che con il correlatore di minoranza, il socialista Fabrizio Sirica, si era battuto per il mantenimento delle limitazioni orarie nella vendita sia di birra e vino sia dei distillati. «La nostra posizione non è cambiata di una virgola – riprende Dadò –. Continuiamo a ritenere che l’abrogazione del divieto di smercio serale dei fermentati sia stato un pessimo segnale alla luce dei problemi legati all’alcolismo, purtroppo presente in una parte dei giovani. Il Gran Consiglio ha perlomeno evitato, saggiamente, di spingersi oltre, cancellando pure il divieto riguardante i superalcolici. La rimozione anche di questo divieto sarebbe uno schiaffo a coloro che operano nel campo della prevenzione e che si erano già schierati con chi voleva il mantenimento delle restrizioni della vendita serale anche dei fermentati». Restrizioni che per vino e birra sono appunto cadute, il referendum però non è stato lanciato... «Raccogliere minimo settemila firme in un periodo in cui girava ancora poca gente a causa dell’emergenza Covid e a ridosso dell’estate sarebbe stato molto complicato», sostiene Dadò. In ogni caso, «bisognerà mantenere alta la guardia, predisponendo le misure necessarie, per prevenire l’alcolismo».

‘Ecco perché quel compromesso’

Sull’apertura alla vendita serale anche dei distillati frena Alessandro Speziali. «La soluzione che abbiamo trovato – rileva l’ex relatore di maggioranza – non era un semplice compromesso al ribasso, ma qualcosa che teneva in considerazione sia l’allentamento di un divieto che così impostato era eccessivamente draconiano, sia il fatto che effettivamente, parlando con diverse persone che si occupano del tema riguardo ai giovani, qualche problema era emerso». Nel senso che, continua Speziali, «i danni provocati dai superalcolici, soprattutto col binge-drinking (il bere tanto e velocemente, ndr), sono evidenti». Ad ogni modo, il deputato del Plr sottolinea che oltre alla questione della prevenzione, ce n’è anche una strettamente commerciale e di opportunità: «Quando mi capitava di entrare in contatto con la clientela e con chi gestisce questi commerci, mi è sempre stata confermata una grandissima richiesta, anche turistica, di generi alcolici ma soprattutto vino e birra. I superalcolici quasi mai». A questo punto ci si fermerà qui? «Il nostro intento era fare qualcosa di ragionevole in modo da aprire un mercato che aveva richiesta, e per onestà intellettuale è bene dire che questa proposta non era un volano per raggiungere altro tra sei mesi, era finalizzata al nostro obiettivo: non sarebbe corretto andare oltre, sembrerebbe una presa in giro», osserva Speziali. Che, infine, sottolinea come «la battaglia per avere maggiore liberalizzazione dei commerci non deve spostarsi sulla vodka o sul gin, ma ad esempio sull’iniziativa che ho presentato assieme alle colleghe Maderni e Gianella per ottenere il numero massimo di aperture domenicali, un’iniziativa che sta raccogliendo molte simpatie sia nei centri urbani, sia nelle valli e nelle zone che stanno riscoprendo il proprio potenziale turistico».

Intanto è sempre pendente al Tribunale federale il ricorso presentato agli inizi del 2020 dal commerciante ticinese, che sollecita la liberalizzazione della vendita serale anche dei superalcolici. «Non l’ho ritirato perché considero la mia libertà individuale ancora lesa da un divieto residuo – spiega –. Non deve essere lo Stato a dirmi cosa e quando consumare».

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