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08.06.21 - 18:51

Tra rendite dei futuri ‘ministri’ e sovranità alimentare

Sono due gli oggetti sui quali si esprimeranno i ticinesi. Le posizioni di favorevoli e contrari.

di Generoso Chiaradonna
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Archivio Ti-Press

Domenica prossima 13 giugno i cittadini ticinesi saranno chiamati a esprimersi anche su due oggetti cantonali: la legge sulla retribuzione e sulla previdenza professionale dei membri del Consiglio di Stato e la modifica dell’articolo 14 (sovranità alimentare) della Costituzione cantonale. Contro il primo oggetto è stato promosso un referendum da parte del Movimento per il socialismo (7’989 firme valide), mentre per quanto riguarda il secondo tema, trattandosi di una modifica costituzionale già avallata dalla maggioranza del Gran Consiglio, il referendum è obbligatorio.

Rendite dei consiglieri di Stato

La prima normativa previdenziale per i componenti dell’esecutivo cantonale risale al 1922, quando fu istituita la prima istituzione di previdenza cantonale a favore di magistrati e funzionari. Dal 1955 sono sottoposti a un sistema previdenziale speciale che è stato confermato con la legge del 19 dicembre 1963 tuttora in vigore con alcuni adeguamenti. 

Perché cambiare?

La legge sulla retribuzione e sulla previdenza professionale dei membri del Consiglio di Stato adottata dal Gran Consiglio nel 2020 e ora al voto persegue l’obiettivo di riformare il sistema previdenziale sostituendo il regime del 1963. Di fatto accoglie quanto chiedeva un’iniziativa popolare del 2019, cioè di assoggettare i consiglieri di Stato all’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (Ipct) eliminando il regime speciale del 1963, contemplando indennità di uscita a fine mandato, rivedendo la retribuzione in modo da mantenere un equilibrio tra la situazione attuale e quella futura.

Le contestazioni dei contrari

Secondo i promotori del referendum nemmeno in futuro gli attuali consiglieri di Stato saranno affiliati all’Ipct. La riforma infatti non tocca i ‘diritti acquisiti’ né degli ex, né degli attuali membri del governo, ma solo dei futuri eletti. Le norme vigenti, quelle del 1963 per intenderci, andranno avanti ancora per decenni.

Rimborsi spese, prestazioni di uscita e reddito ponte

La legge in votazione conferma le norme vigenti sui rimborsi spese (15 mila franchi l’anno), fatto che non trova d’accordo l’Mps e anche le prestazioni di uscita “ritenute eccessive e sproporzionate”. In più si aggiunge il reddito ponte a dipendenza dell’età al momento della cessazione dalla carica. Chi lascia la carica prima del compimento di 55 anni di età riceverà un’indennità di uscita, mentre chi ha più di 55 anni un reddito ponte fino al raggiungimento dell’età Avs. Per i favorevoli questo sistema porterà nel complesso a una riduzione dei costi carico dello Stato in quanto le prestazioni previdenziali verranno erogate dall’Ipct secondo il primato dei contributi. Per i contrari sono prestazioni troppo generose. Chi beneficia del diritto all’indennità di uscita spiegano, dopo dodici anni di permanenza in carica, riceve un importo di 748’748 franchi a cui si aggiunge la prestazione di libero passaggio accumulata prima e durante la permanenza in carica. Chi invece beneficia del diritto al reddito ponte, dopo dodici anni, riceve un importo annuo di 133’111 franchi fino alla maturazione del diritto alla rendita Avs, che allo Stato costerà 19’047 franchi l’anno di oneri sociali e previdenziali.

Sovranità alimentare

La norma si prefigge di aumentare il grado di auto approvvigionamento cantonale, favorendo la formazione e l’occupazione nel settore primario, contrastando la perdita di superfici coltivabili e valorizzando le filiere corte e i mercati locali. 

Limitazione della libertà di mercato. No, è alleanza etica tra consumatori e produttori

Per i contrari questa proposta ricalca un’analoga iniziativa federale bocciata in voto popolare il 23 settembre 2018. Inoltre, la sovranità alimentare è un importante principio già radicato nelle leggi in vigore. Infine, gli obiettivi di garantire l’accessibilità ad alimenti per una dieta variata e il diritto dei cittadini di poter decidere del proprio sistema alimentare e produttivi sono raggiunti attraverso liberi mercati nazionali e internazionali. I favorevoli puntano sul fatto che la modifica “mira a garantire progressivamente un alto grado di auto approvvigionamento” e portare sul mercato “prodotti sani e di qualità a un prezzo basato sull’alleanza etica fra consumatori e produttori”. 

 

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