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02.06.21 - 18:42
Aggiornamento: 26.03.22 - 15:01

Molino, Bertoli: ‘Il Municipio non doveva chiederci il permesso’

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese avrebbe auspicato ‘scelte più improntate al dialogo’

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Ti–Press

Ruspe, secondo il sindacato Unia, già pronte prima dell’occupazione dell’ex Vanoni. Consiglio di Stato (Cds) che, a suo dire, non era a conoscenza dei piani della polizia. Abbiamo chiesto al presidente del CdS Manuele Bertoli di fare chiarezza su alcuni fatti, ancora bui, che riguardano lo sgombero e la demolizione del centro sociale Molino di Lugano, avvenuta durante la notte tra sabato e domenica.

Il Municipio di Lugano si è detto estraneo al fatto che la demolizione fosse fra i piani d’intervento della Polizia cantonale. Allo stesso modo anche il Consiglio di Stato ha affermato di non esserne a conoscenza. Si deve dunque presumere che la polizia abbia prevaricato la politica non informandola?

«La polizia può preparare tutti gli scenari che desidera, ma per metterli in pratica ha bisogno del nulla osta della politica, altrimenti saremmo in uno Stato di polizia. Sabato sera sono stati chiesti due nulla osta separati al Municipio, che aveva la competenza politica di decidere, uno relativo allo sgombero dell’ex Macello e uno relativo all’intervento sull’immobile. In ambedue i casi la risposta è stata positiva, ma si poteva anche rispondere negativamente come alcuni membri del Municipio hanno fatto o avrebbero fatto se consultati. Questo mi pare il dato politico di base, il resto sono sostanzialmente dei dettagli».

Come si è svolto il coordinamento prima, durante e dopo l’intervento fra il Consiglio di Stato, Borradori e Valenzano Rossi?

«Non c’è stato un coordinamento tra il CdS e il Municipio, il Cantone ha messo a disposizione la Polizia cantonale perché la legge sulla collaborazione tra le polizie lo prevede. Per quel che è del coordinamento interno al Municipio di Lugano non so risponderle».

Se il Consiglio di Stato dice di non essere stato informato prima su una possibile demolizione, dove si è fermata la comunicazione?

«Fra la Polizia cantonale e il Governo, che ha sentito i rappresentanti della polizia nella sua seduta del 26 maggio senza che questa evenienza fosse esplicitata».

È stato detto che si è deciso per la demolizione del Molino a seguito dell’occupazione dell’ex Vanoni. Quest’ultimo è stato però occupato alle 18.30 quando, secondo il sindacato Unia, l’impresa era già stata informata. Si può dedurre che la demolizione fosse già programmata. E quindi, di nuovo, la polizia ha prevaricato il Consiglio di Stato oltre che il Municipio?

«Riprendo la mia prima risposta, ogni intervento di polizia ha bisogno di un nulla osta politico, qualsiasi sia la preparazione di quel che si ipotizza di fare».

È legale intervenire senza l’autorizzazione del potere giudiziario?

«Il Governo ha segnalato tempo addietro al Municipio la necessità di avere giuridicamente le carte a posto per poter operare uno sgombero dopo aver inoltrato la disdetta, a noi risulta che le procedure su questo aspetto siano state seguite e che non vi siano stati ricorsi».

Non trova ‘imbarazzante’ per il Governo un episodio così duro in un contesto svizzero generalmente volto al dialogo? E non trova inopportuno il silenzio di questi giorni del Consiglio di Stato?

«Il Governo, l’ho già detto pubblicamente e quindi senza restare in silenzio, aveva segnalato al Municipio per tempo che la disdetta dell’ex Macello e un suo sgombero susseguente avrebbe probabilmente creato una situazione difficile, ma l’Esecutivo cittadino ha scelto un’altra strada. Il Municipio era del tutto autonomo nel prendere questa decisione, non doveva chiederci un permesso. A Lugano alla fine si è accettato di portare a termine quel che era stato iniziato mesi fa con l’invio della disdetta, personalmente avrei auspicato scelte più improntate al dialogo ma purtroppo le cose sono andate come sappiamo».

Come valuta a posteriori l’operato della Polizia cantonale? Suggerendo la demolizione la polizia è venuta meno a degli step gerarchici? Sono previsti dei provvedimenti disciplinari nei confronti della catena di comando? Cosa dice in merito ai possibili problemi legati all’amianto?

«Alle prime domande ho già risposto, suggerire è sempre possibile, quel che conta davvero è la decisione politica, che non è obbligatoriamente un sì. Anche alla polizia l’autorità politica può dire di no. Per le altre cose più tecniche c’è una procedura penale in corso e sarà il Ministero pubblico a definire per primo cronologie e responsabilità».

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