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11.05.21 - 05:30
Aggiornamento: 15:06

'Magistratura e riforme, la politica non ha più alibi'

Intervista a Sabrina Aldi, neopresidente della commissione Giustizia. E al Cdm, sul caso dei cinque pp, replica: il nostro un giudizio ponderato, altro che affrettato

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La deputata leghista (Ti-Press)

«Che aria tira in commissione? Abbiamo vissuto un periodo decisamente burrascoso. Spero ora che al nostro interno gli animi si plachino e il clima diventi il più costruttivo possibile. Mettiamo allora da parte gli interessi particolari e impegnamoci a garantire il buon funzionamento della magistratura. A breve-medio termine - aggiunge - dobbiamo eleggere due procuratori, un giudice d’Appello in seguito alle dimissioni, annunciate per fine agosto, del presidente della Corte dei reclami penali Mauro Mini e il o la subentrante di Marco Kraushaar, pure lui dimissionario, alla testa della Pretura penale. All’orizzonte si profila la nomina anche di un giudice dei provvedimenti coercitivi. Inoltre, dobbiamo proporre delle misure per riorganizzare il Ministero pubblico, dando così seguito al mandato conferitoci dal plenum del Gran Consiglio. Sono dossier importanti e delicati che richiedono a livello politico serenità e consenso». Avvocato di professione, con un passato da segretaria giudiziaria in Procura e da vicecancelliera al Tribunale penale cantonale, Sabrina Aldi (Lega) è da ieri alla guida della commissione parlamentare ’Giustizia e diritti’, di cui è stata nei precedenti dodici mesi la prima vicepresidente. Succede al popolare democratico Luca Pagani, al vertice della commissione in occasione del tribolato rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico. Talmente tribolato da innescare una sorta di crisi istituzionale. La storia di quel periodo burrascoso, cui ha accennato Aldi, è nota. Lo scorso settembre, con pareri inusualmente duri tanto nei toni quanto nei contenuti, il Consiglio della magistratura (Cdm) preavvisa negativamente, all’indirizzo dell’autorità di nomina delle toghe, il Gran Consiglio, la rielezione di cinque pp, praticamente un quarto degli inquirenti che compongono la Procura ticinese. A fine novembre, dopo i necessari approfondimenti, una netta maggioranza della ’Giustizia e diritti’ riabilita i cinque. A metà dicembre il parlamento, condividendo la posizione della commissione, li rielegge per un ulteriore mandato decennale.

Presidente Aldi, sulla vicenda dei cinque procuratori il Consiglio della magistratura nel proprio rapporto d’attività 2020 scrive di aver proceduto “in modo rigoroso sulla base della documentazione ricevuta dalle istanze della magistratura e dei colloqui effettuati con i candidati”. Considera pertanto "affrettato" il giudizio della commissione 'Giustizia e diritti' quando, nero su bianco, ha affermato di “non aver riscontrato elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione”...

Affrettato? Per nulla! Il nostro è stato un giudizio ponderato. Abbiamo svolto numerose audizioni e commissionato una perizia a Claude Rouiller, già presidente del Tribunale federale, dopo che il Cdm aveva negato ai cinque pp e alla commissione parlamentare l’accesso agli atti. Gli approfondimenti non sono certo mancati. Altro che giudizio affrettato! Abbiamo cominciato a occuparci del tema non appena ricevuti dal Consiglio della magistratura i suoi preavvisi, anche perché la nostra volontà era di rispettare il termine del 31 dicembre 2020 entro il quale andavano eletti i magistrati del Ministero pubblico.

E cosa replica a chi rimprovera alla 'Giustizia e diritti' di aver delegittimato il Consiglio della magistratura?

Che è un rimprovero privo di fondamento. Posso capire il disappunto del Cdm per la nostra decisione di proporre al plenum del Gran Consiglio la rielezione, per quel che riguardava i pp uscenti, anche dei cinque procuratori da lui ’bocciati’. Ma la commissione ’Giustizia e diritti’, che è formata da politici, deve tenere conto, quando fa una proposta di nomina, anche di altri fattori oltre a quello tecnico, oltre cioè alla preparazione scientifica dei candidati. Il Consiglio della magistratura è chiamato a esprimersi sull’idoneità a ricoprire la carica dei pp e dei giudici che postulano la rielezione nella medesima funzione: le sue valutazioni non sono tuttavia insindacabili da parte della commissione parlamentare, tenuto conto che l’elezione dei magistrati oggi compete al Gran Consiglio. Nel caso concreto, poi, una netta maggioranza di questa commissione ha ritenuto piuttosto claudicante, alla luce degli approfondimenti che ha fatto, la procedura adottata dal Cdm. Per questo e altri motivi non abbiamo seguito le indicazioni del Consiglio della magistratura. Ricordo comunque che quella legata al rinnovo delle cariche in magistratura rappresenta una minima parte dell’attività del Cdm. Il grosso è costituito dalla vigilanza sul funzionamento dell’apparato giudiziario cantonale, con l’eventuale adozione di sanzioni disciplinari. Sulle quali il parlamento ovviamente non si esprime, non interviene di certo.

Una procedura, quella adottata dal Cdm in questa circostanza, che lei ha definito claudicante. Dunque da rivedere?

È uno dei quesiti che abbiamo sottoposto all’ex giudice federale Rouiller, il perito al quale la ’Giustizia e diritti’ ha deciso di rivolgersi anche per l'esecuzione del mandato assegnatole in dicembre dal Gran Consiglio perché suggerisca misure legislative volte a riorganizzare il Ministero pubblico (vedi articolo a lato, ndr.). Personalmente penso che non solo vada codificata, e in maniera chiara, la procedura del Consiglio della magistratura quando è chiamato a preavvisare la rielezione di giudici e pp, ma che vada anche rivista la sua composizione.

Concretamente?

Mi riferisco in particolare ai membri cosiddetti laici. Mi domando se sia opportuno che del Cdm facciano parte avvocati attivi nel contenzioso, che dunque hanno a che fare professionalmente con i tribunali e l’autorità di perseguimento penale, e persone che ricoprono cariche nei partiti. Il Consiglio della magistratura deve anche apparire indipendente. Così come mi chiedo se non occorra riflettere pure sui componenti togati, ampliandone il numero in modo tale che la ricandidatura di un magistrato non venga valutata da un collega membro del Consiglio della magistratura che opera nello stesso settore del diritto: civile, penale o amministrativo.

Veniamo alla riorganizzazione del Ministero pubblico. Quando contate, come commissione, di proporre le misure al plenum del Gran Consiglio?

Il mio auspicio è che le si possa elaborare e sottoporre all’approvazione del parlamento entro la fine di quest’anno, al più tardi all'inizio del prossimo. Nel frattempo abbiamo trasmesso a Rouiller una serie di domande affinché la ’Giustizia e diritti' lavori su basi giuridiche solide e ciò per scongiurare pasticci, per evitare che nella discussione politica si improvvisino soluzioni che al primo ricorso crollano. Ci muoveremo di concerto con il Dipartimento istituzioni e l'autorità giudiziaria. Sia in relazione all’organizzazione della Procura, sia in relazione alla procedura di elezione e rielezione dei magistrati, e quindi al ruolo della Commissione di esperti, che preavvisa le nuove candidature, e a quello del Consiglio della magistratura, ci sono sicuramente margini di miglioramento. Il resto dipenderà dai noi politici, dalla volontà dei partiti di assicurare finalmente alla magistratura delle condizioni operative adeguate. Nell’interesse soprattutto dei cittadini. Ma dobbiamo agire in tempi ragionevolmente brevi. La politica non ha più alibi.

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