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19.03.21 - 17:54
Aggiornamento: 20:47

Suter: ‘Mi rifiuto di credere che siamo gli untori della Svizzera’

Il settore della ristorazione è quello che sta pagando più di tutti il blocco delle attività. Per il presidente di GastroTicino ci sono disparità di trattamento palesi

di Generoso Chiaradonna
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Archivio Ti-Press
Massimo Suter, GastroTicino

Tutto rimandato al 14 di aprile. Sarà la seconda Pasqua ‘bruciata’ per la ristorazione ticinese in un anno. «Onestamente non voglio neanche aspettare il 14. Mi aspetto che ci sia una presa di coscienza seria e ponderata nell’immediato e si rivedano queste decisioni scellerate prese dal Consiglio federale che non hanno nessuna base scientifica». Massimo Suter, presidente di GastroTicino è più arrabbiato del solito per questa dilazione dei tempi di apertura di bar e ristoranti. Settore che sta pagando più degli altri questa pandemia di coronavirus. «Chi dice che la ristorazione è l’untore della nazione sbaglia. Il discorso di Alain Berset sul fatto che queste decisioni sono basate su valutazioni scientifiche del rischio mi lasciano parecchio l’amaro in bocca. Perché mai dovrei tenere chiusa la mia attività solo perché ci si basa sul rischio eventuale?», continua Suter che auspica una riapertura quanto prima. «I dati sulle ospedalizzazioni indicano chiaramente delle cifre molto basse, quindi non vedo la ragione per cui noi dobbiamo rimanere chiusi e le altre attività economiche possono tranquillamente continuare a lavorare», aggiunge il presidente di GastroTicino. E poi a maggior ragione, contrariamente allo scorso anno, se alle porte c’è una Pasqua piuttosto positiva, giudicando dalle prenotazioni negli alberghi.

«L’anno scorso era tutto chiuso, alberghi compresi se non per ragioni puntuali. Quest’anno le uniche attività chiuse sono i bar e i ristoranti. Gli alberghi, buon per loro, possono fare tranquillamente ristorazione per i loro clienti. Quindi io mi chiedo, se all’interno del ristorante dell’albergo tutto può funzionare bene e nessuno obietta sul rischio, perché questo rischio allora si amplifica o si trova solamente nella ristorazione classica?», sottilinea Suter che ricorda come qualcuno, alla fine di questo periodo di pandemia, dovrà chiudere. «Chi supererà questo momento molto probabilmente lavorerà tanto, perché comunque la voglia di uscire e di tornare al ristorante c’è. Non ci saranno delle chiusure immediate, ma sarà dura per molti», conclude Suter.

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