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15.03.21 - 17:02
Aggiornamento: 20:47

Il Gran Consiglio dice sì ai due pp. 'Ma è un cerotto'

La co-relatrice Gendotti: come commissione contiamo di presentare entro fine anno delle proposte per migliorare l'organizzazione del Ministero pubblico

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Aumenta l’organico dei magistrati del Ministero pubblico. Nel pomeriggio il Gran Consiglio ha dato luce verde al potenziamento dell’autorità giudiziaria ticinese di perseguimento penale, sommersa dagli incarti, con due procuratori in più. Ottantuno i favorevoli, un contrario - Paolo Pamini, secondo il quale «non ci sono i soldi» (oramai un leitmotiv del democentrista quando si toccano le casse cantonali) - e un astenuto. Si passa così da ventuno a ventitré inquirenti, procuratore generale incluso. Nulla da fare per l’emendamento suggerito da Tamara Merlo: la deputata di Più Donne sollecitava l’attribuzione alla Procura di tre pp («Era la richiesta del pg» e «Un sistema giudiziario intasato non può assicurare giustizia»). La proposta è stata bocciata con sessantasette no: nove i sì e cinque le astensioni.

L’assegnazione di due procuratori - costo totale, stando ai calcoli del governo, intorno ai 670mila franchi, tenuto conto anche dei collaboratori amministrativi - è frutto di un compromesso raggiunto tra il Dipartimento istituzioni e la commissione parlamentare ’Giustizia e diritti’, presieduta dal popolare democratico Luca Pagani, per uscire dall’impasse in cui era scivolato a un certo punto l'importante e urgente dossier. Nel messaggio varato nel settembre 2019 il Consiglio di Stato prospettava un procuratore ordinario in più. Nel dicembre di quell’anno c’è stata poi l’iniziativa del Plr che chiedeva quattro sostituti pp. Lo scorso novembre infine la proposta del capo del Dipartimento istituzioni Gobbi di accordare al Ministero pubblico due magistrati in più. Una soluzione che ha raccolto il consenso della commissione.

Sarà invece oggetto di approfondimenti in commissione - come deciso dal plenum su indicazione della stessa ’Giustizia e diritti’ - sia l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei pp, nei procedimenti contravvenzionali sia l’eventuale ripristino della figura del sostituto procuratore pubblico, figura che in Ticino è stata suo tempo abolita in vista dell’entrata in vigore, nel gennaio del 2011, della nuova procedura penale unificata sul piano federale.

Galusero e Durisch: da reintrodurre il quarto giudice dei provvedimenti coercitivi

Via libera al potenziamento ma durante la discussione non sono mancate critiche all’indirizzo del Dipartimento. La co-relatrice Sabrina Gendotti (Ppd) ha parlato di «un cerotto» considerata la quantità di nuovi incarti (tra gli 11mila e i 12mila) con cui è annualmente alle prese il Ministero pubblico. Sulla stessa lunghezza d’onda il liberale radicale Giorgio Galusero - per il quale «serve una riforma incisiva della giustizia ticinese, dato che anche in ambito civile le autorità giudiziarie sono oberate di lavoro» - e Ivo Durisch. Per il capogruppo socialista servono maggiori risorse («Analisti finanziari»), anche in Polizia giudiziaria, per intensificare la lotta contro i reati finanziari e gli illeciti nel mondo del lavoro. Galusero e Durisch hanno auspicato fra l'altro la reintroduzione del quarto giudice dei provvedimenti coercitivi, 'tagliato' dalle misure di risparmio varate nel 2016 da governo e Gran Consiglio.

Aldi: risposte celeri per non compromettere la fiducia dei cittadini 

Favorevole ai due pp in più anche la Lega. «Il potenziamento si impone. Una giustizia di qualità - ha sottolineato Sabrina Aldi - è pure una giustizia celere. Dallo Stato la popolazione si aspetta anche risposte rapide dalla magistratura, altrimenti scema la fiducia dei cittadini nelle autorità e viene meno l'effetto deterrente» della sanzione. Del resto, le ha fatto eco Nicola Corti (Ps) richiamando la mole di incarti in Procura, «non si può ragionare in termini di qualità quando si è sommersi dalla quantità». Il potenziamento «per assicurare efficacia all'azione di un apparato importantissimo dello Stato, cioè il Ministero pubblico», ha aggiunto. Oggi in Procura, ha evidenziato a sua volta Roberta Soldati (Udc), «vi è un gran numero di giacenze: alcuni incarti sono a rischio di prescrizione». Già, la prescrizione. Che quando interviene «suona come una sconfitta per lo Stato». I Verdi, ha rilevato Marco Noi, «sostengono il rapporto» e dunque il potenziamento, tuttavia, ha puntualizza il deputato ecologista, «non vorremmo che passasse l'idea di una magistratura tenuta a correre dietro a tutto: bisogna allora cercare di ridurre le tensioni sociali per ridurre la devianza». 

Il titolare del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi ha avvertito: «La semplice equazione 'maggiori risorse più incarti evasi' non è sempre vera. Occorre anche una verifica periodica per misurare l’efficacia e l’efficienza di una determinata organizzazione». In questa direzione si sta muovendo la commissione ’Giustizia e diritti’, sulla scorta della risoluzione approvata lo scorso dicembre dal parlamento, con l’ausilio di un perito e in collaborazione con l’autorità giudiziaria e il Dipartimento. L'obiettivo è duplice: attribuire alla Direzione della Procura gli strumenti per un più efficace controllo interno e suggerire una migliore organizzazione del Ministero pubblico. «Entro fine anno - ha indicato Gendotti - dovremmo essere in grado, come commissione, di presentare delle proposte».

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