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13.02.21 - 06:00

Vendita serale alcol, sul divieto il confronto è serrato

Iniziativa parlamentare di Censi e Käppeli per abolire le restrizioni: parlano i relatori commissionali Speziali (Plr), favorevole, e Sirica (Ps), contrario

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Le limitazioni attuali (Ti-Press/D.Agosta)

La richiesta è divisiva e non poteva essere altrimenti considerato il tema: bevande alcoliche e loro smercio al dettaglio. Divide la commissione parlamentare ’Economa e lavoro’ alle prese da ormai alcuni mesi con l’iniziativa parlamentare con cui Andrea Censi (Lega) e Fabio Käppeli (Plr) sollecitano l’abolizione del divieto della vendita di alcol nei negozi - inclusi quelli annessi alle stazioni di servizio - dopo una data ora: le 19 dal lunedì al venerdì (le 21 il giovedì), le 18.30 il sabato e dopo le 18 la domenica e nei giorni festivi. Limiti sanciti dalla Legge cantonale sull’apertura dei negozi in vigore dal gennaio dello scorso anno, nella quale sono stati inseriti, durante la lunga gestazione della normativa, in seguito a una proposta del gruppo di lavoro ’Giovani, violenza, educazione’. Due i relatori commissionali: il liberale radicale Alessandro Speziali, favorevole a quanto suggeriscono Censi e Käppeli e dunque a un allentamento e il socialista Fabrizio Sirica, che è invece per lo statu quo. Le posizioni non sono state ancora tradotte nero su bianco, ovvero in rapporti. E non ci sono al momento indicazioni chiare e definitive sul rapporto che otterrà l'appoggio della maggioranza della ’Economia e lavoro’. Impossibile pertanto fare previsioni sul verdetto del plenum del Gran Consiglio.

’Restrizioni inutili e un ostacolo al commercio’

La decisione della commissione non dovrebbe comunque tardare. Sono un paio le ipotesi che Speziali sta valutando: «O la soppressione totale del divieto oppure una differenziazione, nel senso di togliere le limitazioni orarie per la vendita dei fermentati, cioè di birra e vino, e di mantenerle per la vendita dei distillati, dei superalcolici: ciò per tutelare la salute in particolare dei più giovani», spiega il deputato liberale radicale. Su una cosa Speziali non ha dubbi: «Il vigente divieto è inutile: non evita l’abuso di alcol, è facilmente aggirabile da parte dei minori, ostacola le abitudini di molti consumatori e non aiuta, soprattutto in un periodo di crisi economico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia, il rilancio del commercio, che passa anche dalla vendita di bevande alcoliche. Oltretutto, se pensiamo ai fermentati, sempre più prodotte artigianalmente in Ticino».

’Più importante contrastare le dipendenze’

Dall’altra parte della barricata è Sirica: «Non vogliamo né proibire né demonizzare, ma misure restrittive come questa rientrano nella regolazione di una sostanza pericolosa». Aggiunge il deputato socialista: «Inizialmente eravamo abbastanza favorevoli a questa iniziativa, capisco che ci sia buona parte della popolazione d’accordo con la proposta. Però, approfondendo e scavando, abbiamo capito immediatamente come questo divieto di vendita negli orari serali non sia altro che una misura di protezione per i giovani e per le persone a rischio». Sirica si riferisce «a numerosi studi che abbiamo letto, i quali mostrano come tale divieto sia una delle migliori e più efficaci misure per ridurre i rischi legati all’abuso di alcol. A livello internazionale, ma anche in cantoni come Ginevra e Vaud dove è presente, si è dimostrato che si sono ridotti di almeno il 20 per cento i coma etilici dei giovani tra i 16 e i 30 anni. Sempre a Vaud si sono registrate centinaia di ospedalizzazioni in meno dovute all’alcol, comprendendo quindi le conseguenze di un abuso: meno incidenti stradali, meno infortuni, meno episodi di violenza». In più, per il deputato socialista, «è importante collocare questo divieto nel periodo attuale. Si tratta di una misura utile anche per coloro che non hanno sviluppato una vera e propria dipendenza, ma che in questo momento difficile dovuto alla pandemia sono più a rischio di cadere in una dipendenza da alcol». Un motivo per cui «bisogna chiedersi quale messaggio passerebbe se tornassimo indietro. Vero, si limitano delle libertà individuali. Ma in termini di interesse collettivo è più importante aiutare chi può essere in difficoltà o che una persona possa comprare delle birre la sera se le ha dimenticate? La risposta politica che sono intenzionato a dare a questa domanda è che vanno messi prima gli interessi pubblici dei giovani e delle persone a rischio». E puntualizza: «Si fa in fretta a darci dei proibizionisti, sbagliando. Quando si leggono gli studi, si ascoltano gli esperti e i membri delle associazioni si capisce come sia importante che il Ticino, una volta che è pioniere assieme ad altri due cantoni, non torni sui suoi passi. E si vada avanti anche con la sensibilizzazione, serve fare molto di più».

Pronta la replica di Speziali: «Non è con i divieti che nella lotta alle dipendenze si ottengono, specie nel medio e lungo termine, dei risultati». Per il granconsigliere del Plr «occorre agire sulla causa o le cause delle dipendenze, bisogna insistere con le campagne di prevenzione e di sensibilizzazione sui rischi dell’abuso di alcol, che è un fatto grave, nessuno lo nega: per questo vanno potenziati anche i servizi educativi e sociali, perché il miglior sostegno ai giovani è un aiuto tempestivo». La vendita di bevande alcoliche ai minorenni, osserva Speziali, «è comunque già vietata dalla legge federale e lo è a qualsiasi ora e in qualsiasi posto». Non solo: «Il nostro è ancora uno dei pochi cantoni dove c’è il divieto di vendita dei fermentati a partire dai 16 anni di età. Alcol sì, ma solo se si è maggiorenni». Stando a un recente studio di Dipendenze Svizzera, la pandemia avrebbe aumentato il ricorso a droghe, farmaci e appunto alcol... «Il lockdown o comunque la limitazione di movimenti e libertà sta avendo conseguenze anche sulla psiche di un numero sempre maggiore di persone, segnatamente su quelle più fragili - commenta Speziali -. Proprio per questo bisogna tornare a riaprire le attività e la società, e non certo continuare con le chiusure e pensare di rimediare alle difficoltà con i divieti».

Le restrizioni orarie introdotte dalla ’nuova’ legge sui negozi sono oggetto anche di un ricorso al Tribunale federale. Lo ha inoltrato un commerciante ticinese ed è tuttora pendente.

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