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06.02.21 - 06:00

Il Ps chiede una legge a sostegno delle Pmi in Ticino

L'iniziativa legislativa del gruppo socialista, primo firmatario Durisch, vuole contributi a fondo perso per l'innovazione con criteri da adempiere

Una legge a sostegno delle piccole e medie imprese che operano in Ticino. Che vada ad aggiungersi agli altri strumenti normativi cantonali di politica economica già in vigore: la Legge per l’innovazione economica, la Legge sulla politica economica regionale e la Legge sul turismo. La chiede, con un’iniziativa legislativa allestita nella forma generica, il gruppo socialista in Gran Consiglio. Primo firmatario è il deputato Ivo Durisch. «Si tratterebbe di una legge che amplia il concetto di innovazione: un’innovazione che non sia solo di nicchia, con protagoniste aziende di punta fondamentalmente orientate all’esportazione - spiega il capogruppo -. Proponiamo quindi l’elaborazione di una legge destinata a tutte le piccole e medie imprese e che favorisca, con contributi a fondo perso, il cambiamento dei loro processi produttivi all’insegna in particolare della digitalizzazione e della sostenibilità sociale e ambientale». Questo, aggiunge Durisch, «per permettere anche alle aziende ‘normali’, non di punta di restare sul mercato». Cosa ora tutt’altro che facile a causa delle pesanti conseguenze economiche della pandemia. «Oggi - riprende il capogruppo del Ps - ci sono gli aiuti pubblici, ma un domani non sarà così: ciò è uno dei motivi per cui occorre, e al più presto, un nuovo strumento di politica economica a favore delle Pmi. Per permettere a tutti di stare al passo, visto che la crisi pandemica ha colpito non sole le persone ma anche le aziende, allargando le disuguaglianze anche nel mondo delle imprese».

Il sostegno “dovrà venir fatto nella forma di contributi a fondo perso” si legge nel testo dell'iniziativa, e “i criteri da adempiere, oltre all'innovazione dei processi, saranno anche quelli della sostenibilità sociale e aziendale. La nuova legge dovrà avere a disposizione un credito quadriennale sull'esempio della Legge sull'innovazione.

Per carità, qualcosa è stato fatto: “Nel corso della crisi pandemica Confederazione e Cantone hanno messo in atto una politica di sostegno alle imprese volta a garantire la continuità delle aziende ed evitare il licenziamento di personale”, concedono i socialisti. Ma “ora si tratta di guardare al futuro e di capire cosa può servire alla nostra economia per ripartire”. E “un elemento che ha subito un'estrema accelerazione e che si è rivelato, e si rivelerà ancor di più, indispensabile è quello della digitalizzazione”. Di conseguenza “questo nuovo strumento di politica economica è necessario”.

Luca Albertoni (Camera di commercio): ‘Si può discutere tutto, prima vediamo se si può agire all'interno della Legge sull'innovazione’

Ma è davvero necessario questo strumento? E se sì, quanto? Lo abbiamo chiesto al direttore della Camera di commercio ticinese Luca Albertoni: «Premesso che non conosco i dettagli della proposta, mi chiedo se non sia il caso di valutare prima come potrebbe essere inserita un'idea del genere nel contesto della Legge sull'innovazione esistente, per non creare doppioni o ulteriori strumenti. Poi magari non è possibile - continua Albertoni - ma valutare nel contesto legislativo attuale le possibilità non sarebbe male. Nel caso, considerando una modifica dei criteri d'accesso attuali per favorire determinate realtà che oggi restano fuori. Poi si può ragionare e discutere di tutto». Un dato di fatto però c'è, alcuni settori delle Pmi purtroppo non se la stanno passando bene in questa crisi pandemica che non è solo sanitaria, ma anche economica. E quindi di posti di lavoro, salari e redditi. «Dipende molto dai settori - annota Albertoni -. Il settore delle esportazioni ad esempio è più fiducioso rispetto a quelli orientati sul mercato interno, anche perché fondamentalmente l'industria ha sempre lavorato. In altri settori è difficile pianificare, come l'edilizia e l'artigianato, qui i problemi aumentano. Per non parlare di quei settori, invece, dove per le chiusure o le conseguenze delle chiusure la situazione è molto cupa».

Quella di Berset sulle non riaperture a marzo ‘un'uscita infelice’

Giovedì sera, riunendo via web il comitato cantonale del Plr, il presidente liberale radicale Alessandro Speziali ha lanciato un affondo verso Berna e il consigliere federale Alain Berset dicendo che serve una strategia di uscita dalle chiusure e che occorre poter pianificare. Quanto rende tutto ancor più complicato il non poterlo fare? «Tanto - risponde il direttore della Camera di commercio -. Oggi le aziende che lavorano bene hanno un'orizzonte di pianificazione che difficilmente va oltre il mese, rispetto ai tempi normali dove si ragiona su semestri o anni. Questo, a livello soprattutto di investimenti, è un freno perché non si sa a cosa si sta andando incontro. Magari sarà giustificata, ma l'uscita di Berset dell'altro giorno è stata infelice. Capisco che non vogliano mettere in discussione la data del 28 febbraio per anticipare le riaperture, ma dire già adesso che bisogna scordarsi che a marzo riapra qualcosa è stato inopportuno: o c'è un piano chiaro, e va comunicato, oppure è un'affermazione che crea ulteriore incertezza e ulteriori timori».

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