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11.01.21 - 17:43

‘A rischio 500 esercizi e oltre 4'500 posti di lavoro’

Lo annuncia GastroTicino con un sondaggio e invoca ulteriormente aiuti rapidi e procedure di richiesta semplici

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Ti-Press

Gli aiuti alla ristorazione non stando sortendo l'effetto sperato. Le procedure sono troppo complesse e i versamenti non immediati. Sono queste le critiche di GastroTicino che ha presentato un sondaggio effettuato fra i propri iscritti. “I risultati non fanno che dimostrare con tutta evidenza la gravità della situazione sia sotto il profilo della futura chiusura di molti esercizi della ristorazione e albergheria, sia sotto quello della massiccia perdita di posti di lavoro”, scrive l'associazione.  

Oltre un terzo degli interpellati indica che ha già licenziato o dovrà licenziare personale. “Considerando una media di circa due dipendenti rimasti senza lavoro per ognuno dei 2'400 esercizi ticinesi, possiamo stimare che oltre 4'500 persone rischiano il posto di lavoro”, allerta GastroTicino.

Dei 138 intervistati, 22 non sono sicuri di continuare l'attività quest'anno e 5 prevedono di fallire. “Il fatto che in una trentina di casi ci sia forte insicurezza e previsioni di fallimento significa che quasi 1 su 5 rischia di non aprire. Paragonato al numero di esercizi pubblici in Ticino, ciò porta a prevedere che circa 480 locali sono a rischio”, afferma l'associazione che rende attenti al fatto che la maggioranza delle risposte è arrivata quando non si sapeva della probabile decisione di prolungare il lockdown della ristorazione fino a fine febbraio. I dati attuali sono dunque probabilmente molto più negativi.

A risentire fortemente delle chiusure è stata la cifra d'affari. Il sondaggio rileva che durante il 2020, 76 dei locali interpellati hanno accusato una perdita tra il 10 e il 50 percento, con addirittura 14 aziende che hanno dichiarato un calo tra il 50 e l'80 percento. “Se si considera il solo mese di novembre 2020, con già in vigore diverse restrizioni, si nota che aumentano i locali che hanno avuto diminuzioni della cifra d'affari e, soprattutto, che si alzano le percentuali delle perdite con il raddoppio dei locali che hanno accusato diminuzioni tra il 50 e l'80 percento”, si legge. A dicembre situazione ancor più drammatica: più di un terzo degli intervistati hanno riscontrato una diminuzione della cifra d'affari oltre al 60 percento.

Quasi tutti i partecipanti al sondaggio hanno fatto richiesta di un'indennità di lavoro ridotto e di evince che quasi nessuno ha chiesto o ottenuto la compensazione del reddito dopo giugno 2020 e che la stragrande maggioranza non crede di poter chiedere gli aiuti in base ai criteri di fin dicembre per i casi di rigore”. Inoltre, sugli affitti, un terzo non ha ricevuto riduzioni da parte dei proprietari delle strutture. In merito a un risarcimento da parte di un'assicurazione, due terzi degli intervistati non l'ha ricevuto e nella maggior parte dei casi la causa è stata il fatto di non essere assicurato. 

 

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