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18.11.20 - 17:35
Aggiornamento: 18:50

Casi di rigore, Vitta: 'Per ora stimati 43 milioni per il Ticino'

Il direttore del Dfe commenta le novità da Berna, estensione del lavoro ridotto compresa. Gobbi: ‘Multe solo per chi non rispetta palesemente le norme’

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Vitta e Gobbi Archivio Ti-Press

In tarda mattinata gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l'adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle norme e delle misure di protezione. Nel giro di due ore l'annuncio del Consiglio federale: da 400 milioni a un miliardo per i casi di rigore, e sì alla modifica di legge per elevare sanzioni nei confronti di chi non porta la mascherina dove è obbligatoria.

Dal Consiglio federale ‘una prima risposta gradita’

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull'importo e dall'altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Oggi, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l'aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all'ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d'inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo oggi non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l'ordinanza sarà pubblicata».

Diminuiti i fallimenti

Anche la novità in merito all'estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all'inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un'efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna anche dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all'inizio di novembre dell'anno scorso: nel 2019 erano 1'055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile».

C'era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull'occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente - risponde Vitta - l'anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall'andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Gobbi sulle multe: ‘L'obiettivo non è sanzionare, ma se c'è palese mancanza di rispetto delle norme bisognerà farlo’ 

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l'obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c'è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come ultima ratio soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, piu riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità.

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