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Ticino
10.04.19 - 06:100

È polemica sui ritardi nello spoglio delle schede

Il cancelliere Coduri: ‘Alcuni Comuni hanno lavorato male’. La replica dell'Unione segretari comunali: ‘Siamo sorpresi, ci dicano come migliorare’

Uno spoglio durato tredici ore, come quello che ha interessato le schede per il Gran Consiglio lunedì, non poteva non sfociare in polemica. Una polemica a base di scanner con laser «per paradosso troppo performanti», ritardi ed errori «da parte di alcuni Comuni». È quanto sostiene il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri che, raggiunto dalla ‘Regione’, afferma: «Alcuni Comuni hanno lavorato davvero male». Ma andiamo con ordine. Che qualcosa non stesse andando per il verso giusto si è capito «subito, dalle prime schede». Ed era il problema degli scanner che non «erano settati bene per le schede del Gran Consiglio, con i quadratini diversi rispetto a quelli del Consiglio di Stato». Ma la domanda è d’obbligo: non erano stati testati i nuovi scanner? «Certo che erano stati fatti molti test – risponde Coduri – ma com’è evidente un conto è testare in situazioni di normalità e in un laboratorio, un altro considerando altre variabili che solo sul momento si possono notare». Variabili che, prosegue il cancelliere, «hanno portato ai rallentamenti iniziali e alla decisione di risistemare tutti e dieci gli scanner utilizzati». Ma nel concreto di cosa stiamo parlando? Anche di alcuni granelli di polvere. Eh sì, perché «i nuovi scanner hanno dei sensori, dei laser talmente sensibili che anche qualche granello di polvere, o qualche piccola imperfezione, compromettevano la lettura della scheda, che veniva rifiutata. Per paradosso, possiamo dire che l’aumento della tecnologia questa volta non ci è stato d’aiuto». In più, la già nota questione «dei quadratini diversi». Ma non tutto questo ritardo, sempre stando alle parole di Coduri, è imputabile a errori tecnici. Perché «alcuni Comuni hanno lavorato male». E i ‘cahiers de doléances’ del cancelliere sono ricchi: si va da «cassette invertite, ovvero le schede del Gran Consiglio nella cassetta del Consiglio di Stato» (invero un grande classico, ndr.) al fatto che «in qualche centinaio di casi è stato usato in modo improprio l’apribusta automatico, che ha portato al taglio della scheda. E di conseguenza alla sua lettura col metodo manuale, quindi parliamo di cinque minuti per scheda invece che un secondo». Passando anche per «diversi problemi» riscontrati coi verbali a volte assenti e a volte sbagliati, «come per il voto per corrispondenza». Ma per Coduri il discorso è chiaro: «Abbiamo dato delle direttive, delle indicazioni. Alle volte non sono state seguite». Per non parlare della «fretta» con cui, sempre «alcuni Comuni», hanno lavorato. Una fretta «che ha portato, appunto, in alcuni casi a lavorare male».

«Parole che ci lasciano sorpresi». È netto Waldo Patocchi, vicepresidente dell’Unione segretari comunali ticinesi (Usct), nel commentare quanto affermato da Coduri. «Non vogliamo assolutamente polemizzare», esordisce. Ma «non abbiamo ricevuto segnalazioni di un lavoro svolto male. Le direttive arrivateci erano tante e molto chiare, le abbiamo seguite al meglio». Ma se qualcosa non ha funzionato, «e se ci sono possibilità di aggiornare, migliorare queste direttive lo facciano, noi siamo a completa disposizione se c’è da accrescere la qualità del lavoro». Ma ai casi puntuali sollevati da Coduri, come reagisce Patocchi? Innanzitutto, rileva, «sulla questione dell’utilizzo errato dell’apribusta automatico, non credo che quei casi lì abbiano fatto perdere delle ore, dilatando così i tempi. E sulla fretta di chiudere, beh, io la capisco». Nel senso che, annota il vicepresidente dell’Usct, «se la Polizia passa a una certa ora, noi per quell’ora dobbiamo essere pronti a fornire tutto il materiale. E se non lo siamo? La fretta non è dipendente da una volontà, ma dal rispettare degli orari».

Un finale in affanno, usando un eufemismo, per una storia comunque nata male. E ci riferiamo al fatto che le schede per il Consiglio di Stato hanno dovuto essere ristampate dopo l’iniziale stralcio di Xenia Peran, candidata per la Lega Verde, riammessa per decisione del Tribunale federale.

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