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16.07.18 - 06:000
Aggiornamento : 09:43

Ha un tumore, ma la cassa non paga

La madre: 'Ci affidiamo al medico, speriamo si risolva perché 3mila franchi per noi sono davvero tanti'

Quando l’oncologo ti dice che tuo figlio 12enne ha un tumore, vorresti poterlo proteggere da quel ‘male’ e dalle pesanti terapie che lo attendono. Ma il tutto diventa surreale, quando scopri che la cassa malati non vuole coprire le cure necessarie. Non farmaci sperimentali o medicine costosissime che allungherebbero la vita di qualche mese. Niente di tutto ciò. Stiamo parlando di una cura per evitare recidive, usata da anni in Europa. I genitori dell’adolescente, già gravati da spese extra, rischiano di vedersi accollare anche una fattura di 3’000 franchi. «È penosa la decisione della nostra assicurazione, ci è crollato il mondo addosso, mio figlio ha bisogno della cura», dice la madre.

La madre: 'Il cancro di nostro figlio ci ha messo in ginocchio, anche economicamente'

 

«È devastante sapere che tuo figlio 12enne, ancora un bambino, ha il cancro. Finché non lo vivi non sai cosa significa vederlo vomitare e vegetare senza la forza di reggersi in piedi. Lui soffre e tu puoi solo stargli vicino». Lo scorso anno, Marta viene informata dal dottor Brazzola all’ospedale San Giovanni di Bellinzona che suo figlio (il più giovane) ha un raro sarcoma. Una diagnosi che stravolge la quotidianità della famiglia del Mendrisiotto: due figli e due salari. «Per me e mio marito non era economicamente possibile stare a casa per occuparci di nostro figlio. Se avessi lasciato il mio lavoro non avremmo mangiato», ci racconta la madre (che preferisce restare anonima). Nel giro di qualche mese la donna crolla fisicamente ed emotivamente e va in malattia: «Vedevo lui stare male, poi c’erano continui spostamenti per cure e ricoveri. È stata molto dura».

12 mesi di terapie e la madre crolla

Dodici mesi di cure pesanti tra chemioterapia, radioterapia e poi l’intervento. Malori continui e corse in ospedale. «Spesso il suo sistema immunitario calava a picco e si doveva intervenire con farmaci molto costosi, da duemila franchi a dose. Ci sono state tante spese extra, abbiamo faticato ad onorarle. Quando abbiamo saputo che la cassa malati non rimborsava la cura di mantenimento ci è crollato il mondo addosso. Proprio non capisco, mio figlio è ad alto rischio di recidiva. Questa terapia di routine è determinante per evitare un nuovo tumore. Perché non vogliono pagare?». Al peggio, a volte, non c’è fine, per fortuna c’erano i parenti. «Siamo una grande famiglia, molto unita, da soli non ce l’avremmo fatta», precisa. Anche la scuola li ha aiutati. «Mio figlio ha mancato tante lezioni. Quando era immunodepresso, era impossibile metterlo in classe e il suo docente lo ha aiutato a casa». L’adolescente è uscito dalla fase acuta, si sta ancora curando e piano piano recupera le forze, a settembre forse inizierà la quarta media. A pesare per la madre c’è la ‘maledetta’ fattura che l’assicurazione non vuole pagare. «Ci affidiamo al medico, speriamo che si risolva perché 3’000 franchi per noi sono davvero tanti».

 

 

 

 

 

 
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