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17.09.22 - 19:15
Aggiornamento: 18.09.22 - 10:05

In centinaia a Melano per dire ‘no’ alla terza corsia A2

Partecipazione sentita ed eterogenea alla manifestazione che ha voluto far sentire la voce del territorio a Berna e Bellinzona

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Ti-Press/D. Agosta
L’hanno gridato forte e chiaro: il potenziamento dell’A2 non lo vogliono
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Tre piccole cittadine issano i loro cartelli ben in alto. Ci si legge: ‘Viva la natura, abbasso PoLuMe’. Da queste parti si hanno le idee chiare fin da giovanissimi. «È stata una loro iniziativa spontanea», ci spiega la mamma di due di loro. Del resto, abitano in zona e convivono con l’autostrada da sempre. A Melano, in effetti, l’A2 rappresenta una ferita. Non c’è da sorprendersi che qui sia nata l’opposizione al potenziamento dell’asse stradale nazionale tra Lugano nord e Mendrisio. E neppure che qui oggi, sabato, si sia levata la voce di tanti cittadini contro il progetto che l’Ustra, l’Ufficio federale delle strade, ha cercato di far digerire ad autorità e popolazione locali con la promessa che una terza corsia dinamica e una serie di infrastrutture di supporto (gallerie e semisvincoli) sapranno smaltire le colonne che quotidianamente cadenzano il via vai dei pendolari.

Si manifesta in tutta la Svizzera contro le strade

Tra chi si è messo in fila (diligentemente) lungo i marciapiedi al seguito dei cortei che nel primo pomeriggio hanno preso le mosse da Maroggia e Capolago non ci crede nessuno alla ‘formula magica’ calata da Berna (e controfirmata dal Cantone). «Non è la giusta via», scandisce il coro dei manifestanti. Il PoLuMe? «Pattume», gridano, liquidando senza ripensamenti i piani per una mobilità che, si fa capire in modo chiaro, è nata vecchia ed è tempo che cambi direzione. Sulla stessa lunghezza d’onda oggi sono in tanti a manifestare ai quattro angoli della Svizzera: denominatore comune una strategia federale, quella prospettata per le strade nazionali, divenuta ormai indigesta a molti.

Una protesta trasversale

I minuti passano e il grande prato dirimpetto l‘Orto il Gelso si riempie di gente: da una stima c’è chi ha contato almeno 700 persone. Una mobilitazione che conforta gli organizzatori, ovvero Ata, il Comitato ‘No alla terza corsia tra Lugano e Mendrisio’, i ’Cittadini per il territorio’ e Sciopero per il clima. Colpisce l’eterogeneità dei partecipanti. Tra loro ci sono manifestanti di ogni età e responsabili del mondo delle associazioni impegnate per l’ambiente, esponenti storici dell’area rosso verde - a ogni livello, dalla politica comunale a quella federale - e comuni cittadini, attivisti delle associazioni ecologiste e rappresentanti della politica odierna (e non solo del Mendrisiotto). Una signora, radici momò, è arrivata fin da Bellinzona, dove oggi vive, per essere solidale con il Distretto e dare man forte a chi proprio di altre strade non ne vuole sentir parlare. «È dalle battaglie contro il nucleare che scendo in piazza», ci racconta. Il punto, ci fa capire, è che gli anni passano ma i motivi per lottare restano.

Pronti a lottare

Questa volta, però, c’è una gran voglia di cambiare le cose; di non accettare le soluzioni «cerotto», come viene apostrofato PoLuMe. Sul palco è l’ora dei discorsi: si susseguono i relatori. E si capisce bene che è arrivato il momento di investire in una mobilità davvero alternativa. Ce ne sarebbero, rilanciano i contrari, di iniziative da realizzare con i quasi due miliardi che confluiranno nella terza corsia autostradale. La battaglia, insomma, è solo all’inizio. E se sarà necessario si farà capo, si annuncia dal microfono, a iniziative e referendum. Ai piani alti si preparino.

Leggi anche:

Colonne e traffico: ‘È tempo di cambiare direzione’

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