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12.09.22 - 05:25
Aggiornamento: 20.09.22 - 17:35

I fossili del Monte San Giorgio... escono dal museo

Con un’importante valorizzazione e un’atipica aula didattica, nuova veste per gli scavi paleontologici di Meride, che diventano ancor più accessibili

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Avvicinare le persone alla cultura dei fossili

Un tuffo nel mare del Triassico, fuori dalle mura museali. Dopo alcuni anni di lavoro, ci siamo: la Fondazione Monte San Giorgio è pronta a presentare al pubblico il grosso progetto di rivalorizzazione del territorio portato avanti, a quasi un secolo dall’avvio dei primi scavi, tramite la sistemazione dello scavo paleontologico di Acqua del Ghiffo a Meride e la realizzazione di un’atipica aula didattica a Carpanee. Ne abbiamo parlato con il site manager della Fondazione, Daniele Albisetti.

Un valore aggiunto rispetto al museo

«Il nostro obiettivo è valorizzare e proteggere gli affioramenti fossiliferi. Un compito peraltro assegnatoci dall’Unesco (il Monte è uno dei tre siti cantonali protetti, ndr). Abbiamo quindi creato una serie di postazioni esterne al Museo dei fossili, di modo che i visitatori e la popolazione possano far un po’ proprio il valore eccezionale del Monte San Giorgio, cercando di comprendere in autonomia. Lo scopo finale è proteggere, salvaguardare e tramandare il patrimonio alle generazioni future». Uno scopo che si può raggiungere in due modi, spiega Albisetti: «Con dei divieti, e infatti c’è una legge cantonale che vieta la raccolta di fossili. Ma anche facendo capire alla popolazione che quel luogo è speciale. Per questo è importante che si crei una sorta di identificazione del visitatore nei confronti del valore del luogo. Tutte queste postazioni esterne hanno un valore aggiunto rispetto al Museo, che è un luogo chiuso con un biglietto d’entrata».

Concretamente, «il nostro lavoro di valorizzazione dello scavo è consistito nel togliere tutta la copertura vegetativa, nel levare tutti i detriti che si sono accumulati nel corso dei decenni, per rimettere in luce gli affioramenti di roccia. Quindi ora questi si presentano nella loro versione originale, così come erano al termine delle ultime campagne di scavo nel Novecento. Gli strati sono tutti numerati ed è così possibile capire come sono avanzati gli scavi. Abbiamo poi posizionato dei pannelli didattici con degli schizzi dello scavo con indicate le diverse formazioni di roccia. Un modo per riportare quel mare di 240 milioni di anni fa ad Acqua del Ghiffo».

Tutto l’occorrente per cimentarsi nel mestiere di paleontologo, in autonomia

Albisetti ricorda che si tratta dell’unico posto in Ticino che permette ai giovani di cimentarsi nel mestiere del paleontologo grazie agli scarti fossiliferi degli scavi effettuati nel secolo scorso. Qualcosa che di per sé era fattibile già in passato, facciamo notare. «Sì, ma esclusivamente con visite guidate. Adesso cambia il paradigma. Alle postazioni ci sono anche delle lenti, degli occhiali, dei martelli, tutto l’occorrente per mettersi alla prova. Ci sono anche delle indicazioni su come procedere. Tutti i pannelli sono pensati per ragazzi di scuole elementari e medie, contenuti semplici che funzionano bene anche per gli adulti». Ticinesi e non: tutte le indicazioni sono scritte infatti nelle tre lingue nazionali e in inglese.

Rivolto anche ai turisti

E d’altra parte, il target è anche turistico. «Assolutamente. In effetti, già oggi il 54% dei visitatori al Museo dei fossili è germanofono. Queste postazioni hanno un valore aggiunto perché aumentano l’attrattività della visita a Meride. Acqua del Ghiffo si trova sul sentiero geo-paleontologico del Monte San Giorgio, fra Meride (a 40 minuti a piedi) e Serpiano (a 10 minuti), adatto alle famiglie sia per lunghezza sia per dislivello. Spesso ci andiamo con le scolaresche che vengono in visita al museo». Alla località sono state allestite anche una zona pic-nic e una lavagna a gesso. Ma la definizione di aula didattica è «un po’ impropria, perché si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto. È fruibile da chiunque tutto l’anno, giorno e notte. E la fruizione è dall’esterno all’interno: non si entra nell’aula, ma attraverso dei fori si osservano i contenuti all’interno. C’è la ricostruzione dei fossili e l’immagine fisica del mare come era allora».

Circa 200’000 franchi di investimento

Sabato 17 settembre dunque si terrà l’inaugurazione ufficiale che prevede un’escursione guidata facoltativa con partenza alle 14 da Meride e gli interventi istituzionali alle 16 ad Acqua del Ghiffo. Interverranno: il presidente della Fondazione Pascal Cattaneo, il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, l’architetto Pietro Rusconi e Albisetti stesso. «È il coronamento di un percorso: per noi sono stati dei lavori molto impegnativi, anche finanziariamente». Il costo totale è di circa 200’000 franchi: la Fondazione, ente gestore del sito del patrimonio mondiale Unesco, oltre a essere progettista ha anche contribuito in modo sostanziale dal profilo finanziario. Altre importanti sovvenzioni sono arrivate dall’Ufficio federale dell’ambiente, del Fondo paleontologico Bernhard Peyer, e dall’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio.

L’anno prossimo la messa in rete di tutte le località del San Giorgio

Un percorso che, tuttavia, non si conclude sabato prossimo. «Proprio così: nella primavera del 2023 tutte le principali località di valore storico-culturale sul Monte San Giorgio, compresa Acqua del Ghiffo, verranno messe in rete – svela Albisetti –. È un progetto molto grande che stiamo sviluppando con la Supsi e sarà un percorso escursionistico fruibile attraverso un’app con contenuti in realtà aumentata, che andrà a unire in maniera logica le varie postazioni. Dalle cave di Arzo a Serpiano, passando il villaggio di Meride e il parco archeologico di Tremona»: un ulteriore tassello per togliere le barriere alla cultura.

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