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19.07.22 - 18:49
Aggiornamento: 22:56

‘Maledetta siccità: siamo di fronte a una tragedia’

Dal livello dei fiumi all’agonia dei pesci, al ricordo di un habitat in chiara sofferenza: come l’acqua si dimostra sempre più preziosa

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Laveggio in secca

Neppure più in acqua si trova refrigerio da questa anomala e lunghissima ondata di caldo torrido. Lo sanno bene coloro che hanno preso d’assalto lidi e piscine, ma lo sanno soprattutto i pesci, confrontati con un grave e deleterio innalzamento della temperatura di fiumi e laghi, tanto che quanto prima l’Ufficio cantonale della caccia e della pesca ha agendato un sopralluogo nel distretto per portare in salvo alcune specie ittiche.

Per chi come Enzo Bobbià, già funzionario comunale momò, il territorio del Mendrisiotto lo vive da settant’anni l’ancora fresca memoria pare non ricordare un periodo così ‘complicato’: «Questa maledetta siccità mi dà lo spunto per esternare una mia riflessione nonché un desiderio (sognare non costa nulla) sul nostro Laveggio. Sono originario di Stabio, dove sono nato e cresciuto alla "Palazeta", dove i miei genitori avevano la casa. In seguito ci siamo trasferiti a Genestrerio, comune pure lambito dal fiume. Da adolescenti, il nostro divertimento estivo, era, al mercoledì pomeriggio, al sabato e alla domenica quello di recarsi a frotte lungo le rive e prendere trote con le mani. Si diceva "a vem giò a tanà" e più trote si prendevano più trote ve ne erano».


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L’acqua, da sempre fonte preziosa per uomini e animali, era il fil-rouge di ogni quotidianità: «Ricordo che ai piedi, per evitare qualche escoriazione o peggio, portavamo i sandali di plastica rossi della Bata. Ul "vascun" in località Mulino, precisamente ai "Culurin" era allora la nostra piscina naturale. Ora è tutto completamente ricoperto di vegetazione e colmo di materiale. Basterebbe cercarlo per rivedere le nostre gesta quando, per tentare un pochino di alzare l’altezza dell’acqua, facevamo una "rosta", una diga improvvisata, di sassi e "tepa", ovvero ciuffi d’erba con terra e radice. Era comunque già abbastanza profondo e si potevano fare dei bei tuffi». Era una gioia rinfrescarsi nel fiume. Non così oggi, considerato il tenore dello specchio d’acqua: «Nell’acqua allora ci si rimaneva del resto poco considerata la bassa temperatura... Era il nostro semplice mondo rimasto nei ricordi del tempo spensierato della giovinezza. Poi sono arrivate le industrie, il progresso, con innumerevoli devastanti inquinamenti e da quel momento l’incantesimo si è infranto».

Ma veniamo al presente e a quella che Bobbià definisce «questa nefasta siccità che da tempo ci attanaglia». Certo, va anche ricordato che «sebbene in magra, la portata d’acqua del fiume è pur sempre dignitosa, sicuramente meglio di altri nel distretto. Ritengo però che ci si possa fare un pensierino per ridare al nostro fiume l’aspetto rigoglioso di un tempo. Il mantenimento in buono stato degli argini, l’abbassamento dell’alveo, la pulizia di tutte le numerose vasche dislocate lungo il suo percorso che, realizzate con la bonifica, erano e sono dei manufatti nei quali si deposita il materiale alluvionale. E saltuariamente un tempo venivano ripulite così da evitare che tutto il materiale si depositasse lungo l’alveo, alzandolo».

Più complicato oggi: «Questo voleva e vuol dire che a ogni importante precipitazione, in mancanza di profondi argini, la fuoriuscita dell’acqua è inevitabile con il conseguente allagamento delle aree circostanti – mette in guardia il nostro interlocutore –. Ne sanno qualcosa gli abitanti al mulino di Genestrerio! Si parlava del resto di un bacino di laminazione, progetto poi accantonato… ma forse è meglio così. Immaginiamoci ora di vedere scorrere, come un tempo, acqua cristallina su un fondo pulito e ghiaioso, dove alle inesauribili sorgenti della "Peschera" e ai "Culurin" dopo il ripristino e la pulizia, l’acqua la si possa tranquillamente bere (non è mai morto nessuno), trovando in loco, come un tempo un bel bicchiere di vetro. E com’è fresca quell’acqua...». Un sogno? Nuova realtà? Probabilmente ci verrebbe un cambio di marcia: «Investendo soldi in modo utile, recuperiamolo questo bel serpentone che scorre da Sud a Nord, un tempo paradiso per i pescatori e che ora sarebbe utile anche per l’agricoltura, e chissà che in futuro possa essere la nostra salvezza da situazioni più gravi di questa. Facciamoci trovare pronti!».

Interrogazione Plr a Mendrisio

Un tema quello legato alla siccità e alla mancanza d’acqua che è tornato a manifestarsi anche nel capoluogo, "malgrado negli anni – come si legge in un’interrogazione a firma del gruppo Liberale radicale – si siano fatti progressi in ambito di riduzione delle perdite e della messa in rete degli acquedotti». Già nel 2013 il Plr aveva sollevato la questione chiedendo di attingere in situazioni di crisi alle riserve d’acqua non potabile disponibili sul territorio (sfruttando pozzi di captazione costati migliaia di franchi pubblici per la messa in opera): "Prendiamo atto della situazione attuale, dei comunicati stampa e del volantino giunto a tutti i fuochi con i quali il Municipio ribadisce la gravità della situazione. La messa a disposizione di acqua non potabile ad aziende e agricoltori è stata sicuramente apprezzata" non mancano di annotare i consiglieri Giovanni Poloni, Tiziano Calderari, Marcella Bianchi e Daniele Fumagalli, che però chiedono quali siano stati i progressi avuti negli ultimi nove anni nella gestione della rete idrica e nell’implementazione del Piano generale dell’acquedotto. Non solo, sono altre ancora le domande: i pozzi di captazione in disuso presenti sul territorio per la rete acqua potabile ma funzionali a uno scopo industriale o agricolo vengono sottoposti a manutenzione? Quanti sono e in che località si trovano? Il pozzo San Giovanni a Capolago, già citato nella precedente interrogazione, può essere ancora usato a tale scopo e con quali tempi tecnici di attivazione? Il Municipio intende mettere a disposizione l’acqua non potabile proveniente dai menzionati pozzi a tutti i cittadini e non solo ad agricoltura e industrie? Il pozzo "Sulmoni" in zona San Martino sarà messo in rete? Il cronoprogramma lavori dell’acquedotto a lago è rispettato? Con il livello del lago basso, che impatto ha la captazione giornaliera?

Il mondo della pesca in allarme

Proprio oggi, martedì, la Federazione svizzera della pesca ha messo in allerta per le temperature elevate dei corsi d’acqua elvetici che vanno a minacciare la sopravvivenza dei pesci, soprattutto delle trote. Per la categoria una sorte negativa è imminente, non senza comparare la situazione di quest’anno con le estati torride del 2003 e 2018. Già a una temperatura dell’acqua di 20 gradi queste specie sono sottoposti a forte stress. Ma sono diversi i segnali, considerati i valori più alti, anche in Ticino, che "indicano che siamo di fronte a una tragedia".

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