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13.07.22 - 16:56
Aggiornamento: 19:50

Cavallino della cocaina, ‘riceveva gli ordini al telefono’

Ventunenne albanese, pedina di un’organizzazione criminale, condannato alle Criminali di Mendrisio a 21 mesi con la condizionale e all’espulsione

di Guido Grilli
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Ti-Press
La moderna frontiera del crimine

Un "cavallino" al servizio di un’organizzazione criminale che non ha mai visto, perché radicata in Albania, e dalla quale tuttavia riceveva precisi ordini via telefono nel tranquillo Mendrisiotto dove risiedeva illegalmente, trovando ospitalità da alcuni suoi acquirenti di cocaina. Così un 21enne, cameriere disoccupato, cittadino albanese, incensurato, è comparso stamane davanti alla Corte delle assise criminali di Mendrisio per rispondere di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti.

Ma il giovane, arrestato lo scorso 23 marzo dopo due mesi di attività illecita tra Stabio, Rancate e Riva San Vitale, ha contestato l’entità del traffico di droga, quantificato in poco meno di mezzo chilo di cocaina dalla procuratrice pubblica Chiara Buzzi al suo esordio processuale. L’imputato ha ammesso di aver trattato "solo" 151 grammi, contestando i rimanenti 340 grammi contenuti nell’atto di accusa e frutto di un calcolo ipotetico formulato dal magistrato, in base a una ricostruzione contabile sulle vendite avvenute settimanalmente e grazie al ritrovamento di alcuni appunti rinvenuti dalla polizia al momento del suo fermo.

I guadagni della droga nascosti in un muretto

Il giovane ha contestato anche il reato di riciclaggio di denaro: ha ammesso di aver occultato in un muretto il provento dello spaccio di droga, ma solo 2mila franchi e non 53mila franchi, come imputatogli. «Io sono venuto in Svizzera per svolgere un lavoro serio per un’agenzia interinale, che ha sede in Albania», ha dichiarato l’imputato. «Il nome? "Contratto di lavoro con la Svizzera". Si trova in Facebook». Una società che tuttavia, dopo verifiche, la Corte non ha rintracciato sui social. Una volta arrivato in Ticino, la società, a dire dell’imputato, si è rivelata un’organizzazione dedita al traffico di droga, inducendo il giovane a spacciare. Ha aggiunto il 21enne: «Ero costretto, perché avevo contratto un debito e un prestito dai miei parenti che dovevo restituire». «Ma nessuno l’ha minacciata», ha obiettato il giudice, Marco Villa. «Confermo», ha risposto il giovane. L’imputato ha espresso pentimento per aver venduto cocaina, promettendo: «Non lo farò più». Il giovane trafficava muovendosi con una bicicletta... elettrica, poi sequestrata dagli inquirenti dopo il suo arresto. Alloggiava da alcuni suoi acquirenti, che in cambio ricevevano droga per il loro consumo personale.

«Una volta finita questa vicenda – ha dichiarato l’imputato – voglio tornare in Albania, trovare un lavoro in un ristorante (il suo avvocato di difesa, Eero De Polo ha presentato alla Corte una concreta offerta di lavoro a Tirana) e aiutare i miei genitori malati». La procuratrice pubblica, Chiara Buzzi, al termine della sua requisitoria ha proposto una pena di 2 anni e mezzo di carcere, di cui 6 mesi da espiare e la rimanenza sospesa per un periodo di prova di due anni e l’espulsione dalla Svizzera per 6 anni. «Per la pubblica accusa il 21enne ha ammesso solo una minima parte dello spaccio. Durante il fermo è stata trovata una contabilità redatta dall’imputato, impartitagli dal suo capo, denominato "Ghost". È arrivato a sostituire un altro giovane reclutato dall’organizzazione criminale. Il "cavallino" è stato così sostituito. I suoi capi gli fornivano ordini precisi al cellulare, con le indicazioni dei clienti a cui consegnare la droga. Era già tutto pronto, non doveva neppure conoscere il territorio», ha evidenziato il magistrato. Che ha aggiunto: «La storia dell’agenzia interinale è una bufala. Sapeva perfettamente di venire in Svizzera per spacciare. In soli due mesi ha alienato un importante quantitativo di droga».

L’avvocato di difesa, Eero De Polo, ha messo in rilievo la giovane età dell’imputato e le condizioni difficili alle quali è stato confrontato in Albania. «Ha ammesso di aver sbagliato e di aver accettato di lavorare per un’organizzazione. Ma non è uno spacciatore incallito, non ha un’indole criminale, è stata l’ultima pedina di un’organizzazione criminale. "Un bravo ragazzo" lo ha descritto l’acquirente ticinese che gli ha garantito l’alloggio». Il legale ha contestato la tesi del magistrato, definendolo «un quantitativo ipotetico medio, calcolato in astratto e a ritroso e pertanto non comprovato». Il rappresentante della difesa ha chiesto un’importante riduzione della pena proposta dalla pp, contenuta in 24 mesi e completamene sospesa con la condizionale, evidenziando come il suo assistito sia stato sfruttato dall’organizzazione criminale e non ci abbia guadagnato nulla.

La Corte ha pronunciato nei confronti del 21enne una pena interamente sospesa con la condizionale di 21 mesi: è infatti caduta l’ipotesi dell’accusa secondo cui il giovane, secondo un calcolo contabile, aveva trafficato non solo 151 grammi ma pure altri 340 grammi di cocaina. Anche il riciclaggio è stato contenuto in 2mila franchi, come aveva dichiarato l’imputato. Che è stato pure condannato a 5 anni di espulsione dalla Svizzera.

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