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06.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 19:35

Operatori di prossimità, gli altri Comuni ci sono

Dopo la separazione di Mendrisio, nove enti locali sono pronti a confermare il sostegno al Servizio regionale. Se ne parlerà entro fine luglio

Il ‘divorzio’ di Mendrisio dal Servizio operatori di prossimità regionale del Mendrisiotto ha colto di sorpresa ma non ha minato la fiducia di altri nove Comuni del Distretto in una esperienza che si sta condividendo dal 2015. Seduti al tavolo della Commissione intercomunale, il primo giugno scorso i rappresentanti delle istituzioni locali hanno parlato dell’iniziativa e hanno detto di un "progetto ancora futuro". Un sostegno, quello manifestato all’interno del gremio, che prelude alla firma di una nuova convenzione, destinato a passare al vaglio dei Consigli comunali. Dopo quattro anni, infatti, l’attuale accordo scadrà all’inizio del 2023. Dal 2019 il Servizio è affidato alla gestione della Fondazione ‘Il Gabbiano’.

Tutti al tavolo per discuterne

Una decisione formale non è ancora stata presa, ma a Stabio si è pronti a ragionare sul dossier. Ed è proprio dal Municipio di questo Comune che giungono le ultime informazioni sul Servizio e sui prossimi passi a livello politico. Rispondendo alle sollecitazioni del gruppo Plr, l’esecutivo fa sapere infatti che "nel corso delle sessioni invitate, si chinerà sulla tematica e deciderà come procedere". In realtà, lo faranno anche gli altri enti locali coinvolti. Chiasso, Comune capofila, ha già messo in agenda un incontro – esteso pure a Riva San Vitale – per il 25 luglio prossimo. Sarà l’occasione per riflettere sul futuro del servizio e sulle mosse, consapevoli che l’uscita di scena della Città di Mendrisio – ora determinata a fare da sé – ridimensiona anche le risorse finanziarie a disposizione.

‘Confermata l’importanza del Servizio’

La riunione di giugno, in ogni caso, ha già dato modo a municipali e capidicastero di cominciare ad affrontare la tematica, come fa notare ancora il Municipio di Stabio rispondendo all’interpellanza liberale radicale, prima firmataria Chiara Castelletti, a capo del gruppo. Del resto, si conferma, non si è stati "preventivamente avvisati dal Comune di Mendrisio" in merito alle sue scelte, ma adesso ci si "impegna, tramite il dicastero, a dialogare con gli altri Comuni della regione per comprendere il prosieguo". Il punto di partenza sono i dati del lavoro degli operatori sul campo, sintetizzati una volta l’anno nel rapporto di attività. Documentazione a disposizione e consultabile, si assicura, e dalla quale emerge, tra le mani l’ultima relazione, "l’importanza del Servizio nell’ambito della promozione della salute in una fascia di età attualmente molto vulnerabile". La missione degli operatori, da mandato, è quella di entrare in contatto con giovani tra i 12 e i 30 anni della regione che si trovano in un momento di difficoltà in famiglia, a scuola o sul lavoro e rischiano di mettere in atto condotte a rischio. Un approccio che conta, quindi, sulla collaborazione anche delle strutture, della rete e delle società già presenti nel Mendrisiotto e che il dicastero Sicurezza sociale, si annota, ha seguito da vicino.

Il pro capite comunale non cambia

Dal canto suo, la Fondazione, informa il Municipio di Stabio, "prenderà contatto con il Cantone e chiederà di fare da intermediario con i Comuni coinvolti nel progetto al fine di trovare una soluzione ottimale". Non solo, ha già comunicato agli enti locali che "il contributo pro capite di 3 franchi e 50 non verrà modificato". E questo dal punto di vista finanziario è di sicuro un buon punto di partenza per autorità comunali alle prese con bilanci da far quadrare e che sanno di dover far fronte a un fabbisogno di circa 200mila franchi (il dato fa riferimento al 2019, ndr) per garantire la gestione del Servizio. In ogni caso, sempre la Fondazione ha dato la sua disponibilità a incontrare tutti i Comuni, anche singolarmente, e a dar seguito a ogni domanda. Al progetto, d’altra parte, come ricorda lo stesso esecutivo di Stabio, contribuisce annualmente pure il Cantone. Mentre la Fondazione si fa carico dei costi "al di fuori degli stipendi e dei progetti pagati da Comuni e Cantone". Non va trascurato, comunque, che in vista (entro la fine del 2024) c’è una revisione della Legge giovani e famiglie. Modifica, si sottolinea, "con la quale si presume verranno aumentati i contributi". Il che nell’immediato, si conclude nella risposta al Plr, porterà di nuovo a sottoscrivere una convenzione a tempo determinato. Il bagaglio di esperienza cumulato sin qui, insomma, non andrà sprecato.

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