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03.06.22 - 08:30
Aggiornamento: 15:42

La Supsi s’allea con Casa Astra e va in missione a Casiroli

Sulla frazione abbandonata si riaccendono i riflettori. S’inizia con un’azione di volontariato, immaginando le visioni possibili

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Abbandonata da una trentina d’anni

Sarà che Casiroli è un po’ fuori dal mondo. Sarà che nella piccola frazione di Roncapiano, in Valle di Muggio, la vita è rimasta cristallizzata a una trentina di anni fa, quando è stata abbandonata a sé stessa. Sta di fatto che quel gruppo di edifici e pietre esercita un fascino del tutto particolare. Sono rimasti stregati dal suo mistero anche i ricercatori della Supsi che oggi, venerdì, sono tornati a calpestare quel territorio. Quattro anni or sono (era il 2018) la Scuola si era già fatta promotrice di un campo di studio per giovani aspiranti architetti di varie nazionalità. Ora a rimettere piede lassù è il Collegio di dipartimento del Campus di Mendrisio: una cinquantina di persone che si divideranno fra la sede del Museo etnografico a Cabbio e quell’antico nucleo. Un interessamento, quello della Supsi, che si somma all’attenzione dichiarata a suo tempo dallo stesso Museo e più di recente dal Comune di Breggia e che, tra le pareti di Casa Astra a Mendrisio, rincuora non poco. Lo si deve, infatti, al ‘Movimento dei Senza voce’, al suo fianco un drappello di proprietari, se su Casiroli si sono riaccesi i riflettori.

Un obiettivo: aprirsi al territorio

Ci si domanderà cosa abbiano in comune Casa Astra e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana. Un punto di contatto, invece, c’è (e non è la Città-sede): entrambe queste realtà (solo in apparenza distanti) hanno voglia di aprirsi al territorio, incrociando siti, vite, storie. Casiroli è stata una destinazione naturale. Tanto più nello spirito del progetto di recupero immaginato dal Movimento, nato dal basso e partecipato, come ci ricorda il direttore della struttura di via Rinaldi Donato Di Blasi.

«Anche ai nostri utenti va data la possibilità di incontrare più figure e situazioni diverse, collaborando con istituti ed enti – dalla Suspi al Museo, appunto, passando per il forestale di zona, ndr – e acquisendo delle competenze, seppur minime». La parola chiave, insomma, resta "fare rete". «Del resto – ci fa notare ancora Di Blasi –, tra i nostri compiti vi è pure quello di dare modo alle persone ospitate a Casa Astra di acquisire maggiore consapevolezza in vista delle sfide future e al contempo qualche conoscenza e desiderio in più. Così che quando lasceranno il centro potranno fare qualcosa per la comunità dove vivono. Sarebbe un bell’esempio».

Si parte con il volontariato d’impresa

Per cominciare saranno i collaboratori del Campus a fare qualcosa per Casa Astra e il sogno cullato sulla frazione appesa al versante est del Generoso. Nel corso dell’estate per sei giornate si rimboccheranno letteralmente le maniche e daranno una mano nei lavori di sfalcio, pulizia dei terreni circostanti e messa in sicurezza a Casiroli. Sarà la prima esperienza sul campo di un progetto pilota del Dipartimento ambiente, costruzioni e design (Dacd) della Supsi ribattezzato VolontariaMente, nel solco del volontariato d’impresa.

«Quando la direzione del Dacd ha deciso di lanciare un bando di idee aperto a tutti, senza distinzione, ho colto la palla al balzo – ci confessa Elisabetta Lazzaroni, ideatrice dell’iniziativa –. Infatti, mi è venuta l’idea di proporre una giornata di volontariato». Giornata che, messo a punto il tutto, si è moltiplicata per sei (tra giugno e agosto): oggi si condividerà il primo atto del percorso verso Casiroli, che offrirà l’occasione anche di raccogliere le prime adesioni. «Si comincia con i collaboratori, ma in futuro si potranno coinvolgere pure gli studenti, così da ‘misurare’ potenzialità e criticità sul terreno. Nel frattempo – ci spiega Lazzaroni –, per noi questi momenti saranno un’occasione per conoscerci meglio al di fuori del contesto di lavoro e per rafforzare le competenze trasversali, utilizzando risorse sostenibili e conoscendo da vicino il patrimonio storico, architettonico e culturale presente sul territorio».

‘Casiroli? Sposa i principi del Dacd’

D’altro canto, nulla vieta di trasformare una tale esperienza in una opportunità didattica, sullo sfondo proprio Casiroli. «Il nostro primo intento era quello di coinvolgere la comunità delle collaboratrici e dei collaboratori della Supsi in una attività di volontariato – ci fa sapere la ricercatrice Francesca Cellina –, poi ci siamo imbattuti un po’ per caso nell’iniziativa di Casiroli e ci è sembrato che ci fossero dei collegamenti molto forti con l’identità del nostro Dipartimento, che si occupa di architettura ma anche di valorizzazione e recupero del territorio. Quindi abbiamo pensato di lanciare il nostro primo progetto sperimentale di volontariato aziendale in correlazione con Casiroli, che già esisteva e sposa molti dei principi di fondo in cui noi crediamo. Lo stesso fatto che si tratta di un recupero partecipativo, con l’obiettivo di ridare assieme un’anima alla frazione, e non la visione di un imprenditore che arriva, lo trasforma e ci fa uno sviluppo commerciale individuale, ha un valore. Abbiamo trovato, insomma, che fosse un buon modo per partire e con il sostegno della direzione».

Un ‘workshop’ sulle visioni possibili

Sarà solo il primo passo? «Casa Astra è una realtà conosciuta, ma questo sarà un momento in più – conferma ancora la ricercatrice – per rafforzare il legame. Speriamo che possano nascerne anche altre di collaborazioni con la stessa struttura o altre istituzioni simili». Sta di fatto che l’incursione della Supsi in quel nucleo storico, fa capire Francesca Cellina, restituirà la possibilità di «avvicinare la realtà con le competenze specifiche del Dacd, ovvero architetti, pianificatori e specialisti degli aspetti energetici. Ci piacerebbe metterle al servizio di questo progetto di recupero». A testimoniare questa volontà ci sarà un ‘workshop’ curato dalla stessa ricercatrice e che mira a sviluppare le visioni possibili del sito. «Sarà utile per far emergere le idee. Poi il progetto lo si costruirà tutti insieme».

La Supsi ha un piano d’azione

Il Dipartimento, d’altra parte, tra il 2021 e il 2024 si è dato un vero e proprio piano di azione. Si tratta, come ci illustra il professor Silvio Seno, direttore del Campus di Mendrisio, di una serie di misure (una decina), in cui rientra pure il volontariato d’impresa. «Di fatto – fa presente Seno –, mettiamo a disposizione il tempo di lavoro dei nostri colleghi per delle azioni di volontariato. Un gruppo ha selezionato, infatti, delle attività che rientrano nei nostri campi di competenze. L’avvicinamento a Casiroli nasce proprio da queste cose: da una parte il contributo in tempo lavorativo, dall’altra le competenze e specificità del Dacd. Facendo un mix è stato selezionato quel progetto di recupero». Ciò che conta ora agli occhi di Casa Astra e del drappello di proprietari locali è che a prendere forma sia l’idea più brillante.

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