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Tra le Città ticinesi Mendrisio fa ‘eccezione’
16.05.22 - 16:04
Aggiornamento: 19:14

A Mendrisio il Ppd rilancia: ‘Dimezziamo i dicasteri’

In una interrogazione il gruppo mette sul tavolo la proposta, alternativa a tagli e aumento del moltiplicatore

Per ‘governare’ Mendrisio basterebbero quasi la metà dei dicasteri che oggi costituiscono l’assetto della Città: ovvero sette al posto degli attuali tredici. In casa Ppd ne sono certi. Quanto basta, almeno, per mettere sul tavolo del Municipio la proposta. Un suggerimento al quale non sono estranei il Piano finanziario 2020-2027 appena discusso in Consiglio comunale e la posizione del partito davanti al prospettato aumento del moltiplicatore di due punti per l’anno prossimo. Ritocco che alzerebbe la pressione fiscale dal 75 a 77 per cento.

Prima di arrivare a tanto, però, il gruppo (Ppd-Gg-Verdi liberali) per voce di Manuel Aostalli, Marco Battaglia, Gianluca Padlina e Maurizio Agustoni rilancia la necessità di mettere mano alla "riorganizzazione interna dell’amministrazione", la vera priorità. Detto altrimenti, per il Ppd è questa la "proposta politica da anteporre a un aumento del moltiplicatore d’imposta o a tagli dei servizi come gli aiuti sociali o i contributi a manifestazioni ed eventi".

‘A dieci anni dall’aggregazione, è tempo di riflettere’

A dare forza a un approccio diverso da quello perseguito dal Municipio e dalla maggioranza dell’aula consiliare – dando la precedenza a una revisione della spesa pubblica –, agli occhi dei consiglieri popolari democratici c’è anche la scelta espressa domenica dalla popolazione cantonale e "in modo ancora più netto da quella di Mendrisio". Ecco che a quasi dieci anni dal varo del processo aggregativo che ha portato a una realtà urbana da dieci Quartieri, si rimarca in una interrogazione, è "arrivato il momento di riflettere su una riorganizzazione interna dei dicasteri e dell’organizzazione dell’amministrazione comunale".

Il modello delle Città ticinesi

Del resto, si fa notare qualche riga più avanti, basterebbe seguire il modello già in uso nelle altre Città del cantone, Bellinzona, Locarno e Lugano. In effetti, si esplicita, "tutte le amministrazioni comunali sono strutturate in sette dicasteri, pari al numero di municipali". Quella di Mendrisio, con tredici campi d’azione, si ribadisce, rappresenta una "eccezione". I consiglieri del Ppd si dicono "convinti che ridurre a sette il numero dei dicasteri della Città di Mendrisio secondo tematiche affini (ad esempio, Ambiente, Pianificazione e Mobilità, oppure Finanze ed Economia), possa giovare a migliorare l’efficienza economica e decisionale dell’amministrazione, renderla più snella ed efficace per ottenere dei risparmi di economie di scala che permettano di ridurre la spesa amministrativa senza dover tagliare servizi e senza dover aumentare il moltiplicatore d’imposta". Il ritocco della pressione fiscale al pari dei tagli alla spesa andrebbero ripresi in mano qualora la ‘riforma’ interna non portasse concreti risultati finanziari.

Oltre alla ‘dieta’ dei dicasteri, il Ppd con la riorganizzazione dell’amministrazione intende pure meno doppioni e una sostituzione solo parziale del personale giunto ormai in vista della pensione. Ciò, si rilancia, darebbe nodo di "liberare risorse per l’assunzione di nuovi, giovani profili professionali che ancora mancano nell’organico comunale".

L’esercizio? ‘Tocca all’esecutivo’

Arrivati sino a questo punto, però, gli autori dell’interrogazione lanciano la palla nel campo dell’esecutivo (e dell’amministrazione comunale), al quale spetta, fanno capire, valutare "come ridurre, riorganizzare e nominare i dicasteri". Con un auspicio, che "la proposta qui presentata possa essere analizzata assieme alle altre misure di riorganizzazione attualmente in corso di valutazione e che verranno presentate al Consiglio comunale".

Non rimane, quindi, che sciogliere gli interrogativi aperti. Insomma, chiedono i quattro consiglieri, il Municipio come vede una riduzione dei dossier? E "come valuta la fattibilità di unire dicasteri, secondo affinità e sinergie, quale misura per la riduzione del deficit strutturale?".

Di conseguenza, si domanda ancora, "quali sono, secondo il Municipio, le tempistiche e i costi una tantum di una riorganizzazione dei dicasteri?". Infine, "una volta a regime, a quanto potrebbe ammontare il risparmio di spesa" con una tale operazione?

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