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02.03.22 - 14:00
Aggiornamento: 18:27

A tutti i Comuni: ‘Esponiamo la bandiera della pace’

L’invito arriva dal Municipio di Brusino Arsizio, che ha scritto al distretto di Mendrisio e all’Associazione ticinese dei Comuni

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Ti-Press/Benedetto Galli
Brusino Arsizio espone la bandiera della pace. Il sindaco, Elena Polli

Si scrive pace, si legge pace. Dal Municipio di Brusino Arsizio, con una decisione adottata all’unanimità, arriva la proposta tanto semplice quanto altamente significativa: invitare tutti i Comuni del distretto di Mendrisio e, attraverso l’Associazione ticinese dei Comuni, tutti gli enti locali del cantone, a esporre la bandiera della pace nelle rispettive Case comunali e Palazzi civici "per ribadire a gran voce il proprio no convinto a qualsiasi guerra". Non solo dunque un no al drammatico conflitto armato in corso contro l’Ucraina per mano della Russia di Putin.

‘La promozione della pace è la missione istituzionale più nobile in assoluto’

Sul balcone situato sopra l’ingresso della Casa comunale di Brusino Arsizio la bandiera della pace, acquistata alla Bottega del mondo di Mendrisio, è appena stata posata in questi minuti. Ieri sono partite le e-mail e le lettere all’indirizzo dei Comuni: "Con la presente – si legge nella missiva – riconoscendo la serietà e la gravità di questo preciso momento storico, invitiamo tutti i Municipi del Distretto di Mendrisio e della Val Mara e – per il tramite dell’Associazione ticinese dei Comuni, tutti i Municipi del cantone – a schierarsi contro la guerra e ad aderire all’iniziativa di esporre presso le Case e i palazzi comunali la bandiera della pace, per ricordare a tutti che proprio la promozione della pace è senza dubbio alcuno la missione istituzionale più nobile in assoluto, non importa quanto piccolo un comune possa essere". Brusino Arsizio, 450 abitanti – fra loro anche cittadini di origine ucraina e russa – spera di raccogliere "un’adesione unanime attorno a un ideale condiviso di convivenza pacifica tra i popoli".

All’unanimità il Municipio ha deciso inoltre di versare un contributo comunale volontario di 2mila franchi che sarà devoluto alla Catena della solidarietà "per testimoniare la vicinanza delle autorità locali e di tutta la comunità di Brusino Arsizio alla popolazione ucraina colpita dalle devastazioni e dagli orrori della guerra". Il segretario comunale, Andrea Stephani, sottolinea: «È un no a qualsiasi guerra. Un no di principio alla guerra. Non si tratta di schierarsi, ma di ribadire un principio fondamentale di qualsiasi istituzione democratica, che è: la pace. Anche del più piccolo anello della catena istituzionale, anche il più piccolo Comune, non conta la grandezza».

La proposta di invitare tutti i Comuni del cantone ad esporre la bandiera della pace in tutte le Case comunali è arrivata dal vice sindaco, Lucio Negri (Ps): «All’idea ci ho pensato sabato scorso, partecipando alla manifestazione di Bellinzona per la pace, mi sono confrontato con alcuni colleghi di altri Municipi e ho ritenuto opportuno che, come gesto puramente simbolico le istituzioni comunali potessero esprimere il loro parere, facendo un chiaro appello alla pace e alla distensione della situazione. Ci vuole qualcuno che inizi. Così lunedì in seduta la proposta è stata accolta senza discussioni. I colleghi hanno ritenuto giusto in questo momento storico dare un segnale alla comunità di Brusino e di tutto il cantone».

Il presidente dell’Associazione Comuni Ticinesi, Felice Dafond, conferma di aver ricevuto la proposta del Municipio di Brusino Arsizio e di aver «fatto da postino, estendendola a tutti i Comuni del Cantone. Poi, naturalmente, ogni Comune è libero di decidere autonomamente». Cosa ne pensa dell’iniziativa nella sua veste di sindaco di Minusio? «La porteremo martedì prossimo in seduta municipale e vedremo quale decisione adottare. La proposta sfonda una porta aperta. Come tutti i cittadini nessuno ambisce alla guerra e speriamo che cessi. È giusto sensibilizzare e mostrare solidarietà in tempi come questi».

E a Mendrisio il Gruppo l’Alternativa interroga il Municipio sugli ucraini in fuga

Intanto, ieri il Gruppo l’Alternativa oggi ha inoltrato un’interrogazione - prima firmataria, Lorena Gianolli - all’attenzione del Municipio, intitolata: "Sosteniamo a livello locale la solidarietà con la popolazione ucraina in fuga". Queste le domande rivolte all’Esecutivo, alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: 1. Intende segnalare al Consiglio di Stato e al Consiglio federale la propria preoccupazione rispetto alla situazione dei rifugiati in fuga dalla zona di guerra e la propria disponibilità a collaborare concretamente nell’accoglienza sul territorio comunale di persone in pericolo? 2. Dispone di eventuali opportunità logistiche da mettere a disposizione per collaborare con le disponibilità di accoglienza delle strutture federali e cantonali? 3. È disposto a promuovere e coordinare tra la nostra cittadinanza l’eventuale accoglienza presso privati disponibili a un gesto di solidarietà? Quali misure può mettere in campo per sostenere questi privati cittadini? 4. Quante persone e famiglie ritiene possano essere accolte nel nostro territorio? 5. In che modo potrebbe sostenere le organizzazioni che stanno raccogliendo materiale sanitario e di prima necessità da inviare nella zona di guerra? Malgrado i termini previsti dalla legge, visto il carattere urgente della tematica, gli autori dell’interrogazione invitano il Municipio a prendere posizione al più presto.

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