laRegione
13.02.22 - 18:32
Aggiornamento: 18:49

Alloggi per anziani, a Novazzano i ‘no’ vincono con distacco

I contrari: ‘Occorre tornare a ragionare sul tema anziani in modo condiviso’. I favorevoli: ‘È stata un’occasione persa per il paese’

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Ti-Press/D. Agosta
Il terreno comunale a Casate resterà verde

Poco più di un’ora dopo la chiusura delle urne, oggi Novazzano conosceva già il destino del futuro complesso residenziale per anziani autosufficienti. Non ne sorgerà nessuno. Non almeno lì dove è stato immaginato, in zona Casate, accanto alla casa per anziani Girotondo. Il fronte dei contrari, che vedeva andare a braccetto Sinistra e Destra (Insieme a Sinistra e Lega dei ticinesi), ha avuto la meglio su quello dei favorevoli, che vedeva schierati Municipio e maggioranza del Consiglio comunale (e meglio Ppd-Gg-Verdi liberali e Plr). Davanti alla prospettiva di staccare un assegno di 2 milioni e 216mila franchi per la progettazione di una trentina di appartamenti, la maggioranza dei cittadini ha infatti detto ‘no’ con 636 voti contro 533 ‘sì’. Netto il distacco, significativa la partecipazione alle urne, che ha sfiorato il 70 per cento. A dimostrazione che il tema era caldo.

‘Hanno pesato i costi dell’operazione’

Il primo a riconoscere, per così dire, l’onore delle armi è stato il sindaco Sergio Bernasconi. «Complimenti ai referendisti – esordisce –. Prendiamo atto di un risultato chiaro: sono stati più convincenti del Municipio. Spero solo si possa andare oltre il clima che si è instaurato e continuare a lavorare per il bene di Novazzano». Ormai il progetto ‘Domenica mattina’, quindi, è accantonato. Volendo analizzare le ragioni del responso negativo Pierre Sandrinelli, del Comitato del ‘sì’ (SIamoNovazzano), ne individua in particolare una: «Abbiamo cercato di veicolare i punti positivi del progetto, ma credo che il tema dei costi – si prospettavano circa 18 milioni, ndr – abbia spaventato l’elettorato. Questo argomento ha fatto breccia in diverse persone».

‘Il ‘no’ non era scontato’

L’esito del voto sembra comunque aver colto di sorpresa persino i referendisti, che sono scesi subito in piazza, nel ‘cuore’ del paese. «Ne siamo contenti: non era scontato», dice subito a ‘laRegione’ Barbara Favoni, evocando «i diversi piccoli ostacoli a un ragionare sereno». Alla fine il risultato, però, è stato chiaro. «In effetti – commenta –, abbiamo constatato che i nostri concittadini hanno guardato, letto e ragionato sulle motivazioni che abbiamo portato contro questa iniziativa; e questo è bello. Certo, adesso – riconosce Favoni – bisognerà fare il punto, riconciliarsi, rasserenarsi e capire in che direzione muoversi con più concertazione, un approccio più condiviso. Almeno ora non siamo incalzati dalla fretta: possiamo prenderci il tempo necessario per indagare, capire cosa è meglio per il paese».

‘Noi ci credevamo e ci abbiamo investito’

Il sindaco Bernasconi, dal canto suo, resta convinto della bontà dell’iniziativa. «Nel progetto si sono investiti tempo (anni), energie, e parecchie, e si è interpellato il Dipartimento: ci credevamo. La maggioranza della popolazione, però, non l’ha voluto. Pazienza. Si è pensato forse che il paese non avesse bisogno di quegli alloggi. Di che essere amareggiato. Ma sono sereno». In altre parole, per il sindaco è un capitolo chiuso.

‘Bisogna tornare a ragionare sul tema anziani’

I referendisti incassano, insomma, la vittoria. Ma di fatto i bisogni degli anziani restano. Archiviato in via definitiva il progetto a Casate, rimanete aperti ad altre opzioni? «Qui parlo a titolo personale: questa votazione ha fatto emergere il bisogno di ragionare sulla tematica degli anziani in paese. L’ideale – suggerisce ancora Barbara Favoni – sarebbe avviare un progetto di ricerca sulle esigenze esistenti, magari supportato da esperti cantonali. La necessità di pensare a un progetto aperto (quindi non predefinito), io la sento. Vero, abbiamo voluto bloccare questa operazione, che ci pareva inopportuna; adesso prendiamoci il tempo per vedere insieme come continuare d’ora in poi». E qui si inserisce la compagna di viaggio Laura Panzeri Cometta: «Non necessariamente con una edificazione a sé». Perché anche l’utilizzo di uno spazio oggi verde è stato uno dei nodi del problema con i costi.

‘Ci vogliono calma e più laicità da parte di tutti’

Quale potrebbe essere allora la strada da percorrere? «Occorre capire quali sono i bisogni degli anziani residenti a oggi in paese, quali sono le loro condizioni e se c’è chi ha realmente difficoltà di mobilità, e ancora quali altri bisogni non sono stati fatti emergere dai questionari – riprende Favoni –. C’è un Centro competenze anziani alla Supsi, potremmo valutare se si può avviare una collaborazione. O ancora organizzare degli incontri informativi sulle nuove normative di integrazione della Legge sugli anziani e le cure a domicilio: ci sono delle belle novità nella pianificazione cantonale. Non mi tiro indietro dalle mie responsabilità: vedremo in che direzione si vorrà andare, con più calma e laicità da parte di tutti».

‘Si può ripartire anche da una pizza’

L’aspirazione dei referendisti? Un processo più partecipato. Il clima che si è respirato per tutta la campagna in vista della votazione è stato, però, tutt’altro che conciliante. Da dove si potrà ripartire? «Si dovrà ripartire dal dialogo, aperto stavolta – rilancia Barbara Favoni –. Un dialogo lontano dalle luci dei riflettori mediatici, che hanno compromesso la serenità di tutti. Uno spazio dove ciascuno possa far presente cosa non ha funzionato e si possano anche ammettere delle responsabilità in un clima un po’ più protetto. C’è una ferita aperta ma ho fiducia, troveremo il modo di ricomporla nel rispetto delle regole democratiche. Se dovessi dire la mia, anche una pizza e una chiacchierata potrebbero essere un punto di partenza».

‘Sul tavolo ci sono altri punti aperti’

L’invito, in altre prole, è a rimettere la palla al centro. Anche perché sfide e problemi non ne mancano. «Di temi aperti ce ne sono senz’altro», ci conferma ancora il sindaco Sergio Bernasconi. Voltato pagina, quali sono le prossime priorità? «C’è la realizzazione dell’autosilo in centro paese, dove mancano posteggi. E poi c’è il centro della Garbinasca da sistemare. Un tema, quest’ultimo, rallentato in attesa di conoscere l’esito del referendum, ma che resta sul tavolo. Per chiarire: non è vero che mancano i fondi per concretizzare i vari interventi; non abbiamo accantonato gli altri aspetti. Senza trascurare il centro paese, sul quale attendiamo le varianti pianificatorie per aprire un discorso con i privati. Tutti punti che andranno portati avanti secondo delle priorità e con lo spirito giusto».

‘Guardiamo avanti, senza ripicche’

A questo proposito anche i referendisti ammettono che occorre ricucire lo strappo. «Infatti, la spaccatura c’era e c’è e ha esacerbato il clima, e Novazzano non se lo merita – sottolinea il sindaco –. Adesso bisogna guardare avanti e senza ripicche, che non portano da nessuna parte».

La pensa così pure Pierre Sandrinelli, che sull’esito del voto comunque se ne fa una ragione. «È andata così, dobbiamo accettarlo – ribadisce –. Il tema, d’altra parte, era sentito». Su una cosa, però, non ha dubbi: «Per tutto il paese e per la popolazione è una occasione persa». Seppur dispiaciuto, Sandrinelli è il primo a dire, in ogni caso, che occorre «ripartire dalla politica di tutti i giorni». Certo, si allinea, «va ristabilito un clima di dialogo, quello che è un po’ mancato negli ultimi tempi non facendo del bene all’esercizio democratico nell’amministrazione di un paese. Servono toni più pacati, quelli che ci sono sempre stati del resto». Non resta che rimboccarsi le maniche.

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