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16.12.21 - 17:05
Aggiornamento: 19:38

Via Valdani, ‘eccesso di legittima difesa’: non più di 9 anni

L’avvocato Marco Bertoli è intervenuto a difesa di Pasquale Ignorato chiedendo una condanna per omicidio intenzionale. Le ultime parole degli imputati

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archivio Ti-Press
L’entrata del sotterraneo di via Valdani

«Pasquale Ignorato è reo confesso e merita una condanna. Ma la pena deve essere commisurata ai fatti e non alle ipotesi». L’avvocato Marco Bertoli, difensore di Pasquale Ignorato, ha iniziato così la sua arringa difensiva al termine della quale ha chiesto una pena non superiore ai 9 anni di reclusione per omicidio intenzionale commesso in stato di eccesso di legittima difesa. Questa mattina la procuratrice pubblica Marisa Alfier ha proposto una condanna a 19 anni di carcere per il reato principale di assassinio.

‘Atto d’accusa contraddittorio’

Dopo avere rinnovato le condoglianze alla famiglia di Angelo Falconi («dibattere della morte di una persona è complesso dal profilo emotivo»), Bertoli ha ricordato che «in un processo indiziario come il nostro, occorre rammentare il principio basilare ‘in dubio pro reo’ perché la presunzione d’innocenza è un dettaglio costituzionale, è irrinunciabile, e ogni affermazione dell’atto d’accusa deve essere provata». Un atto d’accusa, ha sostenuto il legale, «clamorosamente contraddittorio», dove «si inizia col dire che padre e figlio volevano eliminare una persona, in seguito è Pasquale che vuole incontrare Falconi per chiedere una proroga nell’affitto e per questo manda suo figlio a effettuare un sopralluogo il giorno prima. Ma se decido di incontrare qualcuno faccio dei sopralluoghi? Quale accuratezza ci sarà mai in un sopralluogo di una sera? Come si può stabilire con certezza che anche il giorno dopo sarebbe successa la stessa cosa?». A mente della difesa, «manca ogni logica di pensiero e del corso naturale delle cose, per non parlare dell’aspetto scientifico: manca il coltello, manca la salma, è accertato solo che è stato utilizzato un tubo metallico sul quale sono state trovate delle impronte». In mattinata la rappresentante dell’accusa ha parlato delle risultanze scientifiche non rilevate al momento dell’arresto. «Lei però ha liberato la salma e fatto alterare l’arma del delitto» durante le ricostruzioni. Il difensore di Pasquale Ignorato ha elencato «i fatti provati» ovvero che il figlio la sera prima «era al telefono nei pressi dal garage, su una via trafficata e videosorvegliata, dal quale esce un’auto che potrebbe essere quella di Falconi». Secondo punto è che si trovassero «nel garage per utilizzare il posteggio di un conoscente. Pasquale afferma che voleva andarsene dopo un litigio con la moglie e prende l’auto per far credere di essere andato via con l’auto, lasciandola comunque a disposizione dei familiari. Non ha preso il cellulare, magari per non farsi raggiungere dalla moglie. Non si possono dedurre scopi di chissà quale altro tipo». A questo si aggiunge il fatto che «Pasquale Ignorato si è costituito».

‘Nessuna premeditazione’

Anche per Bertoli, «non c’è stata premeditazione: sostenere che quell’incontro è stato organizzato per eliminare una persona non ha nessuna logica. Pasquale Ignorato è stato lineare sin dal primo giorno: l’incontro è stato casuale». Anche la dinamica della fuga dopo i fatti «è tutt’altro che segno di premeditazione: quando vede cosa sta succedendo, Pasquale lascia la macchina e se ne va con la spranga in mano. Chi pianifica si mette i guanti o occulta l’arma, lui invece la butta sotto un cespuglio».

PAROLA AGLI IMPUTATI

‘Ho il rimorso per non aver interrotto la lite’

Al termine della discussione la parola è passata ai due imputati. «Sono dispiaciuto per quanto successo al signor Falconi e per il dolore causato alla sua famiglia – sono state le parole del figlio –. Ho il rimorso di non essere riuscito a mettere fine alla lite. Non ho fatto nulla ma nemmeno immaginavo che succedesse tutto questo». Pasquale Ignorato si è invece rimesso a quanto già dichiarato davanti al Giar, ovvero che non avrebbe intenzione di ricorrere alla Corte di Appello e revisione penale.

La Corte delle Assise criminali di Mendrisio dovrebbe pronunciare la sentenza domani alle 17.

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