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25.10.21 - 15:32
Aggiornamento: 19:52

Il terzetto preso a Chiasso con 9 chili di coca svela il piano

Il 70enne svizzero, titolare di una ditta di trasporti, voleva sdebitarsi dagli albanesi e sperava di non destare sospetti al valico

di Guido Grilli
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Ti-Press
Il colpo grosso delle Guardie di confine

Si è arreso all’evidenza delle prove raccolte dagli inquirenti il terzetto al centro del maxi traffico di cocaina – 9 chili e una quarantina di grammi di ecstasy sequestrati lo scorso 8 luglio dalle Guardie di confine a pochi metri dalla dogana di Chiasso-Brogeda, dopo averli scovati nell’auto sulla quale viaggiavano. Così, il conducente della vettura, un cittadino svizzero di 70 anni, la sua compagna 22enne di nazionalità ungherese e una loro amica 37enne italiana, arrestati immediatamente in quella stessa giornata estiva, hanno ammesso le proprie responsabilità penali e accettato di raccontare il loro fallito piano, tanto che per chiudere il prima possibile la loro vicenda giudiziaria hanno chiesto e ottenuto l’espiazione anticipata della pena.

La droga era nascosta in un doppiofondo dell’auto

L’ingente quantitativo di sostanza stupefacente, che se non rappresenta un record in termini di sequestri, si conferma indiscutibilmente un ‘colpo grosso’ per le forze dell’ordine – era celato nella vettura in un doppiofondo. La vettura, proveniente dall’Italia, era diretta oltre Gottardo. Ma non è appunto giunta a destinazione e neppure la droga, a quanto pare destinata al Canton Argovia. Le Guardie di confine sono riuscite a bloccare il carico in un posteggio nelle vicinanze del valico di frontiera di Chiasso-Brogeda, dove il terzetto sostava. L’inchiesta, condotta nelle prime fasi dal procuratore pubblico Nicola Respini, è ora di competenza del procuratore pubblico Roberto Ruggeri dopo che Respini ha lasciato la Magistratura perché nominato giudice d’appello, alla guida della Corte dei reclami penali, subentrando a Mauro Mini. Le indagini sono pressoché chiuse, si attendono i verbali d’interrogatorio di conclusione dell’inchiesta, terminati i quali il magistrato firmerà l’atto d’accusa e il rinvio a giudizio che poterà il terzetto – la decisione appare scontata – davanti a una corte delle assise criminali di Lugano, probabilmente già entro fine dicembre o al più tardi nei primi mesi del prossimo anno.

Il 70enne aveva debiti di droga con gli albanesi e ha accettato la ‘commissione’

Intanto, emergono dettagli sul clamoroso trasporto di droga. Le redini del terzetto le tirava il 70enne svizzero tedesco, da lungo tempo consumatore ma incensurato. Dietro di lui, coloro che detengono ormai da lungo tempo il controllo della droga: trafficanti albanesi. Ebbene, dal momento che l’anziano aveva un debito di droga con loro – non aveva pagato alcune dosi acquistate a credito per il proprio consumo personale – nella sua posizione di proprietario di una ditta di trasporti ha accettato per la prima volta di prestarsi alla criminalità nel tentativo, fallito, di sdebitarsi: andare in Italia, farsi consegnare i 9 chili di cocaina e una partita di pastiglie di ecstasy e assecondare il compito di tornare nel Canton Argovia a consegnare i panetti di droga. Missione compiuta soltanto a metà, poiché, come sappiamo, la droga è stata bloccata e sequestrata al valico doganale. Secondo i piani il terzetto non avrebbe dovuto destare sospetti: è infatti raro che un 70enne alla guida dell’auto, accompagnato da una giovane 22enne e da una 37enne, possa formare un terzetto dedito al traffico di droga. E invece, come si dice, la realtà ha superato la fantasia. E gli inquirenti si sono così trovati al cospetto di un malintenzionato gruppo di corrieri, pronti a mettere a segno la consegna della grossa partita di sostanza stupefacente che sul mercato avrebbe potuto fruttare migliaia di franchi, oltre che mettere in pericolo la salute di diverse persone. Di qui il loro arresto con l’accusa d’infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti. La posizione più grave è quella dell’anziano, difeso dall’avvocato Marco Masoni, il quale avrebbe messo a punto ogni dettaglio del trasporto. L’inchiesta penale avrebbe confermato, dandone ulteriore prova agli inquirenti, come il giro dell’ingente quantitativo di droga si collochi sulla mappa dei traffici internazionali lungo l’asse tra Italia e Olanda, sfruttando in particolare le città portuali. Il terzetto avrebbe insomma costituito il tassello non trascurabile di un traffico di respiro europeo. I tre indagati, già interrogati a più riprese dal pp Roberto Ruggeri, hanno in buona sostanza chiarito le loro posizioni. Tutti i componenti del terzetto sono cogniti del mondo delle sostanze stupefacenti: oltre all’anziano, anche le due donne risultano tossicodipendenti. E secondo il magistrato, ma anche in base alle loro dichiarazioni rese a verbale, sapevano che nell’auto sulla quale viaggiavano erano celati in un doppiofondo 9 chili di cocaina e pastiglie di ecstasy, destinati ad alimentare il mercato della droga.

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