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21.10.21 - 08:54
Aggiornamento: 14:24

Ligornetto: ‘La chiusura del nucleo? Una forma di difesa’

Samuel Maffi, capodicastero Sicurezza pubblica della Città, spiega perché si è agito prima del parere del Tribunale federale

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Si riapre, di nuovo

È durata tre giorni, quasi lo spazio di un mattino, la chiusura a fasce orarie al traffico pendolare del nucleo di Ligornetto. Finché il Tribunale federale (Tf) non si pronuncerà sulla richiesta avanzata da Stabio – a corredo del ricorso – di applicare l’effetto sospensivo sulla misura, la Città di Mendrisio dovrà incappucciare (di nuovo) la segnaletica e congelare i lasciapassare concessi e le richieste di deroghe ricevute. In ogni caso dentro le stanze del dicastero Sicurezza pubblica non sono stati colti di sorpresa. «Era nei piani – ammette Samuel Maffi – e quando questa mattina (mercoledì, ndr) abbiamo ricevuto la comunicazione da Losanna, con spirito di responsabilità e massima prudenza nell’interpretare le indicazioni dei giudici abbiamo deciso di sospendere momentaneamente il provvedimento». In buona sostanza nello scritto recapitato a Palazzo civico l’Alta Corte sollecita, d’un canto, le osservazioni sulla richiesta dell’esecutivo di Stabio – contrario al divieto orario –, e ordina dall’altro di non prendere misure esecutive. Inutile dire, fa capire il capodicastero, che a Mendrisio si contesta l’effetto sospensivo e il danno ambientale lamentato dai vicini. A questo punto non resta che attendere il parere del Tf, che si confida possa giungere entro dicembre. Una decisione che, a sua volta, avrà i suoi effetti. Di fatto, come ci spiega ancora Maffi, se sarà favorevole a una sospensione, tutto sarà rinviato di un anno e mezzo circa, fino alla sentenza finale, se si rivelerà sfavorevole – «come noi speriamo» – scatterà di nuovo il blocco mattutino e serale.

‘L’obiettivo è tutelare gli utenti deboli’

Da subito, lunedì, sull’introduzione del blocco imposto al traffico considerato parassitario per il ‘cuore’ di Ligornetto, si è creato il caos e si sono innescate le polemiche. Non è stato un po’ rischioso precorrere i tempi? «Di sicuro questi tre giorni sono stati un banco di prova visto le reazioni generali degli automobilisti ticinesi – ci risponde Maffi –. Un rischio? Il nostro non è stato un gesto provocatorio, ma semmai di difesa a denti stretti di una situazione particolare. Consapevoli che la limitazione che ci accingevamo ad applicare è stata ritenuta sopportabile dalle varie istanze interpellate sin qui. Parliamoci chiaro – richiama il municipale –, davanti al pericolo concreto e costante a cui sono sottoposti pedoni, ciclisti e gli abitanti della zona a fronte di un nucleo attraversato da migliaia di veicoli, si è dato il tutto per tutto a tutela della parte debole della cittadinanza, rivendicando altresì l’autonomia su una strada comunale. Spero che la popolazione capisca l’agire dell’esecutivo».

‘Serve una soluzione forte a livello cantonale sul traffico’

Ancora una volta, però, la chiusura al traffico di una strada non ha raccolto solo consensi, pur in una realtà, quella del Mendrisiotto, messa a dura prova da ingorghi e colonne. «Capisco le rimostranze di chi passa il tempo in coda – annota Maffi –, ma mi domando dove sia la soglia di tolleranza dei cittadini del Distretto. Siamo ancora sacrificabili? Fino a quando, in altre parole, si sarà disposti a sopportare 70mila veicoli da sud, per la maggior parte diretti nell’area del Luganese?». L’interrogativo è di stringente attualità. Il sindaco di Stabio Simone Castelletti da queste colonne ha auspicato un tavolo di lavoro allargato e alla presenza dei responsabili cantonali. «Più che un altro gruppo di lavoro – esterna il capodicastero – la regione attende una soluzione globale, che certo non sarà indolore per qualcuno. Ciò che si chiede è che il Cantone valuti un rimedio forte sul tema del traffico».

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