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Di tentativi per rivitalizzare il nucleo ne sono stati fatti (Ti-Press)
Mendrisiotto
21.09.21 - 07:380
Aggiornamento : 08:40

Un incontro deciderà il destino di Casa Cereghetti a Morbio Inferiore

Il Municipio si mostra tiepido davanti alla proposta interpartitica di farne una Filanda bis. Sul tavolo ci sarebbe l’idea di aprirla alle Cure a domicilio

Il nucleo di Morbio Inferiore ha bisogno di una robusta iniezione di vitalità. E fin qui il Municipio locale è sulla stessa lunghezza d’onda del drappello di consiglieri comunali che, in modo trasversale, ha messo sul tavolo un possibile rimedio: dare una ‘casa’ alla popolazione, facendo di Casa Cereghetti una seconda Filanda. Su questo punto la reazione dell’autorità comunale si è rivelata tiepida. Anche perché per quell’edificio, peraltro di proprietà della Parrocchia, ci sarebbero già altri piani. Per il momento l’esecutivo, che conferma di aver “mantenuto i contatti” con la proprietaria, si limita a parlare di “scopi di interesse pubblico”. Ma agli orecchi dei firmatari dell’interrogazione è giunta una indiscrezione: si starebbe trattando per insediare negli spazi dello stabile parrocchiale una nuova sede dei Servizi d’assistenza e cura a domicilio (Sacd). Se ne saprà di più a inizio ottobre, quando la compagine municipale - guidata dalla sindaca Claudia Canova - siederà al tavolo con il Consiglio parrocchiale, presenti, da quanto si sa, anche la Fondazione Casa San Rocco e i Sacd.

Casa Cereghetti e le altre priorità

Tra i fautori della proposta c‘è chi, come Gaia Mombelli (Morbio 2030) continua, però, a vedere in Casa Cereghetti un potenziale «cuore pulsante, un luogo di incontri e di crescita, una struttura per combattere la solitudine, l’isolamento e altri mali che attanagliano la nostra società». Incoraggiata dall’interesse manifestato dal Municipio - che “condivide le preoccupazioni” espresse - così come dalla disponibilità a creare una commissione consultiva sui progetti futuri da mettere in campo, la consigliera comunale si mostra delusa per il mancato sostegno alla ’casa della popolazione’. In effetti, l’esecutivo ci va cauto su Casa Cereghetti. La Parrocchia, si annota nella risposta all’atto parlamentare, “non intende cederne la proprietà“, di conseguenza “un suo utilizzo da parte del Comune richiederebbe un’attenta valutazione”. Andando al sodo, "un eventuale investimento su questo immobile - rende attenti ancora l’autorità locale - dovrebbe essere ponderato anche alla luce delle altre priorità di investimento già stabilite dal Municipio”. E qui il riferimento esplicito è in particolare al centro sportivo e alle scuole comunali. Insomma, l’idea di ripercorrere le orme della Filanda di Mendrisio è "certamente affascinante”, ma ha dei limiti logistici e finanziari.

Si punta sul quartiere intergenerazionale

Dal canto suo Gaia Mombelli continua a confidare su una possibile collaborazione fra Comune e Parrocchia e a credere nella necessità di confrontarsi su un simile progetto, cercando insieme delle soluzioni, magari immaginando di scegliere la via dell’impresa sociale. Senza trascurare altresì, fa notare, che la casa anziani San Rocco presenta «caratteristiche migliori» per fare posto ai Sacd, «sia per accessibilità (si prevede la costruzione di un parcheggio sotterraneo), sia per la struttura che potrà essere costruita su misura (mentre Casa Cereghetti non può subire modifiche troppo radicali poiché bene culturale protetto). Sicuramente Casa Cereghetti sarebbe, però, così occupata da un progetto che non comporterebbe rischi per il Municipio». Del resto, lo stesso esecutivo punta molto sulla creazione di un quartiere intergenerazionale - di cui il legislativo, fa sapere la consigliera comunale, «non è stato minimamente informato» -, che ci si prefigge di ancorare al Piano regolatore e che viene visto come un’opportunità per "muoversi nella direzione di ridare maggiore vitalità al nucleo del paese”, per dirla con il Municipio. Direzione che appare quella giusta dopo esperienze non così positive vissute in passato. Tra le mete finali pure una collaborazione con il progetto Frequenze d Chiasso, che si auspica di poter avviare.

Nucleo: tra successi e flop

Negli anni scorsi, ricorda la stessa autorità comunale, “il Municipio si è più volte attivato nel tentativo di promuovere il nucleo quale luogo di aggregazione“. E se l’iniziativa di ‘trattenere’ l’agenzia postale - inserita in Casa San Rocco - è andata a buon fine, il tentativo di riportare un negozio in paese o di organizzare un mercato in piazza non hanno avuto lo stesso successo. Destino che, di recente, ha accomunato anche la ricerca di volontari per attività di interesse pubblico: la proposta, si ammette, “non ha dato l’esito sperato”. Fra le righe della risposta municipale ecco che Gaia Mombelli vi legge, quindi, della «rassegnazione». A suo dire infatti «si può criticare una mancata analisi della situazione e dei problemi riscontrati nell’attuazione dei pur lodevoli progetti, che hanno portato all’abbandono piuttosto che alla ricerca di una soluzione». Ecco che una commissione consultiva potrebbe fare al caso di Morbio. L’impressione è che i fautori di una Filanda bis non si arrenderanno tanto facilmente.

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