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Villa Argentina (Ti-Press)
27.07.21 - 21:30
Aggiornamento: 21:55

Villa Argentina a Mendrisio: Municipio e capigruppo al tavolo

L'esecutivo ha aggiornato sulla sentenza del Tribunale di espropriazione. Ma sul valore del terreno privato non trapela nulla

L'attesa è stata lunga a Mendrisio (e ancora non sembra essere finita). Lunga quanto basta, almeno, per alzare l'asticella delle aspettative della politica locale e far crescere la curiosità attorno al verdetto pronunciato di recente dal Tribunale di espropriazione. Del resto, ne va da tempo del futuro del Parco di Villa Argentina. È inevitabile, quindi, che premano gli interrogativi. Su tutti uno: è bastata la riunione di questa sera, martedì, nella sala del Consiglio comunale per sciogliere tutti i nodi? Ma soprattutto, per rispondere alle domande rimaste in sospeso fin dal 2017? Ovvero da quando si è aperta la vertenza fra il Municipio della Città e i proprietari dei 18mila metri quadrati collinari che, nelle intenzioni comunali, daranno modo di completare il perimetro del giardino storico che gode della tutela cantonale. Una cosa la si è capita: dentro Palazzo civico ci si va ancora con i piedi di piombo. A tal punto che nessuno, per ora, si lascia sfuggire nulla. In effetti, vi è ancora la possibilità di impugnare la decisione di prima istanza e di appellarsi al Tribunale amministrativo cantonale.

A tu per tu nella sala consiliare. Ma bocche cucite

I giudici, loro, hanno deciso: questo è certo. Ma alla sentenza si avrà accesso solo a fine agosto, una volta che sarà cresciuta in giudicato. Non prima di allora. Neppure i cinque capigruppo delle forze politiche che siedono fra i banchi del legislativo - Plr, Ppd, AlternativA e Lista civica Per Mendrisio -, oggi, hanno potuto avere fra le mani il responso del Tribunale, chiamato a fare chiarezza sul valore del terreno che l'esecutivo intende acquisire. Infatti, per il momento si sono dovuti accontentare della sintesi concessa dall'autorità comunale guidata dal sindaco Samuele Cavadini. Dall'incontro, insomma, non trapela nulla. I portavoce dei partiti hanno la bocca cucita: il Municipio ha chiesto loro di mantenere il riserbo su quanto si sono detti, faccia a faccia. Solo dopo il 25 agosto prossimo, quando le posizioni saranno chiare, se ne potrà sapere di più. A quel punto si capirà se gli 8 milioni e mezzo accantonati da tempo - e che figurano nel Piano delle opere prioritarie che si rifà al periodo 2014-2020 - bastano per chiudere la trattativa e concludere, di fatto, il più grande dezonamento mai realizzato.

Certo tutto dipende dalla valutazione operata dal Tribunale e da quanto hanno pesato le argomentazioni dell'ente locale: dai lavori di ricostruzione di diverse parti dei muri perimetrali ottocenteschi demoliti in modo abusivo dai proprietari al fatto che il progetto edilizio presentato a suo tempo e mai pubblicato non era risultato conforme. Ecco perché sarà importante per il Municipio leggere con attenzione gli elementi giuridici ancorati alla sentenza.

La cronistoria

Edificata nel 1872 dall’architetto Antonio Croci, Villa Argentina ha da sempre incrociato, d'altro canto, la storia di Mendrisio. In particolare da quando, nel 1989, il Comune del Borgo ha acquisito magione e parco. La prima è divenuta sede dell’Accademia di architettura; il secondo ha da tempo l’ambizione di estendere e completare i suoi confini, includendo quel terreno collinare - il solo privato rimasto - al centro di tante attenzioni in questi ultimi anni. Motore la volontà popolare (fin dalla petizione del 2009), come prima mossa sono state messe le basi pianificatorie. Basi consolidate e rafforzate l’anno scorso dal governo cantonale, che ha certificato l’estensione della protezione cantonale a tutto il giardino storico, e con essa il vincolo di salvaguardia. Adesso, come detto, a imprimere una nuova svolta vi è la decisione del Tribunale, che pone un primo punto fermo alla vertenza aperta nell'ottobre 2017 tra il Municipio della Città e i proprietari del fondo, di mezzo l’esproprio dei 18mila metri quadrati sotto i riflettori e finiti sul tavolo dei giudici.

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