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27.07.21 - 14:23
Aggiornamento: 16:40

Rubava nelle ditte ‘per necessità’, condannato a 18 mesi

La pena inflitta dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio è parzialmente sospesa. L'imputato era già stato processato nel 2000 per lo stesso reato

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Tra il settembre 2020 e l'aprile 2021 (archivio Ti-Press)

Corte delle Assise correzionali di Mendrisio, undici anni dopo. Alla sbarra, questa mattina nell'aula penale di Mendrisio, è comparso un 45enne albanese residente nel Milanese per rispondere di furto aggravato (consumato e tentato) commesso per mestiere, danneggiamento e violazione di domicilio, in parte aggravati. Lo stesso reato che, dieci anni fa, gli era costato una condanna a 2 anni e 6 mesi parzialmente sospesi. Oggi il giudice Amos Pagnamenta lo ha condannato a 18 mesi, di cui 6 da espiare e 12 sospesi per un periodo di prova di 5 anni. L'imputato è inoltre stato espulso per 7 anni dalla Svizzera ma «ritenuta la sua situazione personale – il 45enne ha un figlio con problemi di salute, ndr – l'espulsione non sarà segnalata nel sistema d'informazione di Schengen», ha motivato il giudice evidenziando che l'uomo è «venuto in Svizzera solo per delinquere con una densità che preoccupa, e avere un rapido guadagno con il minimo sforzo».

Nelle sue incursioni – 24, di cui 15 tentate commesse tra il 22 settembre 2020 e il 23 aprile 2021 – il 45enne ha preso di mira ditte e industrie di Novazzano, Balerna e Chiasso, sottraendo una refurtiva di 12'444 franchi e 1'905 euro e causando danni per 48'913 franchi. «Ho speso i soldi per comprare da mangiare – sono state le parole dell'imputato –. Gli obiettivi sono stati scelti a caso: dove potevo entrare, sono entrato». Due incursioni sono state commesse con un'altra persona «che ho incontrato per caso». Le date dei reati coincidono con il periodo del lockdown. «Mi sono pentito: l'ho fatto per necessità perché ho avuto difficoltà nel periodo della pandemia, e non per arricchirmi – ha sottolineato l'uomo che, oggi come durante l'inchiesta, si è più volte scusato con i proprietari delle ditte e con la Polizia –. La mia famiglia non ha avuto aiuti e ho scelto la strada sbagliata». Una motivazione che, per il Procuratore pubblico Nicola Respini, «si giustifica poco: in Italia ci sono diverse istituzioni che aiutano le famiglie in difficoltà». Il rappresentante dell'accusa, «tenuto conto dei precedenti», ha proposto una condanna di 18 mesi, di cui almeno 6 da espiare.

Una pena ritenuta troppo elevata per l'avvocato Samuel Maffi, che ha chiesto una riduzione che permettesse di applicare una sospensione condizionale totale. «Il fatto che siano passati 11 anni – ha affermato il legale – significa che non è un ladro seriale: ha ‘aspettato’ non per avere una vita agiata ma si è visto costretto, a seguito della pandemia, per sfamare i figli». Figli, entrambi minorenni che, ha detto Maffi, «lo stanno aspettando: sanno che il loro papà sta lavorando su una nave».

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