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07.07.21 - 20:53
Aggiornamento: 21:18

Mendrisio, una Biblioteca accademica con vista

La facoltà di architettura prende possesso ufficialmente degli spazi ricavati all'interno di un Palazzo Turconi rimesso a nuovo. 'Una vera operazione culturale'

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Il rito del nastro
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Sarà un caso, o forse no. Ma tanto a Mendrisio che a Lugano la storia dell'Università della Svizzera italiana (Usi) - una realtà da 25 anni ormai - è legata a due luoghi di sicuro particolari: due ospedali. Qualcuno potrebbe persino trovarci della simbologia: l'altroieri al vecchio Beata Vergine - aperto nel 1860 - si curava il corpo; oggi a Palazzo Turconi ci si prende cura di menti libere e curiose. E a ben vedere, come suggerisce il rettore dell'Usi Boas Erez, questo edificio concepito nel XIX secolo - su progetto dell'architetto Luigi Fontana - «sembra essere stato costruito apposta per l'Accademia di architettura»; anzi per la sua nuova Biblioteca, che dal marzo scorso vi ha trovato una collocazione ideale. Con la consacrazione ufficiale odierna, in fondo la facoltà si fa un regalo di compleanno, visto che la Biblioteca accademica, come l'Usi, è nata nel 1996. In questi anni, però, questo luogo della conoscenza ha saputo conquistarsi visibilità e prestigio. Si può dire, si fa notare, che costituisce "uno dei centri di documentazione e di ricerca scientifica più importanti in Europa su architettura e arte". Non c'è che dire, un bel traguardo.

Tra passato e presente

Lì al campus universitario a Mendrisio su un lato c'è la sede originaria, lo stabile ligneo progettato da Lio Galfetti e Mario Botta, destinato, annuncia Erez, a essere smantellato e riutilizzato per altro scopo. Come dire, sottolinea il rettore, «un altro esempio di uso sostenibile delle risorse». Accanto c'è il Turconi, prima sede dell'Accademia, ora del tutto rinnovato. Una operazione, quella messa in cantiere nel gennaio del 2019, da 7 milioni di franchi e che segna un'ulteriore tappa nel piano di ampliamento del campus accademico, benedetto dal Gran consiglio ticinese. E visto che anche i luoghi sono importanti, aver dato spazio a una Biblioteca, di cui un'università non può fare a meno, ne accresce il valore.

Quella accademica a Boas Erez ricorda le biblioteche di certi conventi benedettini. Di sicuro la soluzione trovata dal professor Marco Collomb, architetto progettista, è affascinante: gli spazi che corrono attorno alla corte interna a Palazzo Turconi, infatti, conciliano lo studio, alle spalle metri e metri di scaffali e volumi, davanti ai tavoli di lettura, oltre le grandi finestre, una vista imperdibile. Sul fronte interno dell'edificio ci si affaccia sulla bella corte, su quello opposto su una veduta di Mendrisio. Gli spazi hanno cambiato identità, eppure si è rimasti fedeli alla struttura, nel rispetto della memoria del monumento. D'altro canto, come rimarcato dallo stesso progettista, il palazzo ha dimostrato una grande capacità di trasformazione.

Una vera 'operazione culturale'

È indubbio comunque che i veri protagonisti sono, loro, i libri. «Ad alcuni - annota il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, intervenuto alla cerimonia, questo pomeriggio, mercoledì - può smembrare una cosa strana inaugurare oggi una biblioteca. Ma resta un servizio centrale, importante, fondamentale per il sapere. La sfida è saperla usare bene». Il Ticino, peraltro, ne è ricco: dalle scuole di base alle superiori. Qui, all'Accademia, richiama ancora il capo del Decs, il Dipartimento educazione, cultura e sport, «permette di aprire il mondo a chi si avvicina a una disciplina». C'è però un'altra valenza, non meno significativa. «Sarà importante - rilancia Bertoli - che la collettività ne prenda possesso». Stiamo parlando di una operazione culturale di peso, dentro e fuori il perimetro accademico.

'Il conte Turconi che ne penserebbe?'

Una cosa è certa - e a Mendrisio lo hanno ben presente -: senza il lascito del conte Alfonso Maria Turconi non ci sarebbe stato né l'ospedale, prima, né l'università poi. Il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini ammette di esserselo sempre chiesto: «Il conte Turconi sarebbe contento o meno di ciò che rappresenta adesso questo palazzo?». In effetti qui ora si pratica un medicina diversa, la medicina dell'anima, annota il sindaco. D'altra parte, per la Città, ribadisce, «oggi è una giornata altamente simbolica. Una di quelle occasioni a cui fa piacere partecipare. La cultura è pur sempre il sale della nostra vita». Con la consapevolezza che senza quel dono del conte Turconi si sarebbe anche potuta scrivere un'altra storia a Mendrisio. In ogni caso, se i risultati si potessero misurare anche in libri pro capite - Cavadini ha fatto due calcoli -, ebbene i mendrisiensi ne portano in dote 16 ciascuno, a fronte dei 240mila volumi in totale presenti sul territorio locale (sommando LaFilanda e le biblioteche scolastiche). E vorrà pur dire qualcosa.

Sta di fatto che l'esistenza di questo spazio, almeno per il professor Christoph Frank, responsabile scientifico dell'Accademia, rappresenta «un sogno svizzero realizzato». Un sogno figlio di una visione che parla una lingua universale, pur trovandosi in 'periferia', e che si potrà rivelare un laboratorio interessante.

I numeri

Con 130mila volumi a libero accesso

La nuova Biblioteca accademica si estende su un'area di 1'800 metri quadrati e mette a disposizione 110 postazioni di studio individuale e 4 sale-studio per lavori di gruppo. Tra gli scaffali si custodisce un vero e proprio patrimonio in libri e documenti con 130mila volumi a libero accesso, in gran parte acquisiti, molti ricevuti in dono. I numeri di questo servizio, del resto, sono imponenti a fronte di una istituzione che ha una sua solennità, messa in risalto da Palazzo Turconi. Si contano, come rivela la sua scheda, la collezione generale, le biblioteche d’autore e una vastissima collezione di riviste di architettura, arte, design, fotografia, restauro, pianificazione urbana, territoriale e di progettazione del paesaggio. Mentre in sale appositamente climatizzate sono conservati i volumi antichi, le collezioni di grafica e quelle di fotografia. La Biblioteca dà modo altresì di accedere ai servizi della piattaforma di ricerca swisscovery, che riunisce il patrimonio di 475 biblioteche accademiche svizzere e dà accesso all’intero repertorio di documenti scientifici custoditi in Svizzera: oltre 30 milioni tra libri e periodici, e più di 3 miliardi di articoli in formato elettronico.

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