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15.04.21 - 18:14

Per Mendrisio scocca l''Anno zero'

Messo nero su bianco il Piano direttore comunale, uno strumento strategico che indica la rotta e tratteggia le visioni per la Città, da qui al 2040

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Mendrisio? Una Città sul fiume (Laveggio) (Ti-Press)

Mendrisio ricomincia da qui. O meglio, da un documento di una trentina di pagine e un paio di allegati in cui si sintetizza, di fatto, la visione della Città del futuro, da qui al 2040. L'operazione è solo alla sua prima fase, ma ora il Piano direttore comunale (Pdc) tanto evocato in questi ultimi anni è lì nero su bianco. Così come il compianto Mario Ferrari, militante di Insieme a Sinistra, l'aveva immaginato. Questo dossier, del resto, vale un condensato di principi e obiettivi, tanto da restituire uno strumento strategico (non solo di nome) in grado di consegnare agli amministratori comunali i mezzi adeguati per mettere ordine nel territorio di un Comune aggregato (dal 2013), ma che ancora non ha risolto tutte le sue incongruenze pianificatorie. Sin qui ci si è mossi, infatti, fra dieci Quartieri e altrettanti Piani regolatori (Pr), che adesso vanno 'armonizzati'. Filo conduttore di questa ri-lettura del territorio, a sorpresa, è l'acqua, con l'asse portante del fiume Laveggio. Corso d'acqua al centro di un progetto di Parco (grazie ai 'Cittadini per il territorio', coinvolti anche nel Pdc) e divenuto protagonista della proposta vincitrice dei Mandati di studio in parallelo, firmata dal 'team romando' di progettazione Lin Robbe Seiler SArchitectes + Atelier Descombes Rampini, che ha tratteggiato una 'Città in riva al fiume'.

'È il nostro momento zero'

L'eredità che oggi il Municipio uscente mette nelle mani di chi, dopo la prossima domenica elettorale, siederà attorno al tavolo dell'esecutivo cittadino è di quelle di peso. Tant'è che a presentare il documento - già tradotto in un messaggio municipale - giovedì c'era l'intera compagine guidata dal sindaco Samuele Cavadini, come sempre accade nelle grandi occasioni. Il messaggio è chiaro: non si poteva chiudere la legislatura senza compiere questo passo. Da tempo, d'altro canto, il nodo della pianificazione risulta essere cruciale a Mendrisio. E lo è soprattutto ora che il Compendio sullo stato di urbanizzazione indica in modo inequivocabile che i Piani della Città sono sovradimensionati e di oltre il 120 per cento rispetto alla rotta tracciata dal Cantone. A mettere un'ipoteca sul nuovo corso di Mendrisio (e non solo in Ticino) quanto a utilizzo del territorio c'è la fatidica scheda R6 del Piano direttore cantonale, ancora davanti al Gran consiglio.

Il sindaco non teme, quindi, di esagerare parlando di un «momento zero» per la Città. In effetti, per Mendrisio il Piano direttore comunale è un nuovo inizio. D'ora in poi ogni decisione presa non potrà non ispirarsi alla visione prospettata nel documento. «Per noi municipali - spiega Cavadini - sarà un punto di riferimento. D'altro canto, non si mette in campo una politica di riordino urbano senza toccare aspetti come la socialità o la mobilità». Sia chiaro, chi sfoglierà il dossier non troverà dettagli da Pr (perché non lo è), come rende attenti il sindaco, bensì idee che daranno una mano per passare dalle aspirazioni ai fatti. Certo, sarà un lungo e duro lavoro. In fondo dalle 'Strategie 2030' sono ormai trascorsi quasi sei anni.

Un territorio da 'ristrutturare'

Così, allargato lo sguardo a 360 gradi, si guarderà a una visione territoriale capace, richiama Cavadini, di «unire la Città, e correggere quei difetti ancora presenti, consolidando altresì le relazioni sul territorio, ad esempio fra Città alta e Città bassa». Infatti, rilancia la capa dicastero Pianificazione Francesca Luisoni - che ha proseguito il lavoro iniziato da Piermaria Calderari -, «se ci si chiede a cosa serve il Piano direttore comunale, ebbene sarà utile a ristrutturare il territorio di una Città che, dopo il processo aggregativo, ha ereditato dieci Piani regolatori, che non sempre collidono». Non a caso fra gli obiettivi che balzano all'occhio, e che ribadisce la stessa capa dicastero, vi sono l'intenzione di «riconnettere il territorio, pensando in particolare alla mobilità lenta; la volontà di valorizzare il patrimonio storico e culturale, a cominciare dai nuclei, ma non solo; la scelta di tutelare gli spazi aperti e le strutture ecologiche - il che porterà a ripensare il rapporto fra aree costruite e aree verdi e di svago, ndr - e di prestare attenzione allo spazio pubblico». Sul fronte dei bei culturali e di interesse comunale, poi, qualcosa già si muove. «È in fase di ultimazione - annota Luisoni - la selezione dei beni - da scremare oltre un migliaio di oggetti, ndr -; quindi ora che la Commissione di esperti e rappresentati politici ha visionato tutto, il passo successivo sarà la presentazione della variante di Pr».

Chiamato in causa anche il privato

Si comprende bene,dunque, la scelta di aprire la discussione, innanzitutto al Consiglio comunale, che dovrà dire la sua sui principi fondanti il Pdc, consapevole che la visione del Municipio è definita nel suo approccio al territorio; quindi alla comunità intera: comunicare qui sarà cruciale. Ma c'è un altro attore chiamato in causa: il privato. «Questo strumento - esplicita Francesca Luisoni - serve, infatti, anche ad avere un dialogo costruttivo con i privati - dunque pure i proprietari, ndr - con l'obiettivo di una miglior qualità del nostro territorio». In effetti, rilancia il sindaco, qui la collaborazione sarà importante. Questi partner, fa capire pensando altresì alle realtà para-pubbliche (come le Ffs), verranno sollecitati a fare la loro parte.

Da parte sua il capo dicastero Costruzioni Daniele Caverzasio è ottimista: «I privati - motiva - oggi sono più percettivi e mostrano una volontà di costruire una Mendrisio migliore». Come dire che le premesse sono buone. Certo la dimostrazione la si avrà sul terreno. In ogni caso, il cambio di paradigma, su questo punto è evidente. E ciò fa ben sperare dopo le esperienze conflittuali con Valera e il Parco di Villa Argentina. Un banco di prova importante sarà senz'altro la revisione delle zone edificabili, sovradimensionate, sulle quali, si conferma, si è già «avviata una riflessione». Visto la rotta tracciata dalla scheda R6 del Piano direttore cantonale, richiama il sindaco, «servirà un aiuto dal Cantone. Questo, infatti, sarà un tema difficoltoso per i Comuni». Soprattutto se si punta sulla qualità del territorio, consci che la quantità (dunque le ricadute finanziarie) giocheranno il loro ruolo.  

Un approccio tridimensionale

Nel frattempo, ci si rimbocca le maniche. Anzi, su alcuni fronti ci si è già messi all'opera. In effetti, come rileva ancora la capa dicastero, «sono in fase di implementazione i progetti legati alla riqualifica fluviale», che conducono, da un lato alla rinaturazione della tratta del Laveggio tra Genestrerio e Ligornetto (lì dove un tempo si immaginava una diga, il cosiddetto bacino di laminazione), e dall'altro all'intervento sulla foce, d'intesa con Riva San Vitale. Sta di fatto che nel prossimo futuro si ragionerà in modo 'tridimensionale'. Ovvero si lavorerà su tre dimensioni e altrettante visioni: il Paesaggio, l'ambente e il clima, lo Sviluppo e l'identità del territorio e infine la Socialità e la mobilità. Dentro ci si muoverà tra azioni prioritarie, vocazioni da ritrovare (per i Quartieri e persino per gli assi stradali, da vedere come realtà semi-pubbliche; e qui torna il discorso del privato) e sogni. A quest'ultima categoria, confida Luisoni, appartiene l'aspirazione di recuperare i fiumi Laveggio e Morée nel loro insieme. Intanto, il ghiaccio è stato rotto.

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