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06.12.22 - 16:02
Aggiornamento: 17:57

Lugano, folle fuga sotto l’influsso di cocaina: condannato

La Corte delle Assise criminali ha inflitto al 25enne ventitré mesi sospesi con la condizionale. L’imputato ha ammesso tutti i fatti.

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Ti-Press

«Mi dispiace per quello che ho fatto, stavo attraversando una fase difficile della mia vita». Si è dichiarato colpevole, il venticinquenne kosovaro residente nel canton Turgovia, che nell’ottobre del 2018 era stato fermato dalla Polizia di Lugano dopo una spericolata fuga per le vie cittadine. Il giovane, difeso dall’avvocato Olivier Ferrari, è stato riconosciuto colpevole di esposizione a pericolo della vita, grave infrazione delle norme della circolazione, guida in stato d’inettitudine, impedimento di atti dell’autorità e infine di contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti. La Corte delle Assise criminali, presieduta dal giudice Mauro Ermani, lo ha condannato a ventitré mesi sospesi condizionalmente per tre anni, a trenta aliquote da cento franchi ciascuna altrettanto sospese e a una multa di 300 franchi.

Processo con quasi rito abbreviato

Il processo si è svolto quasi nella formula del rito abbreviato: la proposta di pena è stata concordata tra la difesa e l’accusa rappresentata dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri. La richiesta congiunta è stata dunque accolta dalla Corte. «Quanto accaduto è molto grave – ha tuttavia precisato Ermani –, e per fatti del genere la legge prevede l’espulsione automatica dal Paese». All’imputato è stato però riconosciuto il caso di rigore, in virtù del fatto che è cresciuto in Svizzera, ha una casa e un posto di lavoro fisso, oltre ad aver compiuto degli atti concreti per rimettere in carreggiata la propria vita. Gli è stato pertanto concesso di rimanere nel Paese, anche perché «la Corte saluta positivamente che l’accusato abbia ripreso in mano la propria vita, affidandosi a una curatela per le pratiche amministrative e rivolgendosi a uno psicologo».

Folle inseguimento per le strade del centro

Nella notte del 13 ottobre 2018, l’accusato si trova a Lugano (presumibilmente per divertimento dal momento che si trattava di un fine settimana). Mentre sta viaggiando in macchina in via San Gottardo in direzione di via Zurigo commette la sua prima infrazione: un’inversione di marcia superando una doppia linea continua, dirigendosi verso la Stazione Ffs di Lugano e attirando l’attenzione di una pattuglia della Polizia di Lugano, che gli intima di fermarsi a suon di sirena e lampeggianti. Ma il giovane, anziché fermarsi, decide di darsi alla fuga, dando il via a un breve ma intenso inseguimento per le vie del centro, commettendo numerosissime infrazioni: diversi limiti di velocità non rispettati, arrivando addirittura a toccare i cento chilometri orari in viale Carlo Cattaneo, dove il limite è di cinquanta; superando ben sei semafori rossi; molte strade percorse in contromano, compresa una pista ciclabile, sempre a velocità ben al di sopra del limite; il tutto attraversando aree notoriamente frequentate come la pensilina del centro, mettendo così in grave pericolo la vita dei pedoni, oltre quella degli altri utenti della strada. Due pattuglie della Polcom riescono infine a fermare la folle corsa all’altezza della Lanchetta, e a mettere in stato di fermo il pirata della strada, che non ha mancato di opporre resistenza al momento di scendere dal veicolo.

«Ero in una fase difficile della mia vita».

A essere messe in pericolo sono state le vite degli altri conducenti, dei pedoni, ma anche dei due passeggeri della Golf che ha dato filo da torcere agli agenti. Gli esami tossicologici hanno evidenziato che quella notte il 25enne aveva consumato cocaina. Un abuso di sostanze stupefacenti proseguito poi fino all’estate del 2020. L’accusato ha ammesso i fatti, e sembra essere consapevole delle proprie colpe. «Fin da piccolo ho sofferto di problemi psicologici, mai curati – ha dichiarato davanti alla Corte –. Adesso sono in terapia, anche per superare quanto accaduto, e non ho in programma di riprendere la patente». «Il fatto che sia cresciuto qui non costituisce una cambiale in bianco – lo ha ammonito il giudice al termine dell’udienza –, se dovesse riaccadere verrà sicuramente allontanato dal Paese».

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