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05.12.22 - 18:13
Aggiornamento: 18:58

Sottrasse mezzo milione a un conoscente, ma non fu riciclaggio

Appropriazione indebita: inflitti 15 mesi di carcere, sospesi con la condizionale, a un 39enne comparso di fronte alle Assise criminali di Lugano

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Ti-Press/Archivio
Imputato prosciolto dall’accusa di riciclaggio di denaro

Quindici mesi di reclusione sospesi con la condizionale per un periodo di due anni: questa è la pena inflitta stamattina al 39enne comparso giovedì scorso di fronte alla Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti. L’uomo è stato riconosciuto colpevole di appropriazione indebita ma è stato prosciolto dall’accusa di riciclaggio di denaro ripetuto e aggravato. Agli occhi della Corte, durante l’inchiesta e nel dibattimento, non sono emerse prove per confermare i presunti atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine di valori patrimoniali provenienti da reati di frode fiscale in Italia.

Dubbi non confermati

La movimentazione di denaro fa sorgere dubbi su possibili retroscena malavitosi, ma non ci sono elementi a sufficienza per condannare l’imputato per riciclaggio, ha detto la giudice Verda Chiocchetti. Secondo l’accusa, il 39enne, in veste di amministratore di due società svizzere, avrebbe permesso che 16,4 milioni transitassero a una società italiana, implicata in un’inchiesta per reati finanziari in Italia. Una società di Brescia, in mano al conoscente, che avrebbe minacciato l’imputato, apparentemente attiva nella compravendita di rottami ferrosi. Attività questa, aveva evidenziato il procuratore pubblico Andrea Gianini, della quale non ci sarebbe traccia. Il denaro oggetto dell’accusa di riciclaggio, secondo la tesi accusatoria, sarebbe poi confluito in un giro di triangolazioni che dall’Italia, via Giappone e Hong Kong, lo avrebbe riportato probabilmente in Italia. Dal transito di questi soldi delle sue società svizzere l’imputato avrebbe guadagnato somme irrisorie rispetto al presunto giro illecito: circa 45’000 franchi.

Imputato non credibile

Pacifica, invece, la condanna per appropriazione indebita, che lo stesso imputato aveva ammesso. L’uomo, lo ricordiamo, nel marzo 2018, tramite due ordini di pagamento, era riuscito ad addebitare 516’200 euro che appartenevano a un suo conoscente, con il quale aveva un rapporto di fiducia dal 2013, su un conto di cui aveva accesso. I due ordini di versamento non erano stati autorizzati dal proprietario dei soldi, che infatti lo aveva denunciato. Attraverso una rogatoria internazionale, la procura era riuscita a recuperare oltre 400’000 franchi. Soldi in seguito restituiti al conoscente. La Corte ha ritenuto non credibile l’uomo che aveva giustificato il suo agire, evocando la pressione di una non meglio precisata minaccia, per cui, ha detto la giudice, non è stato possibile tenere conto delle circostanze attenuanti invocate dall’avvocato Gianluigi Della Santa.

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