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27.11.22 - 18:38
Aggiornamento: 18:53

Capriasca, la Giudicatura di pace trova casa a Vaglio

Inaugurata la nuova sede del Circolo che comprende anche Origlio e Ponte Capriasca e che risolve poco meno di 200 incarti all’anno

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(Da sin.): Claudio Morandi, supplente giudice di pace, Pietro Lisdero, sindaco di Ponte Capriasca, Andrea Pellegrinelli, sindaco di Capriasca, Alessandro Cedraschi, sindaco di Origlio e Marco Schmidt, giudice di pace

È stata inaugurata sabato a Vaglio la nuova sede della Giudicatura di pace del Circolo di Capriasca, la cui giurisdizione comprende i Comuni di Capriasca (capoluogo), Origlio e Ponte Capriasca, per una popolazione residente di oltre 10’000 abitanti. Una nuova sede che risponde appieno ai criteri aggiornati di lavoro e di sicurezza sanitaria, con un ufficio e una sala polivalente a disposizione per attività serali di patriziati e associazioni. Alla cerimonia hanno partecipato una quarantina di persone, tra le quali i tre sindaci del circolo Andrea Pellegrinelli (Capriasca), Pietro Lisdero (Ponte Capriasca) e Alessandro Cedraschi (Origlio), l’ex giudice del Tribunale d’appello Bruno Cocchi e Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia.

Nel suo intervento, il giudice di pace Marco Schmidt ha sottolineato che, con la nuova sede, Capriasca ha risposto ottimamente alle esigenze di una giudicatura di media grandezza, dimostrando amplia sensibilità e assicurando alla "casa della giustizia popolare" una logistica stabile. Schmidt ha inoltre richiamato l’Atto di Mediazione napoleonico del 19 febbraio 1803, che consentì di erigere una Costituzione di tipo confederale, di battezzare il Canton Ticino, di definire i 38 circoli e d’istituire la figura del giudice di pace. A testimonianza del percorso storico la giudicatura, sostenuta dal Comune capoluogo, ha voluto sistemare nella sala delle udienze, un estratto dell’Atto di Mediazione messo a disposizione da Gianmarco Talamona dell’Archivio cantonale e un elenco dei nominativi dei giudici di pace del Circolo a cui ha contribuito tramite una ricerca, per il periodo 1803-1900, il ricercatore scientifico Marino Lepori di Roveredo.

La funzione preventiva dei conflitti

Marco Schmidt ha pure ricordato l’evoluzione che ha avuto la figura in oltre due secoli. Agli albori della Repubblica, il giudice di pace era concepito come agente del potere cantonale in funzione di vigilante, conciliatore e decisore. La norma costituzionale attribuiva competenze in campo politico amministrativo (sovraintende e dirige le amministrazioni dei comuni del circondario), competenze quali conciliatore preposto a risolvere controversie di poca entità, competenze di polizia giudiziaria (incaricato di indagini preliminari, in caso di delitti) e compiti in materia civile. Oggi, le competenze sono limitate: il giudice di pace funge da autorità di conciliazione nelle controversie patrimoniali fino a un valore litigioso di 5’000 franchi, con la possibilità di sottoporre alle parti una proposta di giudizio; giudica in prima istanza le cause patrimoniali fino a un valore litigioso di 5’000 franchi, comprese quelle fondate sulla Legge dell’11 aprile 1889 sulla esecuzione e fallimento. Nelle elezioni comunali, patriziali e consortili, il giudice di pace rilascia la Dichiarazione di fedeltà ai municipali, sindaci, presidenti e membri delle amministrazioni patriziali e consortili.

Schmidt ha poi citato i quasi 200 incarti evasi lo scorso anno nel Circolo. Tuttavia, ha sottolineato il giudice di pace di Capriasca, il dato quantitativo non rende conto della relazione umana col territorio, della funzione anche preventiva delle conflittualità, che talvolta si esplicita in consulenza e consiglio. La vitalità e il buon radicamento nel territorio della giudicatura del circolo di Capriasca, ha proseguito Schmidt, non devono avvolgere nella nebbia questioni irrisolte: la "perizia" Bohnet-Mahon del 2018, centrata sulla compatibilità della figura del giudice di pace senza formazione giuridica certificata (figura "laica"), che lascia aperto l’interrogativo a sapere quali siano in futuro le modalità formative; tra gli elementi ipotizzati nel Rapporto Giustizia 2018, figura l’ipotesi di una maggiore professionalità del giudice di pace senza professionismo. Schmidt si è inoltre chiesto se, e in quale misura, coinvolgerà anche le giudicature di pace la tendenza, in nome di un’apparente dimostrata razionalità, ad accentrare in unità amministrative di sempre maggiore dimensione.

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