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22.11.22 - 18:56
Aggiornamento: 19:33

La cattiva gestione in aula alla vigilia della prescrizione

Il caso di una società di Lugano attiva in Russia nel ramo del petrolio: l’accusa chiede due condanne sospese; la difesa il proscioglimento

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Il porto di Murmansk

È arrivato in aula alla vigilia della prescrizione il caso di cattiva gestione esaminato oggi dalla Corte delle Assise correzionali di Lugano presieduta dal giudice Marco Villa. I fatti risalgono infatti al periodo compreso tra il 31 dicembre 2007 e il novembre 2008. I due imputati, un 52enne cittadino russo e un 80enne ticinese entrambi residenti nel Luganese, non negano che la loro società con sede a Lugano e attiva nel commercio, trasporto e deposito di prodotti petroliferi, decretata fallita nel novembre 2008 e di cui erano rispettivamente direttore e membro del Consiglio d’Amministrazione (CdA), fosse confrontata con problemi di liquidità. Negano però che la loro sia stata una cattiva gestione. La società era attiva in Russia, dove lavorava la maggior parte dei dipendenti. Nonostante i problemi di liquidità siano emersi già nell’ottobre 2007, la società non ha allestito un bilancio intermedio – come stabilito dal Codice delle obbligazioni – e non ha avvisato il Giudice in merito alla presenza di un eccessivo indebitamento societario, continuando l’attività per altri undici mesi. A presentare i bilanci, nel giugno dell’anno successivo, è stato l’ufficio di revisione della società. L’attività, come si legge nell’atto d’accusa dell’ex procuratrice pubblica Francesca Piffaretti-Lanz – l’incarto è stato ripreso dal procuratore pubblico Daniele Galliano – ha aggravato l’indebitamento societario di 8’480’259 dollari (somma contestata dalle difese). Al momento del fallimento dichiarato dal Pretore sono stati emessi 45 attestati di carenza beni per complessivi 80’492’218 franchi. Al termine della sua requisitoria, evidenziando che «mi dispiace che l’incarto sia arrivato a giudizio vicino ai termini della prescrizione, si poteva fare meglio», l’accusa ha chiesto una condanna a 13 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni per l’80enne e di 16 mesi sospesi per il cittadino russo. Il più anziano «teneva i contatti con l’ufficio di revisione e sarebbe toccato a lui depositare i bilanci – ha detto Galliano – ma è anche vero che non dirigendo la società, non aveva informazioni di prima mano». Il gestore della società, proprio per il suo ruolo, «aveva la visione della situazione e più di tutti doveva rendersi conto che dal dicembre 2007 la società non aveva più futuro». La prima giornata di dibattimento si è conclusa con le richieste di risarcimento degli accusatori privati – i già citati 8 milioni di dollari – e l’arringa difensiva dell’avvocato Davide Fagetti, legale dell’80enne, che si è battuto per la sua assoluzione. Domani mattina la parola passerà all’avvocato Luca Marcellini, legale del 52enne. La sentenza sarà pronunciata nel pomeriggio.

‘Coprivamo i debiti lavorando’

I due imputati, come anticipato, non riconoscono né i fatti né le imputazioni. «In quel periodo c’erano problemi di liquidità – hanno risposto entrambi alla domanda del giudice –. Erano dovuti alla volatilità del prezzo del petrolio. Ne eravamo coscienti, ci siamo parlati ma queste comunicazioni verbali non sono mai state formalizzate in riunioni del CdA». Come mai, ha chiesto ancora il giudice, non è stato allestito un bilancio intermedio e non sono state messe in atto misure di risanamento della società? «Prima di questi eventi la società era di successo ed era abbastanza in buona salute – ha risposto il 52enne –. Dopo i mesi di settembre-ottobre alcuni business si sono fermati, ma lavorando eravamo in grado di coprire i debiti. Di questa situazione sono stati informati anche i creditori». «Abbiamo creduto che tutto si sarebbe risolto al meglio – ha aggiunto l’80enne –. C’erano in corso delle trattative concrete».

La ‘breve durata’ della cattiva gestione

L’obiettivo della società luganese era l’attività presso il terminale di Murmansk, dove è stato effettuato un «investimento rischioso» di 30,5 milioni. «Una località strategica della Russia europea, in una posizione fondamentale dal punto di vista militare – sono state le parole del pp –. Nessuno voleva investire in quel luogo perché legato direttamente al governo russo». Il rappresentante dell’accusa ha evidenziato che la cattiva gestione è durata quattro mesi, da luglio a novembre 2008. «Gli imputati hanno scientemente deciso di continuare con la gestione della società, hanno violato il bilancio e non è stato possibile averlo a posteriori perché non hanno tenuto regolarmente la contabilità». Per l’accusa è importante che la Corte riconosca il calcolo dell’aggravio (ovvero gli 8 milioni) perché senza questo importo, e quindi con il proscioglimento degli imputati, un loro risarcimento sarebbe «iniquo».

L’aumento del prezzo del petrolio

Nella sua arringa, l’avvocato Davide Fagetti ha ricordato che «fino al 2006 la società era ben capitalizzata, ha fatto utili e i conti sono sempre stati approvati». L’aumento «repentino e anomalo del prezzo del petrolio ha messo in crisi le compagnie del settore in un momento già congiunturalmente difficile. L’attività di trading ha risentito di queste perdite e ha innescato un effetto a cascata». Il legale ha evidenziato che «l’ufficio di revisione era al corrente delle trattative in corso, che riteneva evidentemente valide». Accordi per risanare la situazione avviati «già nell’ottobre 2007». Per la difesa non c’è quindi stata cattiva gestione e, oltre al proscioglimento, è stato chiesto il rimborso delle spese legali. «Un importo elevato ma giustificato dalla lunghezza e complessità del procedimento».

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