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21.09.22 - 05:30
Aggiornamento: 09:01

Parlare di sessualità a latino? ‘Sì, ma nel modo giusto’

Direttore di scuola arrestato: fanno discutere le lezioni impartite durante la sua abilitazione. Ne parliamo con Virginio Pedroni, ex docente di filosofia

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Sono molte le perplessità che accompagnano la vicenda del direttore di una scuola media del Luganese arrestato per presunti atti sessuali con fanciulli. Una fra le tante è quella legata alle lezioni sulla sessualità impartite durante le ore di latino, quando il 39enne stava svolgendo la tesi per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. «Per le tesi del Dfa è prevista una parte applicativa, quindi vengono tenute delle lezioni agli allievi», ci spiega Virginio Pedroni, insegnante in pensione di filosofia al Liceo Lugano 1, il quale ha inoltre tenuto un corso di didattica della filosofia al Dfa. «Non so quale tipo di insegnamento sia stato impartito in questo caso, ma è stato sicuramente esaminato da un esperto». E riguardo alla scelta di una materia come il latino? «Parlare di sessualità per ricostruire un contesto storico e psicologico non è di per sé un problema. Che il latino diventi un canale privilegiato per fare educazione sessuale, questa può essere una scelta più ardita, ma ripeto, non conosco il dettaglio delle lezioni date in questo caso e comunque non sarei il più indicato a valutarle. Se le lezioni sono state impostate e valutate solo da esperti nell’insegnamento del latino, questo sarebbe un limite della sperimentazione. Sarebbe stato opportuno coinvolgere anche qualcuno competente per l’aspetto psicologico, visti i temi e l’età dei ragazzi».

‘Temi da trattare con rigore e serietà storica’

Si tratta dunque di temi delicati, che possono trovare posto a scuola, ma vanno affrontati nel modo corretto: «Secondo me è giusto non evitare i temi legati alla sessualità quando emergono per esempio nei testi di italiano, filosofia, latino eccetera. Vanno tenuti presenti senza pudori inutili ma con rigore e serietà storica. Bisogna dunque spiegarli e storicizzarli in modo adeguato per far capire lo sfondo culturale e sociale – prosegue Pedroni –. Per esempio nei dialoghi platonici, di cui mi sono occupato molto nel mio insegnamento liceale, emerge a tratti il tema dei rapporti affettivi e probabilmente anche sessuali fra i protagonisti delle discussioni, quindi bisogna spiegare come funzionavano nel mondo greco i rapporti fra i maschi aristocratici».

La vicenda del direttore di scuola media verte anche sull’utilizzo di una chat di WhatsApp nell’ambito dell’insegnamento impartito nell’anno accademico 2017-2018. «Occorre evitare di mescolare problemi generali e il caso particolare in questione. È giusto usare WhatsApp nell’ambito delle lezioni? Si può fare educazione sessuale attraverso il latino? Sono questioni fra loro ben distinte e meritevoli di una riflessione, ma che in questa vicenda si intrecciano e assumono un significato diverso. Tutto il contesto rende difficile parlarne in maniera sufficientemente distaccata». Lo stesso discorso vale per la tematica della tesi scelto dall’allora insegnante: «Col senno di poi potrebbe venir da chiedersi come mai questa persona abbia scelto proprio un tema del genere per la sua tesi, ma così si rischia veramente di trarre conclusioni troppo affrettate. Ora è meglio lasciare che la magistratura faccia le sue indagini e le istituzioni formative coinvolte possano fare le loro valutazioni».

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