laRegione
20.09.22 - 05:30
Aggiornamento: 15:42

Almeno due allieve nel mirino del direttore delle medie

Con una minore il 39enne ha avuto rapporti sessuali completi, con l’altra ci sono stati dei toccamenti. Quella tesi per l’abilitazione all’insegnamento...

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Continua a far discutere la vicenda e quelle lezioni sull’affettività e sul sesso

Non una, ma due. Sono almeno due, secondo testimonianze raccolte dalla ‘Regione’, le allieve della scuola media del Luganese finite nel mirino del 39enne direttore dell’istituto, arrestato mercoledì 7 con l’accusa di atti sessuali con fanciulli e ora sospeso su disposizione del Dipartimento educazione, cultura e sport. Due minorenni, amiche, due ragazze sotto i 16 anni, che avrebbero ceduto alle lusinghe dell’uomo. Con una il docente ha avuto rapporti completi, consumati in più luoghi, come a casa sua o in auto. Gli episodi sarebbero due o tre. Nel caso dell’altra allieva, ci sono stati dei toccamenti. Un solo episodio almeno. Le ragazze erano consenzienti ma questo non annulla assolutamente le colpe del 39enne. Non annulla le sue responsabilità sul piano penale – i rapporti sessuali con minorenni sotto i 16 anni, consenzienti o no, sono punibili – e su quello etico.

Una delle vittime si è confidata con un’amica

I fatti si sono svolti quest’anno, nell’arco di un paio di mesi, fra la tarda primavera e metà estate. Poi l’allieva con la quale il 39enne aveva avuto rapporti sessuali completi si è confidata con una terza ragazza. Anche lei sua amica. La voce ha cominciato a girare, giungendo alle orecchie anche di genitori. È stata così allertata la Polizia cantonale, che, dopo aver interrogato la vittima e svolto ulteriori accertamenti, ha informato della vicenda il Ministero pubblico. Il procuratore pubblico Roberto Ruggeri ha subito ordinato l’arresto del 39enne direttore della scuola media, misura restrittiva confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi. L’uomo è detenuto in preventiva nel carcere giudiziario della Farera. Come è prassi nei procedimenti penali per reati sessuali, gli inquirenti disporranno verosimilmente una perizia psichiatrica.

‘Il mio (inaspettato) trasferimento’

Una perizia per capire meglio la personalità dell’uomo, sposato e padre di tre figli. E anche la sua visione della sessualità e dell’educazione sessuale. Una visione contenuta, perlomeno in parte, nel lavoro di diploma, anno accademico 2017-2018, da lui presentato al Dipartimento formazione e apprendimento (Dfa) della Supsi per ottenere l’abilitazione all’insegnamento. E poi c’è quella frase a pagina 12 dello stesso documento. Al punto 3.3, dove scrive del "mio (inaspettato) trasferimento" da una scuola media, sempre del Luganese, a un’altra sede della regione della quale sarebbe diventato direttore. Perché scrive di un trasferimento "inaspettato"? Una visione, quella del 39enne, particolare, distorta, della sessualità e dell’educazione sessuale, di cui sarebbero state "vittime" le due allieve.

È una vicenda costellata di non pochi interrogativi. Che l’inchiesta penale dovrà sciogliere. Ma che dovrà sciogliere anche l’autorità scolastica. Quel lavoro di diploma avrebbe dovuto suonare come un campanello d’allarme al momento della nomina? Docente e nel giro di pochi anni direttore, dopo essere stato vicedirettore.

Genitori ‘stupiti e dispiaciuti’

«Siamo stupiti e dispiaciuti, per questa notizia inaspettata. Ne abbiamo parlato con la persona che ha assunto l’incarico di condurre la scuola e alla prossima riunione dell’assemblea genitori (programmata a metà del prossimo mese) abbiamo chiesto la presenza della direzione». Preferisce restare anonima una rappresentante dell’assemblea dei genitori della scuola media diretta dal 39enne sino al giorno del suo arresto. Quanto emerso di recente ha sconvolto i genitori degli allievi, il corpo docente e la direzione dell’istituto. La nostra interlocutrice si dice relativamente tranquilla, dopo le rassicurazioni alle famiglie da parte del direttore del Dipartimento educazione cultura e sport, che sulla vicenda «ha subito preso posizione».

Percorso controverso e criticato

Continuano comunque a far discutere e stridono invece parecchio, alla luce dell’arresto del 39enne, alcune decisioni prese dall’autorità scolastica cantonale che, cinque anni fa, affidò al direttore (allora docente) l’incarico di proporre un percorso formativo legato all’affettività e all’educazione sessuale agli allievi di terza media nell’ambito della citata tesi che stava affinando nel 2017-2018 per ottenere l’abilitazione all’insegnamento dal Dfa. Un percorso avviato nell’ambito delle lezioni di latino, che non ha avuto un seguito negli anni successivi. Per quale motivo? Interpellati al riguardo dalla ‘Regione’, i vertici del Decs non rilasciano ulteriori dichiarazioni (oltre a quelle fatte quando si è appreso pubblicamente dell’arresto del 39enne) e ciò considerata l’inchiesta penale in corso. Tra le ragioni del mancato proseguimento del percorso formativo, ci potrebbero essere i riscontri critici e soltanto negativi espressi dai genitori degli allievi, alcuni dei quali si sono chiesti come sia stato possibile che, nel giro di pochi anni, il docente sia stato nominato direttore della sede.

Famiglie non avvisate

Secondo nostre informazioni, i destinatari dell’approfondimento interdisciplinare alla dimensione storico-culturale della sessualità, erano originariamente gli studenti di latino di quarta della sede di scuola media dalla quale l’imputato era stato ‘inaspettatamente’ trasferito. Anche l’assemblea dei genitori della nuova sede aveva chiesto spiegazioni in merito al percorso formativo, lamentando la mancata comunicazione. Le famiglie erano venute a conoscenza che il docente avrebbe parlato di affettività e di educazione sessuale nell’ambito della lezione che teneva a scuola solo leggendo le dispense consegnate ai figli. La lacuna comunicativa è stata in seguito ‘sanata’ con un incontro alla presenza delle famiglie degli allievi, dello stesso docente e del tutor del Dfa.

Inopportuna quella chat sul sesso

I genitori degli allievi di terza media, come detto, avevano criticato aspramente il percorso formativo e il docente aveva pubblicato le loro rimostranze negli allegati della tesi. Alcuni avevano messo in evidenza la scelta inopportuna di affidare a una chat su WhatsApp, seppur riservata e con accesso consentito solo con una password, temi sensibili e discussioni delicate sul sesso.

A questo punto vale la pena citare il documento del gennaio 2019 del Centro di risorse didattiche e digitali (Cerdd) del Dipartimento educazione cultura e sport, con la raccomandazione alle Direzioni degli istituti di adeguare i regolamenti in questo senso: "Agli insegnanti non è consentito sollecitare l’uso di piattaforme elettroniche o di sistemi di comunicazione da parte degli allievi in violazione dei limiti di età che queste piattaforme o sistemi di comunicazione si sono dati".

Non solo. Altre famiglie avevano giudicato infelice e inappropriato l’invito espresso dal direttore agli allievi di alimentare la chat senza timori, anche fuori dall’orario scolastico, mentre normalmente l’argomento viene proposto durante la lezione di scienze. Tra le numerose obiezioni espresse dall’assemblea genitori, anche quella legata al fatto che tale "riflessione sull’affettività e la sessualità" fosse stato affidato a un docente appena arrivato in sede. Censurati pure i mancati controlli delle informazioni che sono passate tramite la chat. Sono insomma parecchie le perplessità suscitate dalla tesi del direttore. Tanti insomma sono i nodi da sciogliere. Quel lavoro di diploma avrebbe dovuto suonare come un campanello d’allarme al momento della nomina?

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