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02.09.22 - 12:09
Aggiornamento: 18:16

Accoltellamento: ‘Così pazza non è, capisce cosa ha fatto’

Replica e duplica fra accusa e difesa sui fatti alla Manor di Lugano. Ultima parola all’imputata, con una preghiera islamica

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Quarto giorno processuale al Tribunale penale federale di Bellinzona

«Nel nome di Dio misericordioso». Ha iniziato così, con i palmi delle mani rivolti al cielo, il suo ultimo intervento al processo che la vede alla sbarra per il duplice accoltellamento alla Manor di Lugano, la 29enne imputata. Una breve preghiera islamica, all’apparenza la prima sura del Corano mal recitata. E basta. Queste sono state le sue ultime parole al quarto giorno processuale al Tribunale penale federale di Bellinzona, dove si dovrà decidere se è colpevole o meno di ripetuto tentato assassinio, violazione della Legge federale che vieta al-Qaida e Stato Islamico nonché le organizzazioni associate e ripetuto esercizio illecito della prostituzione, così come ipotizzato dalla procuratrice federale Elisabetta Tizzoni.

‘La Polfederale ha parlato di presumibile terrorismo’

Proprio quest’ultima è intervenuta per prima stamattina, in replica alla lunga arringa degli avvocati difensori Daniele Iuliucci e Simone Creazzo. Sostenendo che la difesa avrebbe «tentato di screditare la Procura federale», Tizzoni ha difeso il lavoro del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc), così come delle autorità di polizia federale e cantonale. «Certo, la sera stessa è stata indetta una conferenza stampa per spiegare alla popolazione cosa era successo, tranquillizzare, anche perché il dispiegamento di polizia è stato notevole. Che lo si trovi sproporzionato o no, è un fatto. La Polfederale ha sempre parlato di presumibile terrorismo».

‘Ha agito spinta da convinzione estremista’

Rispetto al decreto di non luogo a procedere pronunciato dall’Mpc. «Gli elementi fattuali oggi sono altri rispetto al 2017, tanto che hanno portato all’atto d’accusa in questione» ha precisato la procuratrice. «L’imputata ha agito secondo le sue conoscenze e capacità. Nel suo, limitato, margine di manovra ha agito in modo coerente e senza ombra di dubbio spinta dalla sua convinzione estremista. Non fa parte di un gruppo terroristico ma si è lasciata ispirare da un’ideologia estremista e in Svizzera questa è la tipologia di terrorismo che ci deve preoccupare. Paragonare quanto successo ad altri attentati terroristici più gravi è fuori luogo, ma rimane comunque un atto terroristico realizzato con un’arma bianca da una donna radicalizzata. Certo, i disturbi psichici hanno contribuito al processo di radicalizzazione, ma non sono tali da impedirle di capire quanto ha fatto. La difesa vuole a tutti costi dimostrare che è schizofrenica, ma entrambi i periti hanno spiegato che nella sostanza nulla cambia sul grado di imputabilità. Così pazza non è: capisce di avere squilibri e anche cosa ha fatto».

Tizzoni ha poi ribadito che la prima e principale vittima ha effettivamente sentito la frase Allah U Akbar, e che lo ha dichiarato a verbale due giorni dopo i fatti, senza il tempo di farsi suggestionare da stampa o conoscenti. Anche Hugo Haab, avvocato dell’accusatrice privata, ha voluto puntualizzare che i danni fisici riportati sono, secondo gli atti, purtroppo permanenti.

‘Si sarebbe dovuto dimostrare umanità e dirle che non è una jihadista’

La duplica di Iuliucci: «Persino l’Associazione ticinese dei giornalisti si era dichiarata sconcertata dalla comunicazione delle autorità a seguito dei tweet». Mentre, secondo la difesa, l’accusa avrebbe cercato di dimostrare che la 29enne è una jihadista, una lupa solitaria, «oggi, sento qualcosa di diverso, ossia che ha fatto quel che ha potuto fare. Al contrario dell’imputata, una radicalizzata è una persona che vive la religione in modo stretto e rigoroso». In chiusura, l’avvocato è tornato in maniera accorata sui disturbi della donna. «Si sarebbe dovuto tenere maggiormente in conto della diagnosi dello psichiatra che l’ha avuta lungamente in cura prima dei fatti: schizofrenia paranoide. Bisogna togliere il paraocchi: se non ha avuto alcun contatto con terroristi, allora non è una terrorista. È da due anni che viene detto a una malata che è una jihadista, invece si sarebbe dovuto dimostrare umanità, come nel 2017, e dirle che non lo è».

L’accusa, ricordiamo, chiede una pena di quattordici anni, mentre per la difesa deve essere di otto e il ripetuto tentato assassinio in realtà è un tentato omicidio intenzionale. E non si tratterebbe di un atto terroristico. La sentenza verrà pronunciata dalla Corte, presieduta da Fiorenza Bergomi, il 19 settembre.

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