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29.08.22 - 10:57
Aggiornamento: 14:37

Processo accoltellamento alla Manor, minacce in aula

Un messaggio minatorio arrivato all’avvocato difensore porta scompiglio, bloccando brevemente il processo a carico della 29enne del Luganese

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Inizio col botto per il processo dei fatti della Manor

«La prossima azione non sarà effettuata con il coltello, ma con altro», alludendo all’esplosivo. È iniziato letteralmente con il botto, fra colpi di scena, il processo alla 29enne del Luganese che il 24 novembre del 2020 accoltellò due donne alla Manor di Lugano. Poco prima di procedere con l’interrogatorio dell’imputata, un messaggio ricevuto da Daniele Iuliucci, avvocato difensore con Simone Creazzo della donna, ha portato scompiglio in aula obbligando la Corte del Tribunale penale federale di Bellinzona a sospendere il procedimento.

‘Attento a non farti venire un infarto’

Il messaggio, poco chiaro ma chiaramente minatorio, invitava il legale sostanzialmente a ricusarsi. "Se non fermano il teatro noi metteremo fine al tribunale", ha scritto il mittente, fra l’altro. "Ripulite il pasticcio altrimenti la prossima azione non sarà effettuata con il coltello, ma con altro (alludendo agli esplosivi, ndr)" è stato poi scritto, prima di passare alle minacce all’avvocato: "Se vuoi fai una denuncia per questo messaggio, tanto sai che non ti salverà. Attento a non farti venire un infarto", minacciando in tal modo di morte il legale. «Prendiamo atto del messaggio. Verrà trasmesso alla Polizia federale» ha concluso la presidente della Corte Fiorenza Bergomi.

‘Sono musulmana, rifiuto di togliere il cappuccio’

A far pensare, è il tempismo del messaggio: presentato alla Corte poco dopo il primo colpo di scena avvenuto in aula. A inizio processo, l’imputata si è infatti rifiutata di togliere il cappuccio della felpa, che le copriva il capo, così come richiestole dalla presidente della Corte. «Le chiedo di levare la mascherina e il cappuccio – le ha intimato la giudice –, necessitiamo di vederla bene in volto per il riconoscimento». «La mascherina la tolgo, il cappuccio mi rifiuto: lo tengo perché sono musulmana», ha replicato l’imputata dopo averne parlato una prima volta con gli avvocati difensori.

Alla fine, capo scoperto in aula

Di fronte al rifiuto, Bergomi ha deciso di proseguire il procedimento ricordando alla 29enne il rischio di una sanzione disciplinare. Per poi tornare sull’argomento pochi minuti dopo: «Devo dire che il suo viso anche con il cappuccio si vede bene – ha ammesso –. La invito però nuovamente a toglierlo, se contravviene alle regole mi vedrò costretta a procedere con delle sanzioni. Anche per noi vige la regola di vestirsi di nero». Un secondo tentativo degli avvocati è poi andato a buon fine, ma prima di proseguire con l’interrogatorio dell’imputata, che prenderà la maggior parte della prima giornata processuale, è arrivato a sorpresa il messaggio presentato da Iuliucci.

Un passato difficile

Successivamente è finalmente iniziato l’interrogatorio, che sta ripercorrendo la vita dell’imputata: dai disturbi alimentari ai problemi psicologici, dalle difficoltà scolastiche a quelle di inserimento professionale, fino alla conoscenza con l’afghano, il figlio, il matrimonio e il divorzio con lo stesso. E poi, naturalmente, la conversione all’islam oltre dieci anni fa e la simpatia per l’Isis. La 29enne, ricordiamo, oltre al ripetuto tentato assassinio, è accusata di violazione della Legge federale che vieta i gruppi ‘al-Qaida’ e ‘Stato Islamico’ e organizzazioni associate, nonché di ripetuto esercizio illecito della prostituzione. La pubblica accusa è rappresentata dalla procuratrice federale Elisabetta Tizzoni.

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