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13.08.22 - 05:15
Aggiornamento: 09:41

Rovio, fucile notificato ma il padre era senza porto d’armi

Emergono ulteriori aspetti legati al grave fatto di sangue capitato domenica scorsa ad Agno: il 49enne non aveva il permesso di girare con il Flobert

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Il 49enne al carcere giudiziario La Farera

Com’è possibile che una persona con dipendenze e nota alle autorità abbia avuto fra le mani un’arma da fuoco? Senza contare che, sembrerebbe, a casa ne sarebbero state trovate altre. E ancora: vista la diffusione di armi in Svizzera, c’è pericolo che altri episodi simili si ripetano? Tra i tanti interrogativi scatenati dal grave fatto di sangue capitato domenica scorsa ad Agno, quando il 22enne è stato ferito da un colpo partito dal fucile del padre 49enne, quelli relativi al porto d’armi sono tra i più rilevanti.

Il 22enne sta rispondendo alle domande degli inquirenti

Uno dei capi d’imputazione nei confronti del padre, sui quali stanno indagando gli inquirenti coordinati dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo è proprio l’infrazione alla Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni (Larm). Da nostre informazioni, infatti, sembrerebbe che il 49enne di Rovio avesse notificato il fucile alle autorità competenti ma non avesse il porto d’armi e quindi non avrebbe potuto lasciare l’abitazione armato di un Flobert calibro 22 con canna e calcio mozzati. Un fucile dal quale, stando alla versione dell’uomo, i due colpi sarebbero partiti per sbaglio. Uno dei quali ha colpito il figlio alla schiena, tuttora in cure intense. Intanto, il 22enne ha accettato di rispondere alle domande degli inquirenti.

Il Flobert 22? ‘In passato, in palio nelle lotterie di paese’

A disciplinare i vari aspetti in questa materia a livello nazionale è la Larm, aggiornata con un’Ordinanza nel 2019 (la Oarm). In Ticino, a occuparsi della notifica del possesso di armi e del permesso di porto d’arma, è il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata (Saes) della Polizia cantonale. Ma cosa sappiamo del fucile Flobert calibro 22? «Intanto – ci spiegano all’Ambrosini di via Soave, uno dei più noti e apprezzati negozi di armi di Lugano e della regione –, si tratta di un fucile molto diffuso. Era utilizzato in particolare in ambito agricolo e, in passato, era talmente radicato che veniva frequentemente messo in palio nelle lotterie di paese». Si tratta di un’arma per la quale ci vuole una dichiarazione, la prima delle tre categorie nelle quali si suddividono le armi soggette alla Larm.

Le nuove regole per i permessi

«È una nuova categorizzazione di fatto creata in seguito all’adozione della Oarm», ci chiariscono dall’armeria. Gli altri due gruppi comprendono le armi soggette all’obbligo di autorizzazione e le armi vietate. Per l’acquisto delle prime è necessario un contratto scritto con le informazioni sull’arma stessa, su chi l’acquista e su chi la vende, la regala o la presta. Il contratto va inviato entro trenta giorni alla Polcantonale. Ai cittadini stranieri o senza un permesso di domicilio, è richiesto un apposito permesso per ogni acquisto di arma o di parti essenziali di arma. Per la seconda categoria, è necessario il già citato un permesso: va inviata la richiesta pertinente con l’estratto del casellario giudiziale svizzero e una copia di un documento alla Polcantonale. Infine, per alcune delle armi vietate, quest’ultima può rilasciare un’autorizzazione eccezionale per sportivi o collezionisti. Sono queste le disposizioni generali, alle quali vi sono comunque diverse eccezioni.

Ci vogliono le carte in regola

«Quest’ultima categoria è stata di fatto creata nel 2019 – ci spiegano dall’armeria luganese –, rendendo il sistema più complesso. Anche per noi rivenditori è diventato talvolta più complicato spiegare a dovere le procedure ai potenziali acquirenti. Sono però aumentati notevolmente i controlli. Ad esempio, è necessario dimostrare con prove anche fotografiche che le armi sono custodite in sicurezza. Inoltre, gli uffici cantonali organizzano ancor più frequentemente dei colloqui conoscitivi con chi acquista un’arma. In particolar modo con i giovani». Questo, perché oltre alla notifica di un’arma, generalmente, si richiede il permesso per il porto d’arma, ossia l’autorizzazione a portare fuori dal proprio domicilio un’arma carica pronta all’uso a scopo di difesa personale. Un’autorizzazione valida al massimo cinque anni e rinnovabile. Chi vuole ottenere questo permesso, e vale anche per chi eredita armi in quanto il lascito è comparato all’acquisto, deve dimostrare di essere capace d’intendere e di volere, di non essere sottoposto a curatele o tutele di qualche genere e non deve dare motivo di ritenere che possa esporre sé o altri a pericolo. Bisogna inoltre superare un esame teorico sulla conoscenza delle disposizioni e pratico sul maneggio e tiro con l’arma e non bisogna naturalmente avere iscritte nel casellario giudiziale condanne per reati che denotano carattere violento o per crimini o delitti commessi ripetutamente.

Tuttavia, oltre a questi controlli iniziali, sembrerebbe che le autorità competenti non effettuino più ulteriori verifiche sull’idoneità dei possessori di armi, dopo aver concesso le autorizzazioni iniziali.

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