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04.07.22 - 15:07
Aggiornamento: 19:26

Conferenza sull’Ucraina: Lugano non blindata, ma semivuota

Senza aperitivi, ma con disagi tutto sommato contenuti. E sopra le teste il ronzio degli elicotteri, che fa da... colonna sonora alla due-giorni

«Non chiamatela città blindata, se non lo è realmente», ci ammoniscono i maestri di giornalismo durante le formazioni. E no, in effetti Lugano per la Ukraine Recovery Conference (Urc) 2022 non è stata blindata. Certo: alcune strade sono state chiuse, la viabilità è stata parzialmente modificata, la cosiddetta zona rossa attorno al Palazzo dei Congressi è assolutamente off the limits persino per noi giornalisti accreditati (!), il golfo di Lugano nei pressi del Parco Ciani è inaccessibile.

L’aperitivo a Lugano Marittima non lo si può fare, peccato. La città però non è stata rivoluzionata e i disagi appaiono tutto sommato contenuti. La maggior parte dei negozi ed esercizi pubblici è rimasta aperta. A impressionare sono gli spazi: la città appare svuotata. Prima delle 11 il traffico è stato praticamente assente, mai stato più facile trovare parcheggio nel centralissimo autosilo Balestra, completamente deserto il solitamente congestionato corso Elvezia. Lugano è l’ombra di quella che è stata durante gli scorsi tre giorni, quando decine di migliaia fra centauri e turisti l’hanno invasa per gli Swiss Harley Days. «Oggi in giro di gente se ne vede poca – osserva una commerciante –. Altri non sono contenti, ma a noi non disturba: è solo per due giorni e per una buona causa».

Come sul set di un James Bond

Non una città blindata dunque, ma l’impressione di trovarsi sul set di uno spy movie alla James Bond c’è tutta. Gli annunciati 1’600 militari e gli agenti – quanti, questi, non è dato sapere – di Polcantonale, Polcom e altri Corpi di sostegno sono dovunque tutt’attorno alla zona rossa. Proprio gli elicotteri dell’esercito, che da ieri pomeriggio hanno iniziato a sorvolare i cieli ticinesi, hanno contribuito stamattina a rompere la cappa di silenzio irreale nella quale è piombata la città dopo il temporale della scorsa notte.

In una babele di lingue

Attorno alle 11, l’ora di arrivo prevista delle principali delegazioni, aumenta il pattugliamento aereo sopra via Ciani. Alcuni macchinoni dai vetri oscurati sfrecciano verso il centro. E poi ci sono gli agenti di sicurezza privata a ogni angolo della città, auricolari accesi e sguardo da duro d’ordinanza, anche lontano dalla zona rossa. Ma a dare il vero tocco d’internazionalità che da un evento come l’Urc ci si aspetta, non è tanto quel che si vede quanto quel che si sente. L’inglese e il francese della diplomazia si fondono con il tedesco, l’arabo e – chissà – il russo dei turisti a poche decine di metri gli uni dagli altri. Oggi Lugano non è italofona, fascino anche questo dell’atmosfera da spionaggio che pervade la città.

Nonostante l’imponente dispositivo di sicurezza, le azioni di protesta non mancano. La principale manifestazione annunciata, organizzata dall’Mps, si svolgerà nel tardo pomeriggio in piazza Dante. In mattinata gli attivisti di Greenpeace hanno allestito una simbolica turbina eolica sul lungolago nei pressi del Belvedere, mentre la controcultura autogestita si è data appuntamento in questi giorni a Massagno.

La movida dell’Urc invece è principalmente in piazza Indipendenza, accanto al Quartiere Maghetti. Qui sfilano le eleganti delegazioni estere, personaggi che indossano camicie che richiamano gli elementi folk ucraini, personalità di spicco della politica e dell’economia locali, giornalisti. Qualcuno si riesce ad agganciare, molti sono disponibili, ma ‘off the records’: le interviste le rilasciano solo i big ticinesi.

Attorno alle 13.30 il viavai cessa, a Lugano torna il silenzio. Al Palacongressi vanno in scena gli interventi del presidente della Confederazione Ignazio Cassis e, in collegamento, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Invalicabili anche con lo sguardo le scure transenne attorno alla zona rossa: l’attenzione è tutta lì ora, i lavori sono iniziati. Il popolo dell’Urc si ritroverà in serata, in piazza Manzoni, dove sventolano bandiere gialloblù e sia stasera sia domani sono previsti concerti di performer ucraini. Un’altra musica, rispetto all’incessante rombo degli elicotteri sopra le nostre teste.

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