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04.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:16

Conferenza Ucraina: ‘Simbolica? Direi piuttosto solidale’

Artem Rybchenko, ambasciatore ucraino a Berna, sulla Ukraine Recovery Conference di Lugano: ‘Preziosa opportunità di incontro coi partner internazionali’

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L’ambasciatore ucraino a Berna Artem Rybchenko

Dopo settimane di attesa, e non senza discussioni, la Ukraine Recovery Conference (Urc) 2022 sta per partire. Occhi puntati oggi e domani su Lugano, sul Palazzo dei Congressi. Volodymyr Zelensky non ci sarà, ma l’evento per il governo di Kiev appare di grande importanza. Per discutere delle aspettative, abbiamo incontrato l’ambasciatore ucraino a Berna Artem Rybchenko.

Che cosa si aspetta dalla conferenza? Quali sono i vostri obiettivi?

Il primo obiettivo è aggiornare i partner e i Paesi che ci supportano sull’andamento della guerra, sulla situazione sul terreno. Siamo stati vittime di nuovi attacchi missilistici, che hanno colpito strutture civili e persone in diverse parti del Paese e desideriamo sottolineare quanto sta accadendo. Secondariamente, intendiamo presentare l’iniziativa del presidente Volodymyr Zelensky ‘United 24’, indispensabile per la ricostruzione del Paese. E in terzo luogo, per noi è una preziosa opportunità di incontro con i nostri partner internazionali. Prima dell’invasione, da Kiev a Zurigo bastavano due ore e mezza di volo, mentre adesso per raggiungere la Svizzera e l’Europa occidentale ci vogliono fra un giorno e mezzo e due giorni di viaggio.

Finanziariamente parlando, vi siete posti un obiettivo da raggiungere?

No. Il denaro necessario per la ricostruzione è un discorso aperto. Non sappiamo quanto ce ne vorrà, la situazione non è ancora chiara e il conflitto è ancora in corso. Ma bisogna iniziare a ricostruire subito: c’è una forte esigenza di strutture per i civili.

Che cos’è di preciso ‘United 24’?

È una piattaforma molto importante per l’Ucraina. Ci sono, negli Stati amici come la Svizzera, numerosi enti che stanno raccogliendo fondi sin dall’inizio della guerra, donazioni per progetti in supporto all’Ucraina. Molti di questi utilizzano i nomi ‘Ucraina’ o ‘guerra’ per raccogliere denaro, ma in definitiva noi non sappiamo qual è la destinazione finale di questi aiuti. Anche in Svizzera sono stati raccolti circa 125 milioni di franchi. È un aiuto che apprezziamo davvero, ma desideriamo trovare una soluzione per coordinarlo meglio. Crediamo che il governo ucraino sappia al meglio, più delle Ong (Organizzazioni non governative, ndr), dove sono necessari questi soldi. Desideriamo ricostruire ospedali, scuole, asili, strade, ponti e tutte le infrastrutture civili necessarie per vivere in Ucraina e permettere ai rifugiati di rientrare nel proprio Paese. Per questo abbiamo lanciato ‘United 24’: una piattaforma per donatori, in cooperazione con l’Ucraina e non con le Ong. Ed è all’insegna della massima trasparenza: ogni donatore potrà seguire in tempo reale il tracciamento della propria donazione, capire dove vanno i propri soldi.

Settimana scorsa su ‘Le Matin Dimanche’ il municipale di Lugano Filippo Lombardi ha detto che l’Urc sarà una conferenza solo simbolica. Cosa ne pensa?

Non conosco il signor Lombardi e quindi non posso dire cosa intendesse con ‘simbolica’. Credo che la conferenza riguardi la solidarietà fra Svizzera e Ucraina, fra i governi dei due Paesi e fra i popoli dei due Paesi: uno che ha aperto con generosità le porte delle proprie case, anche qui in Ticino, e un altro costretto a fuggire. È un incontro importante anche per i nostri partner, affinché capiscano quanto l’Ucraina tiene all’Europa, alla democrazia e al diritto internazionale. Si può quindi dire ‘simbolica’, ma trovo più appropriata l’espressione ‘solidale’.

L’Urc potrà in qualche modo aiutare i negoziati di pace con la Russia?

La pace è fondamentale, ma a questo punto prima vogliamo la vittoria, che porterà la pace. In ogni caso, a Lugano si discuterà più della ricostruzione del nostro territorio, delle diverse sfide economiche e infrastrutturali che ci attendono.

Come valuta la situazione sul terreno? Sembra che le forze ucraine si stiano ritirando dal Donbass. È così? Perché?

Questa non è semplicemente una guerra, ma una guerra di difesa. Noi non abbiamo invaso un singolo centimetro di terra straniera. La difesa del territorio è molto importante, ma fondamentale è la protezione dei civili, delle infrastrutture strategiche. È molto difficile, per noi, comprendere la strategia militare russa: uccidono persone, bambini. Per questo è fondamentale che la comunità internazionale stia saldamente a fianco dell’Ucraina.

A tal proposito, crede che gli alleati, europei in particolare, stiano fornendo armi a sufficienza all’Ucraina?

Prima di tutto vorrei dire che per noi è molto importante che il 23 giugno ci sia stato concesso lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Unione europea. Credo che sia un segnale di supporto molto forte. Venendo alla domanda: chiaramente, più aiuto riceviamo, e con questo intendo anche armi naturalmente, più forti saremo e più a lungo riusciremo a tenere testa alla Russia.

La Russia ha invaso l’Ucraina a febbraio, ma la guerra è iniziata otto anni prima. È stato fatto abbastanza, anche da parte vostra, in questo periodo per raggiungere una pace con il Cremlino e con le repubbliche separatiste del Donbass?

Vorrei sottolineare nuovamente che la guerra è iniziata con l’annessione della Crimea e con l’occupazione di parte del Donbass, non con un attacco da parte nostra alla Russia. Di negoziati ce ne sono stati tanti, in diverse modalità. Ma nessuno di questi si è rivelato in grado di portare alla pace e questo perché i russi hanno evitato il più possibile incontri diretti, sottraendosi alle proposte non solo della controparte ucraina ma anche dei partner europei e internazionali. Posso dire fermamente che abbiamo fatto del nostro meglio per trovare realmente delle soluzioni e anche il presidente Zelensky ha più volte apertamente cercato il dialogo, sebbene questo implichi l’incontro con il leader di un Paese che sta distruggendo l’Ucraina e la sua democrazia. Ma a queste richieste non si è dato seguito.

Ha menzionato la Crimea. Che cosa ne sarà? È realistico un ritorno all’Ucraina?

La Crimea è parte dell’Ucraina, un nostro territorio secondo la Costituzione. Nel nostro parlamento abbiamo dei seggi appositi per i rappresentanti della Crimea. Allo stesso tempo, vorrei dire che per me – e qui smetto i panni di ambasciatore per indossare quelli di semplice cittadino ucraino – la Crimea è un posto molto bello e una destinazione molto speciale per i turisti. Oggi invece è diventata una destinazione militare per i russi. È una regione con un passato travagliato, se pensiamo alla deportazione dei Tatari di Crimea. E che ricorda quel che sta succedendo oggi nell’Est dell’Ucraina, a Mariupol e in diverse altre località, da dove sono state deportate migliaia di persone in Russia. Quindi la Crimea rappresenta per noi un problema molto importante, al quale stiamo cercando di trovare una soluzione con i nostri partner internazionali, al fine di riportare la pace nella regione.

In Svizzera invece c’è polemica sulla scena politica, perché alcuni partiti sostengono che la Svizzera abbia danneggiato la propria tradizionale neutralità. Che cosa ne pensa?

Prima di tutto, l’Ucraina rispetta il diritto internazionale, così come le leggi interne degli altri Paesi. E questo vale anche per la Svizzera, che è un Paese molto speciale, e per il suo status neutrale. Alla conferenza non si parlerà, se non contestualmente, di questioni militari. L’Ucraina non ha ricevuto né armi né equipaggiamento militare, per noi importantissimi, dalla Svizzera. Ma qui si parla della difesa dei diritti umani, della democrazia e del diritto internazionale: tutti aspetti molto a cuore anche alla Svizzera. Si parla della vita delle persone, dei civili. La Svizzera ha aderito alle sanzioni contro la Russia, è vero, ma non credo che questo possa intaccare la neutralità elvetica.

Da ultimo: il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha annunciato che Zelensky non sarà presente all’Urc. Come mai?

La Costituzione vieta al presidente di lasciare il Paese in tempo di guerra, visto il ruolo di responsabilità che ricopre. Ma sarà naturalmente presente in collegamento online per portare il proprio contributo ai lavori.

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