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07.06.22 - 10:02
Aggiornamento: 18:20

Truffa per mestiere: 3 anni e mezzo all’avvocato di Paradiso

‘Era parte di un ingranaggio su vasta scala’, ha sentenziato la Corte delle Assise criminali. Accertata una sola vittima. La difesa ricorrerà in Appello

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Il verdetto

«L’imputato era a conoscenza della truffa. Era parte di un ingranaggio su vasta scala. Ha inizialmente negato, chiamandosi fuori, ma ha mentito». Così ha dichiarato stamane il giudice Amos Pagnamenta, presidente della Corte delle Assise criminali di Lugano composta dagli assessori giurati, motivando la sentenza di colpevolezza pronunciata nei confronti dell’avvocato italiano 48enne che operava con studi a Paradiso e Manno, contribuendo nell’ambito di un’organizzazione criminale ad adescare clienti facoltosi americani e canadesi convincendoli, contrariamente al vero, di essere i beneficiari di importanti eredità. Pena: 3 anni e mezzo di carcere ed espulsione dalla Svizzera per 8 anni. Accertata la truffa per mestiere, ma relativa a solo una delle tre vittime indicate nell’atto d’accusa dalla procuratrice pubblica, Chiara Borelli. Al processo svoltosi lo scorso 2 giugno, il magistrato aveva chiesto per l’imputato 6 anni di carcere e l’espulsione dalla Svizzera per 10 anni. Mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato d’ufficio Michele Rusca – che ha già preannunciato di ricorrere in Appello contro il verdetto – si era battuta per una massiccia riduzione della pena, sostenendo in particolare come il suo assistito fosse venuto a conoscenza della truffa in atto soltanto dal 2017. Circostanza questa che la Corte ha escluso, spiegando invece come il 48enne sapesse già dell’agire truffaldino dal 2015.

‘Ha agito solo per lucro e danneggiato la piazza locale’

Il presidente della Corte ha evidenziato come l’imputato abbia mentito sull’identità del misterioso "signor Rossi", correo nel dibattimento ma latitante. La colpa dell’imputato è stata ritenuta grave: «Ha agito a solo scopo di lucro, per guadagno personale (800mila franchi, il guadagno conseguito, ndr) e danneggiato la reputazione della piazza locale. Ha agito sull’arco di diversi anni. Unica "attenuante" riscontrata dai giudici: il 48enne, ha riconosciuto la Corte, ha ricavato in definitiva una somma modesta in confronto ai 20 milioni dell’entità complessiva.

Secondo la Corte, il 48enne avvocato «ha sempre tentato di dare spiegazioni a posteriori senza mai essere convincente». «Il fatto che chiedesse 60mila franchi per la cessione di società assolutamente inconsistenti e vuote è stato un altro elemento di colpevolezza che se non fosse stato ritenuto truffaldino sarebbe comunque stato rimproverabile di usura».

Insomma, per i giudici l’avvocato 48enne italiano, in carcere dallo scorso ottobre e che ha sempre negato ogni addebito, ha agito come correo e non come complice ed era perfettamente a conoscenza del piano truffaldino. La Corte ha considerato tuttavia solo le truffe compiute da uno dei facoltosi clienti d’Oltreoceano, colui che ha sporto denuncia al Ministero pubblico, dando il via alle indagini. Prosciolto invece per le altre truffe, per le quali i giudici «non sono riusciti ad appurare quale tipo di inganni fossero stati prospettati».

Per la Corte la scelta di operare con uno studio in Svizzera è stata strategica, perché doveva apparire più credibile agli occhi delle vittime. Accolte, poi, le truffe Covid compiute dall’imputato: le società dormienti usate dall’imputato non necessitavano di alcun credito Covid per superare la crisi pandemica per la quale sono stati creati gli aiuti dalla Confederazione. Le cifre d’affari indicate nei formulari sono state gonfiate e ingannevoli. Il processo è stato sin dall’inizio di natura indiziaria. Ma per la Corte ad assicurare l’indispensabile credibilità, costanza e convergenza dei fatti è stata unicamente la vittima denunciante. E non l’imputato, ritenuto invece menzognero.

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