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19.05.22 - 18:11
Aggiornamento: 23:07

Costi, qualità di vita, moltiplicatore: perché si lascia Lugano

Sebbene il trend demografico si sia invertito, uno studio evidenzia che il saldo migratorio nei confronti dei comuni ticinesi è ancora negativo

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Più quelli che arrivano che quelli che vanno

Adulti tra i 30 e i 60 anni, attinenti e spesso con reddito medio-basso. Questo l’identikit di massima del luganese con la valigia. Non per vacanza, ma per trasferimento. Era stato annunciato lo scorso gennaio, ed è stato presentato oggi il bilancio migratorio per il 2021 di Lugano. A inizio anno è stata infatti segnalata una prima inversione del trend demografico che ha visto la più grande città ticinese perdere costantemente abitanti nel precedente lustro. Risultati positivi, messi però in ombra dal confronto con Bellinzona e Locarno, più piccole ma con aumenti molto più marcati. E spontanea è sorta la domanda: ma la crescita degli altri poli urbani è dovuta a un trasferimento di luganesi?

Bellinzona e Mendrisio attrattive, Locarno e Chiasso meno

Ebbene, sì, quantomeno in parte. Dallo studio emerge infatti che come trend generale la città ha un saldo migratorio negativo nei confronti degli altri comuni ticinesi. Tradotto: ci sono più persone che si trasferiscono nel resto del Ticino dalla città che viceversa. Quasi un luganese su due (il 47%) fra quelli che lasciano la città lo fa per altri comuni nel cantone. E Bellinzona certamente beneficia di questo travaso: la capitale è il secondo comune (-65 abitanti), dopo Massagno (-113), ad attirare il maggior numero di luganesi. Non così Locarno: sono di più i cittadini trasferitisi dal Verbano al Ceresio che viceversa (saldo totale: +6 a favore di Lugano). Attrattivo per i luganesi è anche un altro polo, Mendrisio (-27). «È il primo degli aspetti centrali che abbiamo individuato – valuta Giorgio Maric, responsabile del Servizio di statistica urbana –: le persone che emigrano da Lugano scelgono centri urbani con un più basso costo di vita».

Lugano la più cara

E in effetti, lo studio evidenzia la non trascurabile differenza di costo del prezzo d’affitto al metro quadrato medio nelle quattro città ticinesi. A Bellinzona e Mendrisio è decisamente inferiore che a Lugano: rispettivamente 18,02, 18,51 e 21,87 franchi. Locarno invece, che guarda caso con Lugano ha un bilancio migratorio in positivo per la città sottocenerina, è a una distanza molto più contenuta: 20,87 franchi. Ma ad attirare i luganesi non è solo un costo di vita più basso, ma anche un moltiplicatore d’imposta minore. Paradiso (-57) e Sorengo (-51) sono infatti tra i comuni col saldo migratorio più negativo per la città. E poi, terzo fattore, ci sono quei comuni collinari che offrono un’elevata qualità di vita e spingono molti luganesi a decidere di risiedervi. Collina d’Oro (-50), Pura (-25) e Canobbio (-22), per esempio. Ma, forse un po’ a sorpresa, il comune ticinese in assoluto ad attrarre il maggior numero di luganesi è Massagno: sono ben 113 i residenti che vi si sono trasferiti l’anno scorso.

Positivo il bilancio su scala nazionale

In minoranza invece i comuni che hanno un saldo positivo nei confronti della città. E con valori molto più limitati. Ad esempio: Origlio e Grancia (+10), Morbio Inferiore, Chiasso e Bioggio (+7), per citare quelli con il computo più favorevole a Lugano. «I quartieri affacciati sul lago e la periferia collinare quelli con il maggior saldo positivo, ossia che attirano più immigrati» osserva Maric. Dato curioso, quantomeno per il centro, in quanto lo stesso quartiere è in perdita demografica, ma evidentemente per ragioni di saldo naturale, ossia di differenza fra nascite e decessi. «E poi Lugano rimane estremamente dinamica, anche in virtù dei suoi posti di lavoro che continuano ad aumentare. E resta attrattiva per i confederati». Il dinamismo si riflette in particolare nella struttura di chi arriva: spesso giovani fra i 20 e i 29 anni, con reddito medio-basso e basso e che rimangono però in città meno di due anni. Persone dunque all’inizio della propria carriera professionale, ma che faticano a mettere radici a Lugano. Questo in termini generali, mentre osservando unicamente gli spostamenti fra comuni, la città attrae soprattutto persone in età da pensione.

Focus: alloggi, economia, grandi progetti

«Sebbene ci sia stato anche (lieve, ndr) un aumento delle nascite, il saldo migratorio è attualmente molto importante – osserva infine Maric – perché determina l’andamento positivo o negativo della popolazione». E il fatto che nel 2021 siano arrivate in città più persone di quante ne siano partite è di fatto il principale fattore di inversione di un trend iniziato nel 2014 e coloratosi di rosso due anni dopo. Come stimolare allora ulteriormente l’immigrazione di persone da altri comuni ticinesi, in un contesto con una città di Bellinzona altamente competitiva? «È molto importante che il mercato possa mettere a disposizione appartamenti a pigione conveniente per le famiglie – l’osservazione del sindaco Michele Foletti –. La strategia sull’alloggio sarà una riflessione centrale nel nuovo Piano direttore comunale». «E poi bisogna continuare a supportare l’economia – per il capodicastero Consulenza e gestione Tiziano Galeazzi –. La geografia di Lugano non permette di attirare grandi capannoni industriali sul territorio, ma si può puntare sulla new economy. E poi sui grandi progetti: il Polo sportivo e degli eventi ad esempio potrà essere un perno attrattivo per il Nuovo Quartiere di Cornaredo e in generale per tutta la città. Idem il progetto del Polo fieristico del Campo Marzio».

ALTRE CIFRE

Torna la vita sociale

In concomitanza con lo studio sulle migrazioni, è stata presentata anche la settima edizione di ‘Lugano in cifre’. Tre le novità, rispetto ai precedenti annuari statistici: l’estensione delle sezioni dedicate alla cultura e allo sport e due nuove sezioni, relative alla mobilità e all’ambiente. «Si analizza il consumo di cultura, ma anche la rete di produzione che vi sta dietro» spiega il responsabile della statistica urbana. La pubblicazione contiene ad esempio la distribuzione territoriale degli operatori culturali – spoiler: sono in centro – e poi la tipologia e il numero degli eventi e gli spettatori. «È aumentato il numero di partecipanti agli eventi e di visitatori ai musei, ma è per effetto del Covid: nel 2021 siamo stati meno in lockdown rispetto al 2020». Non si nota per contro un impatto Covid per quanto riguarda le persone più bisognose: il numero di persone in assistenza sociale è cresciuto in modo esiguo (+8) rispetto al 2020, mentre sono diminuite le domande per prestazioni sociali in base al Regolamento comunale. «Segno che le misure contro la crisi e la loro tempestività hanno fatto da paracadute» per Maric.

Trasporto pubblico e mobilità dolce in ascesa

Riguardo ai due ambiti nuovi, in città circolano circa 53’000 veicoli, in leggero calo come pure il tasso di motorizzazione, che rimane tuttavia sopra alla media nazionale ma leggermente sotto a quella cantonale. «Sono però in crescita i residenti con abbonamento Arcobaleno, le linee di trasporto pubblico, le stazioni di bike sharing, i percorsi ciclabili e i passeggeri trasportati dalla Società di Navigazione del Lago di Lugano, segno che in generale l’offerta del trasporto pubblico è stata migliorata e che piace» precisa Galeazzi. Interessanti anche i dati relativi all’ambiente. Tra questi spiccano i leggeri aumenti dei livelli di polveri fini e di diossido di azoto – riconducibili anch’essi al post-lockdown – e l’aumento (+2%) del consumo di energia rinnovabile rispetto al totale: la quota ora è del 68%. In lieve flessione (dal 43,2 al 42,5%) anche il tasso di riciclaggio.

Foletti: ‘Strumento importante per le decisioni politiche’

Per il resto si confermano alcuni aspetti già noti: Lugano è, mediamente, sempre più ricca con un reddito pro capite di oltre 57’000 franchi e in costante aumento anno su anno, Castagnola rimane largamente il quartiere ‘dei ricchi’, mentre i fanalini di coda sono i piccoli paesi della Val Colla. Forte infine l’aumento di contribuenti di persone fisiche tra il 2017 e il 2018 – per la fiscalità non vale il 2021 –, in un periodo nel quale la popolazione stava già calando e pertanto il dato è significativo. Tante cifre dunque, per una politica che secondo il sindaco dovrebbe fare maggior affidamento sulla statistica. «‘Lugano in cifre’ è la pubblicazione che qualsiasi municipale e qualsiasi consigliere comunale dovrebbe avere a portata di mano prima di parlare e prima di prendere una decisione – le considerazioni finali di Foletti –. È uno strumento che ci permette di avere una visione globale, ma anche di dettaglio nei singoli quartieri e nelle singole tematiche. E di conseguenza di utilizzare in maniera efficace il denaro pubblico».

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