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18.05.22 - 16:42
Aggiornamento: 18:45

Atti sessuali con fanciulli, ‘ora devo dirlo a mio marito’

Un 55enne è stato condannato per aver avuto rapporti con un 14enne, parente acquisito. ‘Doveva essere una figura di fiducia, ma si è rivelato l’opposto’

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Previsto un risarcimento di 7mila franchi

La difficoltà di affrontare in giovane età la tematica del proprio orientamento sessuale. Il contesto familiare che dovrebbe essere un luogo sicuro di confronto e discussione e invece si rivela essere una trappola. Sono questi i contorni della vicenda di ripetuti atti sessuali con fanciulli che ha portato un 55enne davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano. L’uomo, posto in esecuzione anticipata della pena, è reo confesso. Ha ammesso subito tutti i fatti elencati fin nei minimi particolari all’interno dell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica (pp) Pamela Pedretti. Il processo si è quindi svolto con la procedura del rito abbreviato. «Sono colpevole e mi sento male se ripenso a tutto quello che ho fatto», ha commentato in aula l’uomo davanti al giudice Siro Quadri (giudici a latere Emilie Mordasini e Aurelio Facchi). «Ho capito quello che ho fatto. I bambini non si toccano nel modo più assoluto. Per questo mi scuso con il ragazzo, la sua famiglia e tutte le persone che sono state coinvolte nella vicenda e a cui ho fatto del male». La pena a suo carico, come hanno proposto al giudice accusa e difesa dopo essersi accordati prima di entrare in aula, è di 28 mesi di carcere (8 dei quali da scontare) sospesa per un periodo di prova di 2 anni.

‘Doveva essere una persona fidata e invece ha tradito la fiducia’

I fatti sono avvenuti tra il luglio del 2020 e il marzo del 2021. In quel periodo (segnato dalla difficile situazione pandemica) la madre del ragazzo, all’epoca 14enne, aveva notato che il figlio si stava confrontando con questioni legate alla propria identità sessuale. Un tema delicato e personale, che la madre della vittima aveva pensato di affrontare coinvolgendo anche l’imputato, parente acquisito all’interno della famiglia. La donna aveva suggerito al figlio di parlare con il 55enne, dichiaratamente omosessuale e sposato attraverso un’unione domestica registrata, per poter affrontare la questione. I due si sono quindi incontrati per la prima volta in uno spazio pubblico. Successivamente invece gli appuntamenti sono avvenuti a casa dell’imputato, dove il giovane si fermava talvolta anche a dormire. Qui è stata consumata, in più occasioni, una serie di rapporti sessuali di vario genere. «Si tratta di un atteggiamento pericoloso. Sono azioni che nella mente di un giovane di quell’età possono lasciare un segno indelebile. Ferite che fanno fatica a rimarginarsi. Lei doveva essere una figura fidata per il ragazzo e la famiglia, che l’aveva individuata come la persona giusta per affrontare una tematica importante. Invece si è rivelato essere l’esatto contrario», ha commentato Quadri durante la lettura del dispositivo. I rapporti tra il 55enne, difeso dall’avvocato Marco Masoni, e la famiglia del ragazzo nel frattempo si sono definitivamente interrotti. L’uomo è stato anche ritenuto colpevole di ripetuta pornografia. Ha infatti offerto al minore immagini e scritte pornografiche, inviate via messaggio sul cellulare o mostrate direttamente durante i loro incontri al suo domicilio.

‘Voglio parlare con mio marito e poi sposarlo’

A complicare la situazione personale dell’uomo, affetto da una patologia degenerativa, c’è anche il rapporto con il marito. Il 55enne è infatti sposato, attraverso la formula dell’unione civile. «No lui non sa cosa è successo. Durante quel periodo si trovava all’estero. Anche ora è lontano dalla Svizzera», ha risposta a domanda diretta l’imputato, che dovrà risarcire la vittima con un importo quantificato in 7mila franchi. Il giudice gli ha poi chiesto informazioni sulla visita ricevuta dal compagno durante il periodo già trascorso dietro le sbarre. «Sa che è successo qualcosa, ma non abbiamo parlato di quanto è accaduto. Non ho ancora avuto il coraggio di farlo». Le sue intenzioni, espresse a più riprese davanti alla corte durante il breve processo (difesa e accusa non hanno mai preso la parola), sono comunque quelle di mettere il compagno al corrente dell’accaduto. «Voglio parlare con lui del mio errore, questo è certo» ha affermato con convinzione. «Devo però trovare il momento e il luogo giusto. Poi lo informerò». Chiare sono anche le idee dell’uomo su quel che intende fare della sua vita in futuro. «Spero che mio marito possa rientrare presto in Svizzera. Al momento si trova dall’altra parte del mondo. Spero che mi perdonerà per quanto ho fatto e decida di non lasciarmi». La sua idea è quella di sposare il compagno. «Vorrei poter ripartire da zero una volta scontata la pena e celebrare un matrimonio. Io e mio marito amavamo girare tutta la Svizzera. Mi piacerebbe poterlo fare anche in futuro».

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