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29.05.22 - 20:43

‘Nel Luganese il turista non si annoierà’

Quattro pilastri per un’offerta diversificata: parla Massimo Boni direttore di LuganoRegion

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«In carica dal primo di aprile Massimo Boni nei suoi "primi 50 giorni" da direttore di Lugano Region, ha messo a fuoco una strategia che dovrebbe indirizzare il contesto turistico del Luganese nei prossimi anni. Un’offerta diversificata, che va comunicata in quanto tale senza inseguire certe "tendenze" di località più grandi e conosciute.

Ma per cominciare, da dove arriva Massimo Boni?

«Ho 45 anni, mi sono laureato in Scienze della comunicazione, poi ho fatto il master e un anno negli Stati Uniti nel 99, proprio quando nasceva il ‘www’, e le aziende della comunicazione andavano in massa nel web. Un mio compito di esame fu proprio portare un sito internet, ne realizzai uno sul pittore Kandinskij. Dopo la pratica alla Interactive agency di Los Angeles, ho fatto quasi cinque anni a Milano, la gavetta, in un’agenzia di pubbliche relazioni che si chiama Aigo, leader nelle Pr e nel turismo. Devo dire che ancora oggi mi avvalgo delle conoscenze e dei contatti che ho accumulato in quei cinque anni lavorando per diversi enti: da quello della Repubblica Ceca a quello di Rhone-Alpes, alle Mauritius, alla catena alberghiera Starwood per Italia e Malta. È un’esperienza che consiglio a tutti quelli che intendono lavorare nel turismo. Dopo questa esperienza sono andato a lavorare per la Darwin airline, poi diventata Etihad regional, col relativo cambiamento societario da gestire che mi ha fatto crescere professionalmente. Quella esperienza mi ha premesso poi di candidarmi per una posizione che era aperta all’ente del turismo Engadin St. Moritz. Poi è arrivata questa possibilità, a Lugano, e l’ho sentita come una cosa mia, in primis perché ho 20 anni di esperienza nel ramo, poi sono nato e cresciuto qui, quindi ho una certa facilità a relazionarmi con persone che spesso conosco fin dai tempi della scuola».

Ecco, durante l’esperienza engadinese lei sosteneva, per quella regione, i valori relati al ‘lusso della lentezza’, diciamo così; per Lugano quali opportunità vede? Quali sono i valori vincenti?

«Certo, il lusso non è solo tangibile, ma è anche il tempo a disposizione, l’arte e la cultura, l’outdooor e lo sport, e la regione di Lugano è piena di questo lusso, se noi pensiamo ai quattro segmenti che intendo io voglio portare avanti: sport e l’outdoor, l’arte e la cultura, i meeting e i congressi – che non devono per forza essere grandi – e l’enogastronomia».

Però resta un pregiudizio attorno alle zone dei laghi, è che siano un po’ ‘boring’, noiose. Condivide?

«Quello è un parere che ci può essere quando si parla di lifestyle, quello per cui la sera hai tutto aperto, le discoteche, i locali, le rive... Anche se pensiamo ai nostri hotel, quanti sono bagnati dall’acqua? Solo il Seegarten e il Villa Castagnola, in tutti gli altri bisogna attraversare la strada. Invece quello su cui puntiamo noi, come Lugano Region, è avere quattro varietà di cose che si coniugano bene. Abbiamo quasi 500 chilometri di percorsi mountain bike, quasi 900 di camminamenti, una concentrazione di ristoranti e di cantine vitivinicole e un’offerta artistica e culturale tutto in un’unica regione. Per cui se i turisti tedeschi e svizzero-tedeschi, negli anni Ottanta e Novanta si "sparavano" una settimana in Vallemaggia per avere natura e passeggiate, adesso magari le nuove generazioni vogliono sì stancarsi di giorno, ma la sera vogliono un teatro, dei concerti... Chiaro, non è una città come Zurigo con il suo lifestyle, il suo postmoderno, e non lo dobbiamo pappagallare. Non abbiamo nemmeno la massa critica di abitanti, noi siamo "spread out" da Melide a Rivera, è un mondo di tante piccole realtà: noi abbiamo un trinomio buon cibo, arte e cultura, e natura, questo non in una città ma in una regione intera. E nessuno può venirmi a dire che la nostra regione sia noiosa, quando si può passare dal monte Bar a una cantina di vini a Morcote, e la sera in un ristorante stellato, per finire col concerto al Lac tutto in un giorno. È chiaro che non vado a competere col Kunsthaus di Zurigo. Noi abbiamo tanti giorni di sole, degli autunni sempre più belli, fino a metà ottobre si può fare il bagno nel lago».

Turisticamente, quali sono le urgenze?

«Noi abbiamo fatto molti passi avanti nella cura e nella costruzione del territorio, sia per quanto riguarda i sentieri di mountain bike che quelli di trekking, con la segnaletica, le colonnine per ricaricare le bici elettriche, Lugano ha pure investito per lo sviluppo dell’arte e della cultura, fruibile pure da chi arriva dalla regione germanofona, come ad esempio il balletto. Si creerà un Ticino convention bureau per essere più efficienti nel rispondere alle richieste di meeting, congressi ed eventi nella regione. Lavorare nell’arte e la cultura promuovendoci nella Svizzera interna, unire le ricorse, le idee, i budget, ad esempio per le campagne pubblicitarie, unendo i cluster di cui parlavo prima».

Insomma i primi 50 giorni le lasciano sensazioni positive?

«Mi sento a casa, sono effettivamente a casa, a Gandria, e faccio il direttore in un campo che ho esplorato per 20 anni, quindi penso d’implementare cose che ho visto altrove, come portare i "social influencer": in Engadina ho portato per esempio Chiara Ferragni e altri personaggi dal Brasile e dall’India».

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