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Un crac milionario
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27.05.22 - 21:16

Adria Costruzioni, comunque vada sarà un maxi processo

Almeno 7 gli imputati in attesa del rinvio a giudizio alle Assise criminali di Lugano per il crac milionario dell’impresa edile scoperto nel 2015

Comunque vada sarà un maxi processo. Almeno 7 sono gli imputati in attesa di essere rinviati a giudizio, ma il numero potrebbe persino lievitare se la Corte delle assise criminali di Lugano deciderà di convocare in aula anche i protagonisti dei "sottocapitoli" della vasta inchiesta penale avviata nel 2015 dalla Procura per il crac milionario che vede al centro gli ex vertici dell’impresa di costruzione Adria Costruzioni Sagl: il titolare, Adriano Cambria e il figlio, Filippo, ex direttore operativo, della società fallita poco prima delle indagini e finita dapprima sotto i riflettori dei sindacati, dal momento che una cinquantina di dipendenti perse il lavoro. Nel voluminoso atto d’accusa - firmato dalla procuratrice pubblica, Chiara Borelli (ad avviare le indagini era stato l’ex Pg, John Noseda) - fra gli imputati figura anche l’ex direttore della filiale luganese della banca Wir, Yves Wellauer che tuttavia nega ogni addebito, addossando ogni responsabilità all’istituto di credito.

Più atti d’accusa. Procedimento unico o disgiunto?

Il caso di ‘malaedilizia’ condensato nell’atto d’accusa principale, rielaborato dalla pp Borelli dopo che il presidente della Corte, giudice Marco Villa, aveva rimandato l’incarto in Magistratura per ulteriori approfondimenti, chiama in causa 7 imputati accusati, a vario titolo, di una lunga serie di reati patrimoniali, fra cui: ripetuta truffa per mestiere, falsità in documenti, concorrenza sleale e amministrazione infedele. La vicenda è però costellata di altre diramazioni e vede sotto accusa altri imprenditori che avrebbero "clonato", seppure in dimensioni e con danni più contenuti, gli analoghi stratagemmi messi in atto dai principali protagonisti della vicenda. Per questo motivo non è escluso che la Corte si orienti verso un dibattimento pubblico unico, che in tal caso vedrebbe sfilare in aula penale un numero record di imputati.

Resta il fatto che il focus della vicenda giudiziaria riguarda i Cambria, padre e figlio, e l’ex bancario. Ebbene, il danno causato dai vertici della società edile, si aggira attorno ai 29 milioni di franchi. Somma contestata dai diretti interessati. Il modus operandi, in estrema sintesi, messo in atto da titolare e direttore operativo dell’impresa è stati quello di richiedere e ottenere, secondo la pubblica accusa, cospicui crediti di costruzioni alla banca Wir che, nella persona del suo ex direttore, Yves Wellauer, sono stati concessi con grande facilità e senza le dovute coperture finanziarie. Ottenuto il primo prestito, i due dirigenti di Adria Costruzioni si sarebbero presentati nuovamente dal dirigente dell’istituto di credito, millantando di possedere mezzi finanziari propri, quando in realtà le somme esibite non erano altro che le cifre ricevute a credito. La strategia si sarebbe ripetuta per una quindicina di volte per somme a sei zeri, generando così l’insanabile voragine. Decine di milioni di franchi le somme prestate dall’ex dirigente della banca Wir e mai più rientrate. L’ex direttore Wellauer, in cambio, avrebbe ricevuto compensi personali e si sarebbe assicurato una carriera bancaria fulminante. Adriano e Filippo Cambria, che respingono i principali capi d’imputazione, sono accusati anche di aver diminuito l’attivo delle tre società delle quali erano a capo - oltre l’Adria Costruzioni Sagl, anche due società satelliti, Af Invest e Fca Costruzioni - causando un danno ingente ai creditori.

La complessa vicenda giudiziaria conosce anche, tra i suoi capitoli, quello riguardante Novazzano, dove avrebbe dovuto sorgere l’Adria Village: un complesso di 25 villette (le modine spuntarono nel 2014).Un progetto faraonico rimasto un nulla di fatto, dopo il fallimento di Adria Costruzioni e l’arresto dei due dirigenti. Ad oggi, tuttavia, si possono ancora osservare le fondamenta delle mai sorte villette in stato di abbandono, una situazione che tiene in scacco l’autorità comunale, la quale, attraverso un legale, attende con sollecitudine di conoscere l’esito del procedimento penale prima di poter porre mano al comparto e sperare in un riordino.

Intanto, a fine aprile nell’ambito del crac finanziario, gli uffici di esecuzione hanno indetto (come riferito dal Cdt) sei aste pubbliche di altrettante proprietà immobiliari di Adriano e Filippo Cambria (fra cui l’abitazione di quest’ultimo e una casa in cui risiedeva il padre). Ebbene, la somma complessiva raccolta, che andrà ad assecondare parte delle pretese dei creditori, è stata di 15 milioni franchi. Nella sala degli incanti anche un rappresentante della Banca Wir che s’è aggiudicata per un milione e mezzo di franchi l’appartamento di proprietà di Filippo Cambria. Insomma, qualcosa si muove, ma ora, dopo oltre 7 anni, si attende il processo.

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