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13.04.22 - 17:28
Aggiornamento: 18:17

Pompieri di Lugano, il 2021 è l’anno delle svolte

Dai lavori previsti per la caserma di via Trevano alla creazione di un centro di formazione fino al potenziamento dell’organico e alle bodycam

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Scatta l’allarme

Avrebbe potuto compromettere l’intera attività del Corpo civici pompieri la pandemia che, prepotentemente, ha squarciato la quotidianità non solo di Lugano ma di tutto un mondo. Così, invece, non è stato. Pur confinando e limitando i militi nella frequentazione della caserma, anche gli ultimi dodici mesi sono stati forieri di nuovi stimoli e obiettivi. A illustrarli è stato il comandante Federico Sala «a conferma – ha spiegato il tenente colonnello – che anche il 2021 è stato un anno importante e che ha rappresentato un’ulteriore sfida per la fondamentale proiezione verso il futuro del nostro glorioso Corpo». Centosettanta anni il prossimo anno i ‘grisù’ luganesi possono, in effetti, ben dire di essere oggi un punto fermo per tutto il distretto, e non solo. A disposizione, oltre che della Città, di 24 Comuni convenzionati e della reciprocità su scala ticinese, con un organico di 153 militi (di cui 7 donne), lo scorso anno ha registrato ben 3’712 interventi, suddivisi fra 993 urgenze e 2’719 servizi.

«Sono stati due anni molto difficili – ha ripercorso il biennio dell’emergenza sanitaria il comandante – che ha richiesto decisioni altrettante difficili e sofferte, a cominciare dall’interruzione di tutte le attività di formazione. Ciò ha pesato soprattutto sui volontari che sono da sempre la nostra spina dorsale». Ed è proprio «in un panorama pompieristico in costante evoluzione che anche il 2021 ha rappresentato un’ulteriore sfida per l’indispensabile crescita». A caratterizzare il primo importante traguardo è l’avvenuto accreditamento dell’Accademia per pompieri professionisti di lingua italiana e i successivi e necessari passi così da poterne garantire l’avvio nei primi mesi del 2022: «La scuola che forma aspiranti pompieri professionisti si compone di un percorso della durata di 18 mesi. Le competenze erogate spaziano dalla lotta antincendio, incidenti in ambito atomico, biologico e chimico, fino ad arrivare ai soccorsi tecnici e l’assistenza preclinica dei pazienti».

Per la caserma 5,4 milioni

Un’accademia che la stessa capodicastero Karin Valenzano-Rossi ha definito «un orgoglio», capace di sollevare nel contempo anche tutta una riflessione sugli spazi, tanto che si sta valutando la creazione di un Centro di formazione sul Piano della Stampa, «capace di accrescere le attuali e future esigenze formative, di soddisfare le esigenze operative del Corpo pompieri e promuovere la formazione specialistica non solo per i pompieri professionisti e volontari, ma anche per i partner di soccorso e per le aziende pubbliche e private». Ancora allo stadio di approfondimenti, il nuovo quartier generale potrebbe porsi quale preziosa spalla alla storica sede di via Trevano 127, costruita nel 1965, e che vedrà da qui al 2025 una consistente ristrutturazione e opere di ammodernamento non solo della caserma ma anche dei sedici appartamenti a disposizione dei militi. Lavori necessari per i quali Lugano ha messo sul tavolo 5 milioni e 400mila franchi.

Si accennava a un anno che ha incubato diverse mete: «Un’altra necessità – è stato spiegato nel corso della conferenza stampa – riguarda il posizionamento a ovest. In concerto con i colleghi di stanza all’aeroporto di Agno, l’obiettivo è quello di aumentarne la formazione e di creare un distaccamento di militi e veicoli capaci di raggiungere nel minor tempo possibile quella regione. L’idea è di un picchetto sul posto, come operato per esempio dai soccorsi sanitari, che copra la settimana da lunedì a sabato, a favore degli interventi urbani». Un territorio, dunque, più ‘marcato’, che probabilmente andrà a coprire, dopo l’atteso avallo del Consiglio di Stato, anche il nuovo Comune di Tresa.

Organico verso i sessanta professionisti

Del resto l’orizzonte di Lugano tiene conto di nuove assunzioni così da potenziarne le risorse umane. Terminata la cosiddetta fase 2 che porterà nel 2023 a una quarantina di militi professionisti, quella che sarà la terza fase vedrà al servizio del Corpo luganese 60 unità. L’impegno costante e i numeri del resto confermano la necessità di un potenziamento: «Il 2021 peraltro – non ha mancato di far sapere Sala – è l’anno in cui il Corpo ha effettuato il maggior numero di promozioni, ciò non solo per premiare lo sforzo dei militi messo in campo ma per premiare la competenza accresciuta e le conoscenze e la dedizione dimostrate».

Se guardiamo alle cifre crude, le statistiche disegnano infatti un anno impegnativo. Fra urgenze e servizi i militi sono stati chiamati una media di 10 volte al giorno. Da una parte per il fuoco (524 interventi di cui 7 boschivi, «parlerei però più che di dolo di un aumento dei casi di disattenzione» ha specificato il comandante) e dall’altra per i servizi d’igiene (2’570). Poi una lunga lista fra abc (191 nel settore atomico, biologico, chimico), acqua (124), salvataggi (70), eventi naturali (29). Gli incendi, quindi, restano la preoccupazione numero uno per i ‘grisù’ (più della metà degli interventi d’urgenza che hanno registrato una media giornaliera di 2,72 nonché di oltre 12mila ore di servizio e 5’555 militi ingaggiati). Un carico doppio, curiosando negli annali, se confrontiamo il 2010 e i suoi 709 interventi d’urgenza e 928 servizi. Interventi, peraltro, sempre più complicati, delicati, caratterizzati dalla necessità di ‘documentare’ fosse solo per carpirne le responsabilità e le dinamiche, tanto da portare a una seria riflessione sulla necessità di dotare ciascun pompiere di una telecamera. La tempistica? «Probabilmente entro fine anno» ci conferma Federico Sala.

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